12/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al portavoce dell'agenzia umanitaria Unrwa a Gaza

Il portavoce dell'agenzia umanitaria dell'Onu (Unrwa), Chris Gunness, riferisce di una situazione critica, dove la popolazione non può fuggire dalle bombe e gli edifici delle Nazioni Unite vengono presi di mira dall'esercito israeliano. 'L'isolamento di Israele aumenterà di pari passo con la durata della guerra'

Com'è la situazione a Gaza signor Gunness?
Grave. La gente non ha elettricità, tre quarti della popolazione non hanno acqua corrente, tutti gli ospedali funzionano 24 ore al giorno con i generatori elettrici e la nostra distribuzione di cibo dura solo pochi giorni.

Chris GunnessIl vice-segretario dell'Unrwa Filippo Grandi ha fatto appello la scorsa settimana ad Amman ad aumentare donazioni e assistenza all'agenzia. Di cosa ha bisogno la popolazione di Gaza?
Senza scendere nei dettagli, premetto che i donatori stanno rispondendo in modo molto generoso alle nostre richieste. Per quanto riguarda le esigenze della popolazione, immaginiamo decine di migliaia di persone che trovano rifugio dove possono, dato che nessun luogo è veramente sicuro. Ebbene, queste persone hanno bisogno ovviamente di generi alimentari, medicine, letti, materassi, coperte, e di tutto quanto è necessario per sopravvivere.

L'attività della sua agenzia è limitata dalle operazioni dell'esercito israeliano?
Certamente. Stiamo parlando di una guerra. I nostri dipendenti vengono uccisi, i convogli vengono presi di mira. Prima del giugno 2007 c'erano 475 camion, provenienti da varie agenzie, privati eccetera, che entravano a Gaza ogni giorno. Oggi sono una manciata. E un cessate il fuoco di sole tre ore al giorno è totalmente inadeguato.

L'aviazione israeliana sta sganciando volantini su Gaza che esortano i civili a trovare riparo dalle bombe. Dove possono rifugiarsi i cittadini di Gaza?
Da nessuna parte. Nessun luogo è sicuro a Gaza. La situazione lì è unica, perchè è l'unico conflitto senza via di fuga per i civili. E' un territorio i cui confini sono sigillati. In un luogo dove anche le strutture dell'Onu vengono colpite, non ci sono rifugi sicuri. Per questo sosteniamo che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza vada applicata immediatamente.

Quanto ci vorrà prima che la situazione possa migliorare, considerato anche che ieri è iniziata la terza fase del conflitto?
Prima della risoluzione Onu Israele diceva che il mondo non aveva una posizione chiara sull'attacco. Adesso la comunità internazionale ha espresso la sua voce, e l'ha fatto attraverso il Consiglio di Sicurezza. Ma la richiesta di tregua è stata rifiutata. Ogni azione di Israele è quindi un atto di sfida a quella risoluzione. Da rapporti ricevuti la notte scorsa da Gaza, ho avuto notizia che l'artiglieria navale israeliana sta bombardando sempre più vicina agli edifici e agli uffici dell'Onu. Il diritto umanitario internazionale obbliga le parti in guerra fare tutto il possibile per rispettare la neutralità di strutture civili.

Quindi i compound delle Nazioni Unite sono ancora a rischio.
Sì. L'esercito israeliano conosce le coordinate satellitari dell'ubicazione di ciascuna delle nostre strutture. E questo ben prima che il conflitto iniziasse. A dispetto di questo edifici sono stati colpiti e persone sono state uccise.

In un faccia a faccia televisivo con il portavoce del ministero degli Esteri israliano, Yigal Palmor, lei contestava la presenza di militanti di Hamas nella scuola dell'Onu colpita dai razzi israeliani. In quella circostanza morirono decine di civili. Vi erano militanti armati all'interno?
Si tratta di un palese esempio di disinformazione da parte degli israeliani. Durante il dibattito ho chiesto al portavoce se il presunto fuoco di miliziani provenisse dall'interno della scuola o dalle sue vicinanze. Mi ha risposto: dalle vicinanze. Questo è il punto. Da fuori o da dentro la scuola? Lui non è stato in grado di rispondere, se non rimanendo vago, 'dalle vicinanze'. Le dichiarazioni di Palmor sono senza fondamento. Che le strutture Onu siano oggetto di bombardamenti perchè ospitano miliziani di Hamas è una falsità, e sia il governo che l'esercito israeliano sta fortemente perdendo credibilità su questo punto.

La guerra mostra che il tributo pagato dai civili sta diventando esorbitante. Crede che l'intervento israeliano potrà accendere una nuova intifada, non solo a Gaza, ma in tutto il mondo arabo?
Abbiamo sempre detto che l'isolamento di Gaza, sia attraverso i muri che attraverso i blocchi, sia attraverso l'embargo commerciale che quello relativo agli aiuti è un isolamento anche dell'Onu e della comunità internazionale. Non abbiamo più capacità operativa in vaste zone della Striscia. Di una cosa sono certo: l'isolamento di Israele aumenterà di pari passo con la durata di questa guerra.

Luca Galassi

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