13/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Kulna Gaza, tutti con Gaza, grida la gente di Amman, a sostegno dei fratelli della Striscia

Scritto per noi da N.P.

Rabbia, stupore, delusione, incomprensione, rancore. Questi i sentimenti che dominano gli animi dei cittadini giordani, per il 60 percento di origine palestinese. Nonostante l'acquisita cittadinanza giordana, non dimenticano i loro 'fratelli', perchè chiunque ha un parente o un conoscente lì, dove il numero delle vittime aumenta ora dopo ora.

Malgrado la calma apparente, per le strade è evidente la tensione che, dal 27 dicembre 2008, ha sconvolto il paese. Camminando per la città si possono vedere ovunque cartelloni, volantini con la scritta Kulna Gaza (Tutti con Gaza), messaggi che invitano a fare donazioni, bandiere appese fuori dalle finestre, oltre che le kefiah palestinesi al collo di ogni persona. Come tutto il mondo arabo, e gran parte di quello occidentale, anche i giordani hanno voluto esprimere la loro disapprovazione per questa guerra e la loro solidarietà ai palestinesi con varie manifestazioni sul territorio. La più significativa si è svolta lo scorso venerdi 9 gennaio 2009.

Intorno a mezzogiorno una gran folla si era radunata pacificamente vicino all'ambasciata israeliana di Amman, dove nel frattempo era stata allestita una tenda per protestare contro Israele. Gli attivisti chiedevano al proprio governo l'espulsione dell'ambasciatore israeliano e la rottura del trattato di pace, firmato nel 1994 dal re Hussein con il primo ministro israeliano Rabin. In un clima teso ma sempre pacifico, con una presenza massiccia di agenti di polizia, le persone esprimevano la loro volontà di protesta intonando cori davanti alle telecamere delle emittenti del mondo arabo e nono solo. All'improvviso, la polizia ha cominciato a spruzzare i manifestanti con gli idranti e a lanciare lacrimogeni, cercando di rimuovere la tenda degli attivisti vicino all'ambasciata. Non raggiungendo l'obiettivo, ha cerato di disperdere la folla. L'uso della forza, però, è stato eccessivo e la situazione è sfuggita di mano, come è stato documentato dal camerman di Al-Jazira, anche lui ferito dalla polizia giordana e ricoverato al pronto soccorso.

La repressione della polizia giordana è stato un vero e proprio pestaggio senza distinzioni. Uomini, donne e stranieri, presenti alla manifestazione per gridare il loro dolore contro un mondo che, impassibile davanti al massacro, sa solo stare a guardare, sono stati malmenati brutalmente, solo per aver cercarato di esprimere il loro dissenso rispetto all'irrefrenabile violenza di Gaza. Parlando con le persone, cerco di capire gli stati d'animo, ma nei loro volti si legge solo rasegnazione. Khaled, un uomo sulla trentina con tre figli e parenti a Gaza dice: "Perche ci fanno questo? Forse il nostro sangue è di colore diverso?". Ibrahim, giovane di 23 anni, racconta: "Sai, io sono venuto in Giordania quando ero piccolo, non mi ricordo molto, però a Gaza ho tutti i miei parenti e non posso stare a guardare mentre muoiono e nessuno fa niente. Sono grato al governo giordano che mi ha permesso di vivere una vita normale qua ad Amman, però ora lo stesso governo dovrebbe mandare dei segnali politici piu forti per mostrare il suo dissenso mei confronti dell'azione israeliana". Muna, moglie e madre di quattro figli spiega commossa: "Perche stanno uccidendo dei bambini innocenti? Sono loro i responsabili?".

Le opinioni delle persone sono tutte unanimi, vogliono la fine delle ostilità. I mezzi di comunicazione sottolineano quotidianamente gli sforzi della monarchia giordana, in particolare della regina Rania, per alleviare le sofferenze degli abitanti di Gaza, grazie all'invio di aiuti umanitari o, come ultima iniziativa, ospitare presso l'universita' giordana studenti di Gaza. Ma questo alla gente non basta. Nei prossimi ci saranno altre manifestazioni, organizzate dagli attivisti che non demordono e non si lasciano intimorire dal governo. Mentre si apprende che è stata aperta un'inchiesta sugli eventi dello scorso venerdì, nel paese, è forte la consapevolezza che un giorno, questa collera accumulatasi nel tempo, si trasformerà in vendetta.

 

 

Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina