14/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo segretario di Stato Hillary Clinton vuole un'America che collabori con il mondo. Ma su alcuni punti, come il sostegno incondizionato a Israele, la politica Usa non cambia

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

Ci sono dei punti fermi, sui quali poco cambia: il sostegno a Israele, la porta in faccia ad Hamas finché non riconoscerà lo stato ebraico, la minaccia velata di usare la forza contro l'Iran se la diplomazia fallirà nel fermare la sua corsa al nucleare E vengono rimescolate le priorità: la prima è la guerra in Afghanistan. Ma rispetto alla "diplomazia cowboy" dell'amministrazione Bush, come l'aveva definita lei stessa, Hillary Clinton promette soprattutto di introdurre un approccio completamente diverso nel suo mandato da segretario di Stato: ossia l'uso di un "potere intelligente", "principi uniti al pragmatismo", nell'approcciare le sfide dell'America nel ventunesimo secolo: il terrorismo, la povertà, la sicurezza energetica, le malattie e il cambiamento climatico.

Hillary ClintonLa nuova responsabile della diplomazia statunitense ha delineato ieri la sua visione di politica estera davanti alla Commissione esteri del Senato, durante una seduta che ha aperto la procedura per la ratifica della sua nomina. Un risultato scontato, data l'ampia maggioranza dei Democratici al Congresso e la stima di cui gode l'ex first lady nel suo partito. Ma l'attesa per il suo operato è grande, date le aspettative sui cambiamenti che Barack Obama ha promesso in campagna elettorale, per smarcarsi dall'amministrazione Bush e ricostruire l'immagine dell'America: un Paese che, come disse Obama in un discorso, vuole impressionare tramite "la forza del suo esempio, non l'esempio della sua forza".

L'intenzione di collaborare di più con gli altri Paesi, per affrontare le sfide globali, sembra confermata. Partendo dal presupposto che gli Usa "vivono in un mondo profondamente interdipendente, in cui le vecchie regole e frontiere non valgono più", la Clinton ha dichiarato che "l'America non può risolvere i più pressanti problemi da sola, e il mondo non può risolversi senza l'America", ha detto la Clinton. Definendo il cambiamento climatico prodotto dall'uomo "una indubbia minaccia alla sicurezza", il nuovo segretario di Stato ha rivelato che Obama nominerà un negoziatore sui problemi causati dal riscaldamento globale - un tema che Bush ha sempre trattato con sufficienza, dalla mancata ratifica del protocollo di Kyoto in poi, sostenuto da un ambiente repubblicano in cui il cambiamento climatico era spesso negato. Un maggiore impegno, ha inoltre promesso la Clinton, verrà profuso negli sforzi per rilanciare diversi trattati internazionali sul controllo degli armamenti, e nel "suonare l'allarme" sulla situazione del Darfur.

Hillary Clinton e Barack Obama, quando ancora erano candidati rivaliMa con le operazioni militari ancora in corso a Gaza e l'esercito statunitense impegnato in due guerre, le priorità sono altre. Quella massima, appunto, è l'Afghanistan: un conflitto di cui Barack Obama sottolinea la centralità fin dall'inizio della sua corsa alla presidenza, al contrario di quello iracheno. Già da mesi gli Stati Uniti hanno iniziato a dirottare truppe dall'Iraq - parte di un graduale ritiro - all'Afghanistan, per far fronte al risorgere dei talebani, ed è probabile che questa tendenza proseguirà nel primo anno dell'amministrazione Obama. Sempre in quell'area, il Pakistan - alleato degli Usa e in difficoltà nella lotta ai militanti islamici al confine con l'Afghanistan, oltre a essere sull'orlo della bancarotta  - si vedrà triplicare gli aiuti non militari statunitensi, ha detto l'ex first lady.

E per quanto riguarda il conflitto tra israeliani e palestinesi, la Clinton ha detto che "non possiamo abbandonare il perseguimento della pace". Ma ha ribadito il diritto di Israele di rispondere ai razzi sparati dalla Striscia di Gaza, e l'indisponibilità degli Usa a trattative con Hamas finché l'organizzazione armata non riconosce Israele e rinuncia alla violenza, accettando i precedenti trattati di pace. Sul tema, quindi, nessuna novità di rilievo: e lo stesso Obama, da quando è iniziata la guerra di Gaza, è stato timido nelle sue prese di posizione.

Anche sull'Iran, le differenze con l'amministrazione Bush finora vanno ricercate nelle sfumature. L'idea di Teheran dotata dell'arma nucleare è "inaccettabile", ha puntualizzato il nuovo segretario di Stato, enfatizzando la volontà di ricorrere a un insieme di pressioni diplomatiche e sanzioni per evitare questa eventualità, ma aggiungendo che "nessuna opzione è esclusa". La disponibilità di Obama di incontrare direttamente gli iraniani, un Paese con cui gli Usa non ha relazioni diplomatiche dal 1979, finora rimane un proposito di campagna elettorale e basta. Tra una settimana, quando entrerà in carica la nuova amministrazione, si inizierà a capire se i fatti si avvicineranno alle promesse.