13/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Obama ammette di voler chiudere subito il centro di detenzione, ma aggiunge che è difficile farlo presto. Ecco perché

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

L'intenzione c'è, almeno a parole: fin dall'inizio della campagna elettorale, Barack Obama ha promesso che chiuderà il centro di detenzione di Guantanamo, vieterà qualsiasi tortura e farà processare in territorio americano i detenuti accusati di attività terroristiche. Ora, alcuni suoi collaboratori hanno fatto sapere alla stampa che il presidente potrebbe ordinare la chiusura del centro di detenzione già nella prima settimana al potere, forse addirittura il 20 gennaio, giorno dell'inaugurazione del suo mandato. Ma solo poche ore prima, Obama aveva ammesso che i tempi dell'operazione potrebbero essere molto più lunghi del previsto, fino a un anno. Liberare (o processare) i detenuti è relativamente semplice; dove mandarli e cosa farne, però, è un rebus ancora irrisolto.

Uno dei centri di detenzione a Guantanamo, Camp VNel carcere di Guantanamo rimangono oggi 248 detenuti rastrellati prevalentemente in Afghanistan. Nei sette anni dalla sua apertura, sono stati liberati circa 500 prigionieri. Secondo il Pentagono, tra quelli ancora rinchiusi 27 appartengono alla leadership di Al Qaeda, 99 erano parte di cellule terroristiche di livello più basso, 23 sono talebani di vario rango e 93 sono combattenti stranieri. Studi di associazioni indipendenti contestano questo conteggio: secondo una ricerca della Brookings Institution, considerata vicina ai Democratici, solo 87 detenuti hanno avuto un rapporto con gruppi armati considerati ostili agli Stati Uniti. Comunque sia, il 90 percento dei prigionieri non è mai stato accusato formalmente di alcunché.

Un'illustrazione del processo a Salim Hamdan, Ci sono situazioni diverse. Per un Khalid Sheikh Mohammed che ha ammesso la sua responsabilità per gli attacchi dell'11 settembre e vuole essere giustiziato per diventare un martire, ci sono 17 dissidenti uiguri completamente innocenti, ma che non possono essere rimpatriati in Cina perché verrebbero subito condannati a morte da Pechino. Una sessantina di detenuti si trovano in una situazione simile: ne è già stato ordinato il rilascio ma non si può procedere, perché i trattati internazionali vietano l'estradizione di stranieri verso Paesi dove rischiano di essere torturati. Gli Stati Uniti stanno chiedendo ai vari alleati di farsi carico di una quota di questi prigionieri "innocui", ricevendo però molti rifiuti. Intanto, 30 prigionieri sono in sciopero della fame in protesta contro la loro detenzione. In effetti, come spiegargli il motivo per cui sono ancora dentro senza un'accusa, mentre Salim Hamdan - l'autista di bin Laden condannato nel 2008 - è stato rimpatriato in Yemen e tornerà libero fra un mese?

Barack ObamaIl problema più complesso, però, è rappresentato dai prigionieri considerati "di alto livello", i cui casi sono al vaglio del sistema di commissioni militari istituito apposta per Guantanamo (e giudicato incostituzionale dalla Corte Suprema). I procuratori delle commissioni contano di presentare capi d'imputazione contro un'ottantina di detenuti, mentre secondo gli avvocati difensivi questo numero andrebbe dimezzato. Ma che fare di loro, se Guantanamo sarà chiusa? Bisogna farli processare da un tribunale federale, da una corte militare, o da un ibrido tra i due sistemi? E dove rinchiudere i detenuti, nel frattempo? Il team legale di Obama sta lavorando da mesi a queste proposte, ma per ora non sembra aver raggiunto delle conclusioni. Anche perché, specie per il problema di dove mandare questi detenuti più pericolosi, gli ostacoli vengono direttamente dai politici e dalle pressioni degli elettori nei loro collegi. "E' dura spiegare perché dei sospetti terroristi debbano essere tenuti prigionieri in Kansas", ha detto il senatore repubblicano Sam Brownback. Per fortuna dei detenuti e della legalità, Obama sembra farsi la stessa domanda a proposito di Guantanamo.