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La rassegna dei casi dei detenuti presenti nella prigione di Guantanamo si sta rivelando più complessa del previsto.
Tale operazione è preliminare alla chiusura del centro di detenzione annunciata dal neoeletto presidente statunitense, Barack Obama. L'eterogeneità della tipologia dei prigionieri, però, rende molto difficile valutare le modalità di chiusura del centro. Alcuni casi sono estremi, come, per esempio, quello di Khalid Sheikh Mohammed, condotto a Guantanamo nel 2006 sotto custodia della Cia, che ha rivendicato la responsabilità degli attacchi dell'11 settembre e ha chiesto di essere giustiziato per divenire martire. All'estremo opposto si trovano quegli uomini che assolutamente non rappresentano una minaccia, come dichiarato anche dal Pentagono. E' questo il caso dei 17 dissidenti Uiguri (appartenenti all'etnia turcofona situata nella zona nord ovest della Cina) che non fanno ritorno in patria perché questo rappresenterebbe un pericolo per la loro vita. "Non voglio mostrarmi ambiguo su questo tema. Chiuderemo Guantanamo e ci assicureremo che le procedure seguite siano consone al dettato costituzionale", ha dichiarato il presidente Obama la settimana scorsa durante un'intervista televisiva. L'amministrazione Bush ha definito i detenuti di Guantanamo "il peggio del peggio". Le squadre di collaboratori del presidente Obama, che si occupano di legalità e sicurezza nazionale, stanno analizzando caso per caso le vicende dei detenuti per tentare di elaborare la soluzione migliore per ogni prigioniero, "ma è un'operazione molto più complessa di quanto la maggior parte delle persone possa riuscire a realizzare", ha sottolineato Obama.