13/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovo ribaltone giudiziario nella vicenda Zuma, a pochi mesi dalle elezioni

scritto per noi da
Matteo Fagotto


 

 

Tutto da rifare. Ancora una volta, per l'ennesima volta, il verdetto di una corte di giustizia sudafrica su Jacob Zuma modifica il panorama politico del Paese. Il leader dell'African National Congress, e candidato del partito per le elezioni che si terranno la prossima primavera, dovrà subire un nuovo processo per corruzione, secondo quanto deciso dalla Corte Suprema di Bloemfontein. La sentenza, che ribalta quella del giudice dell'Alta Corte Chris Nicholson (che lo scorso settembre aveva bloccato il processo biasimando l'operato del pubblico ministero) riapre uno scenario che all'interno dell'Anc speravano scongiurato: l'elezione di un presidente accusato per sedici capi di imputazione tra frode, corruzione, riciclaggio di denaro ed estorsione.

Jacob ZumaSubito dopo la sentenza, emessa due giorni fa dalla Corte, i vertici dell'Anc hanno rilasciato un comunicato in cui solidarizzano con il loro presidente. Ma la decisione dei giudici di Bloemfontein è un macigno sulle spalle di Zuma. Non tanto per l'accusa in sé, visto che il leader del partito ha già dimostrato in passato di sapersi districare bene nelle pastoie giudiziarie, ma per l'ombra che potrebbe gravare la sua campagna elettorale. E, soprattutto, per l'incognita di avere un presidente che, durante il suo mandato, dovrà fare regolari visite in tribunale per difendersi da accuse che, se provate, potrebbero affossarne la carriera politica.

Ma c'è un'altra conseguenza importante che riguarda la sentenza di ieri: nei mesi scorsi, il presidente Thabo Mbeki era stato costretto dai vertici dell'Anc alle dimissioni anticipate, visto che il giudice Nicholson aveva adombrato, nella motivazione della sua sentenza, la possibilità che lo stesso Mbeki avesse fatto pressioni per far condannare Zuma. La sentenza della Corte Suprema, dal canto suo, si sofferma proprio su queste motivazioni, biasimando il giudice Nicholson per essersi spinto troppo oltre, esprimendo opinioni e convincimenti che esulavano dalla sua funzione. Alla luce di questi nuovi sviluppi, le dimissioni forzate di Mbeki appaiono ancora più controverse. Lo stesso ex-presidente oggi si è detto "discolpato" dalla sentenza di Bloemfontein, aggiungendo che mentire per guadagno politico nel Sudafrica di oggi è diventato troppo comune.

Il rivale di Zuma alle elezioni, Mosiuoa Lekota del CopeDifficile capire come l'ultima sentenza possa influire sulla campagna elettorale, già avviata nei giorni scorsi dall'Anc. Zuma, che gode di un ampio sostegno popolare, ha dimostrato in passato di saper volgere a suo favore eventi del genere, mobilitando la sua base. Dall'altra parte, però, la sentenza di ieri darà sostegno anche ai sostenitori del Congress of the People, il neonato partito formato dai fuoriusciti dall'Anc proprio in séguito alle contestate dimissioni di Mbeki. Un caos politico - giudiziario in cui i toni tra i due partiti si stanno alzando sempre più e in cui il gioco sporco sta diventando la norma.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità