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Oggi Barack Obama prenderà definitivamente possesso della poltrona presidenziale statunitense e aprirà la porta della sua nuova "Casa Bianca". Molte le gatte da pelare per il primo presidente afroamericano eletto, prima fra tutte le grave crisi economica che ha trasversalmente colpito tutti. E che ne sarà dei rapporti con il cortile di casa? Ne abbiamo discusso con il direttore del Foreign Policy, Moises Naim*.
"In questo momento è molto più importante che la politica del presidente Barack Obama guardi all'interno del Paese e non fuori. Ma non è certo una novità: tutti i presidenti che hanno preceduto Obama hanno messo gli affari di politica interna in cima ai loro pensieri", ha detto il direttore al telefono con PeaceReporter. "Tutto però è legato da una catena: solo se gli Stati Uniti riusciranno a riprendere la crescita, diminuire la crisi e ristabilire una normalità economica, anche i paesi dell'America Latina potranno risollevarsi dalla crisi che li sta colpendo e sta anche facendo molto male".
Ma come potranno reagire davanti alla crisi le nazioni del Sudamerica? "I paesi dell'America Latina avranno differenti conseguenze da questa crisi economica" racconta Naim. "Ci saranno nazioni che soffriranno perchè i prezzi delle loro materie prime d'esportazione stanno scendendo, penso al petrolio venezuelano, al rame cileno, alla carne e alla soia argentina, al greggio dell'Ecuador. Questi Paesi soffriranno sicuramente perchè il volume delle esportazioni diminuirà. Altri invece, quelli più piccoli, avranno difficoltà nella ricezione delle rimesse dei loro cittadini che, guadagnando meno denaro ne spediranno meno a casa. Si calcola che le rimesse nel 2009 caleranno del 9 percento (nel 2008 a livello mondiale sfioravano i 280.000 milioni di dollari). Ovvio che Paesi che vedono una forte emigrazione verso gli Usa come il Messico, Repubblica Dominicana o i paesi dell'America Centrale, sentiranno la crisi in modo più forte. Per capirci: Leon Tolstoy inizia Ana Karenina dicendo che tutte le famiglie felici sono uguali. Ma che quelle infelici lo sono tutte a loro modo. Tutti i paesi dell'America Latina saranno duramente colpiti dalla crisi però ognuno a modo suo. Così come i governanti reagiranno differentemente fra loro."
Però sembra che i mercati internazionali non guardino in modo approfondito quello che accade in America Latina. Forse per poco interesse, forse perchè la regione da qualche tempo a questa parte è piuttosto unita e ha adottato, con solo alcune piccole defezioni, una politica socioeconomica di stampo socialista come il Venezuela, la Bolivia, l'Ecuador, l'Uruguay, il Brasile, il Cile. "Ma il vero problema dell'America Latina è che è un continente perso che non produce grandi interessi né negli Stati Uniti né in Europa" prosegue Naim. "In sostanza l'interesse generato dall'America Latina è quello culturale. Si, io credo che con l'arrivo di Barack Obama l'embargo a cui è sottoposta Cuba da decenni sarà fortemente ammorbidito. Da quel momento inizierà un percorso che porterà alla riapertura delle relazioni diplomatiche e alla normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi".
Alessandro Grandi