Mercoledì 16 febbraio 2005 la Associated Press Television diffonde un video con
Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto, rapita a Baghdad il 4 febbraio.
Difficile scrivere cose sensate, o anche solo dirle, dopo aver visto Giuliana.
Disperata, lei. E anche noi che la abbiamo vista e sentita. E anche Pier, che
abbracciamo con tutto l'affetto e l'amicizia di cui siamo capaci, insieme agli
amici e colleghi del Manifesto.
Facile di fronte alle sue lacrime sentirsi impotenti.
Ma sbagliato. Perché non siamo impotenti.
Possiamo fare, e possiamo fare tanto.
Per Giuliana, e per far finire quel macello che qualcuno ha il coraggio di chiamare
nuova democrazia irachena. Per far finire i macelli che sono nella maggior parte
del mondo.
Non dobbiamo dare retta a chi dice che non si può far nulla. Che non abbiamo
voce. Ne abbiamo di voce. E se sono tutte insieme diventano voci potenti, che
non si possono non ascoltare.
Possiamo fare. Di più. Dobbiamo fare.
Perché non c'è nulla di più importante della vita umana. Della vita di Giuliana
come di quella dei milioni di persone che patiscono le guerre dimenticate o meno
nel mondo.
E troppo spesso lasciamo che chi comanda faccia finta di non saperlo.
E troppo spesso ci tappiamo gli occhi e le orecchie per non vedere e non sentire
che nel nostro nome, perché è nel nostro nome che lo fanno, loro, indisturbati,
uccidono.