20/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'uomo scelto da Obama per il dipartimento dell'Energia ha idee innovative rispetto ai suoi predecessori. Potrebbe però essere costretto a metterle nel cassetto

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

L'amministrazione Bush quasi negava il riscaldamento globale provocato dall'uomo, e aveva legami documentati con le grandi compagnie petrolifere. Il nuovo segretario all'Energia scelto da Barack Obama è invece uno scienziato che da anni conduce studi sui biocombustibili, vorrebbe portare le tasse sulla benzina ai livelli europei e crede che gli Stati Uniti debbano muoversi per primi nella lotta all'effetto serra. A parole è una rivoluzione, forse il "change" più drastico dell'amministrazione Obama. Ma il cambiamento, se diventerà tale anche nei fatti, non potrà che essere graduale.

Steven Chu prende posto davanti alla Commissione Energia e Risorse naturali del SenatoSteven Chu, un sino-americano premiato con il Nobel per la fisica nel 1997, ha presentato nei giorni scorsi il suo programma di fronte alla Commissione Energia e Risorse naturali del Senato. Non ha usato mezze misure per descrivere le sue idee sul riscaldamento globale: "E' ormai chiaro che se continuiamo di questo passo, corriamo il rischio di drammatici cambiamenti al nostro sistema climatico, i cui effetti saranno subiti dai nostri figli e nipoti", ha detto il nuovo segretario all'Energia. L'altra priorità, ha aggiunto, è rendere gli Stati Uniti meno dipendenti dalle forniture estere di petrolio, che ora rappresentano il 60 percento dei consumi. Come? "Migliorare l'efficienza energetica è il singolo fattore che più può ridurre la nostra dipendenza dal greggio straniero", ha detto Chu. Anche questa è una risposta rivoluzionaria, e spazio per migliorare ce n'è: al momento, infatti, gli Usa spendono per le armi nucleari 11 volte tanto quello che investono nel migliorare l'efficienza energetica.

I repubblicani hanno spesso sminuito l'importanza del risparmio energetico, che non significa solo consumare meno, bensì eliminare gli sprechi del sistema. In campagna elettorale, Obama è stato a lungo dileggiato dai conservatori per aver suggerito di "gonfiare le gomme delle vostre automobili" per risparmiare benzina, nel tentativo di dipingerlo come un ingenuo ambientalista; e storicamente, negli Usa parlare di efficienza energetica era quasi un tabù, di fronte alla paura di nuocere all'economia nazionale e di peggiorare lo stile di vita. E' per questo che il protocollo di Kyoto - che Bush non ha sottoposto al Senato per la ratifica, ma che avrebbe potuto comunque essere bocciato - era così impopolare. L'obiezione classica è: se Cina e India non sono tenute a porre limiti alle loro emissioni in quanto Paesi emergenti, perché dobbiamo cominciare noi? Incalzato dalla Commissione, Chu ha riconosciuto che Washington e Pechino sono bloccate su questo punto. Ma sul problema sembra avere un approccio innovativo: secondo lui, gli Stati Uniti "dovrebbero fare il primo passo, e la Cina seguirci da vicino". Se ciò non avverrà, ha precisato, allora gli Usa potrebbero riconsiderare la loro posizione.

Una centrale nucleare negli UsaCome arrivare alla riduzione delle emissioni? Obama ha promesso investimenti miliardari nelle nuove fonti energetiche, ma Chu ha già fatto capire che l'energia pulita - al momento il 7 percento di quella consumata negli Usa - dovrà convivere per un bel po' con le fonti tradizionali. Anche con la più inquinante di tutte, il carbone. Nel 2007 Chu lo definì "il mio peggior incubo". Ma davanti alla Commissione ha già ammesso che, nell'attesa di sviluppare la tecnologia del "carbone pulito", verranno costruite anche centrali termoelettriche che usano questo combustibile fossile; d'altronde, la lobby del carbone è una presenza politica importante negli Usa, e specie nell'est del Paese tale settore dà lavoro a decine di migliaia di persone. Anche il nucleare, che fornisce il 20 percento dell'elettricità consumata in America, sarà parte del "mix energetico" previsto da Chu, che ha annunciato la costruzione di nuove centrali. Infine, ha detto il nuovo segretario, l'amministrazione Obama favorirà la creazione di un sistema di "cap and trade" delle emissioni: cioè l'assegnazione di quote inquinanti alle singole aziende, che possono vendere alle più inefficienti gli eventuali crediti di carbonio accumulati, se avranno limitato le loro emissioni più del previsto.

E il petrolio? Nella sfida tra Obama e John McCain, la questione delle trivellazioni offshore era stata centrale: all'epoca, solo qualche mese fa, il prezzo del petrolio era arrivato a 147 dollari al barile, e quello della benzina a oltre 4 dollari al gallone. L'idea dei repubblicani era che il divieto di esplorazione al largo delle coste Usa, introdotto negli anni Ottanta per il timore di catastrofi ambientali, andasse rivisto, perché la scoperta di nuovi pozzi petroliferi avrebbe contribuito al calo del prezzo del greggio. Oggi che il petrolio è venduto a 34 dollari al barile, delle trivellazioni offshore si parla meno. Chu, ricalcando la posizione di Obama, non esclude di revocare l'attuale divieto; ma fa notare che, con il 3 percento delle riserve conosciute di gas e petrolio, la soluzione del problema non può essere ricercata solo sul fondo del mare al largo delle coste Usa.

Steven Chu e Barack ObamaLe posizioni di Chu hanno ricevuto parole di apprezzamento da diversi gruppi ambientalisti. Ma le idee del segretario all'Energia, come altri cambiamenti promessi da Obama, dovranno confrontarsi con la grave crisi economica, e diversi progetti rischiano di finire nel cassetto. A settembre, in un'intervista Chu disse che "in qualche modo, dobbiamo trovare un modo di portare il prezzo della benzina ai livelli europei": negli Usa, infatti, il carburante costa anche un terzo di quanto si paga in Europa, grazie a un'imposizione di tasse minima. Davanti alla Commissione, però, la posizione è già cambiata. In questo momento, ha ammesso Chu, l'ultima cosa che  gli americani vogliono è "pagare una quota crescente dei loro risparmi in costi energetici".