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“Gli Akha sono un popolo pacifico. Spesso, però, per racimolare qualche
soldo, spacciano stupefacenti, per lo più anfetamine - dichiara un
attivista umanitario che vive nel nord della Thailandia - e per questo
sono le principali vittime del Programma di disintossicazione dalla
droga". Il 23 ottobre 2003 i ministeri della Salute pubblica e degli
Interni thailandesi hanno avviato a Chiangrai una massiccia campagna
contro la piaga del narcotraffico che affligge il Paese. Lo hanno fatto
con ogni mezzo: “Il governo ha dato l’ordine di eliminare tutti gli
spacciatori. In poco più di un anno - continua l’operatore - sono state
uccise 3mila persone”. E molte altre sono state deportate nei detox
camp, campi di disintossicazione più simili a carceri di massima
sicurezza.
Ateh e Ajuuh, due uomini akha di 34 e 42 anni, fumavano oppio da molto
tempo. Il 7 dicembre scorso la polizia li condusse in un campo militare
con la scusa di sottoporli a un programma di disintossicazione. Si
ritrovarono in un buco sotterraneo con altri tre Akha. Sopra le loro
teste, i soldati rovesciavano acqua, pezzi di carbone e ceneri. La
notte li fecero uscire per interrogarli. Una volta bendati li portarono
in stanze diverse. Ateh racconta: “Per costringermi a parlare mi fecero
l’elettroshock. Mi diedero calci sul viso e sul corpo. Sanguinavo. Poi
capirono che non avrei resistito e mi gettarono di nuovo nel buco”.
Quando la seconda notte un uomo riuscì a scappare, i guardiani si
vendicarono sugli altri prigionieri. “Mi bendarono e picchiarono
ancora”, dice Ateh, ripensando al compagno Ajuuh morto per le ferite:
“L’ho visto spegnersi, mentre mi stava seduto accanto. L’ho sentito
chiamare i genitori e parlare con i figli e con la moglie. Si illudeva
che potessero ascoltarlo. Anch’io credevo di non sopravvivere”. Ateh,
invece, ce l’ha fatta. La mattina successiva si ritrovò in ospedale con
un polmone lacerato. Ovviamente nessuno aiutò i due uomini, accusati
ingiustamente di narcotraffico, a disintossicarsi.
L’operatore umanitario ha visitato le carceri: “Le persone arrestate
per droga in Thailandia restano in prigione per almeno tre anni prima
di essere processate. Anche se sono innocenti”.
Tutti i detenuti hanno le catene ai piedi. Spesso si ammalano di
infezioni. A volte, sapendo di restare rinchiusi fino a vent’anni,
impazziscono. “Come uno svizzero che ho conosciuto”, racconta l’uomo:
“Si era presentato all’aeroporto di Bangkok con delle anfetamine
nascoste addosso e nella borsa. Ormai è in carcere da sette
anni e non è ancora stato processato. Ha perso quasi 60 chili e la
ragione”.