stampa
invia
Prudenza e in qualche caso paura, così reagiscono le popolazioni che
assistono al diffondersi dell’influenza avicola nei loro territori: è
di ieri la notizia di altre due vittime, rimaste contagiate dal virus
dei polli in Vietnam e Thailandia. I due Paesi asiatici sono gli unici
a contare finora morti, dodici in totale. Claudio Vezzaro, operatore
umanitario a Chang Mai, nel nord della Thailandia, descrive i timori
che ogni giorno si diffondono in città: “Nessuno mangia e vende più
polli e uova. Ma non solo, i negozi hanno sospeso la vendita degli
animali che si cibano di volatili, come per esempio il coccodrillo,
parte non trascurabile del menù thailandese”.
Nonostante le continue rassicurazioni del governo, la popolazione
preferisce cambiare come può la propria alimentazione. “Sostituisce il
pollo, suo primo alimento, con maiale e bufalo. Sono un po’ tutti
danneggiati da questa situazione – continua Claudio - sia i grandi
allevatori che le persone comuni, colpite dall’aumento dei prezzi delle
altre carni. Si teme, inoltre, che il concime ottenuto dai volatili
possa intaccare le verdure, per questo le autorità hanno invitato a
lavarle con cura”. Due sondaggi locali diffusi domenica scorsa dalle
società Suan Dusit e Acab, confermano la scarsa fiducia dei thailandesi
nella campagna del primo ministro Thaksin Shinawatra che dice: “Nessun
rischio, se ci saranno vittime le risarcirò io stesso”. Infatti l’88
per cento dei 1348 intervistati afferma di mangiare molto meno pollo e
circa il 58 per cento dichiara che i media hanno fornito informazioni
complete su quanto stava accadendo. Shinawatra, invece, aveva accusato
i mezzi di comunicazione di aver diffuso notizie troppo allarmanti.
L’ignoranza spesso alimenta la paura e causa tragedie, come nel caso di
due persone uccise dal virus (H5N2) dell’influenza aviaria. Claudio
spiega: “avevano mangiato un pollo ammalato. Non essendo al corrente
della malattia e non volendo buttarlo via, l’avevano cucinato. Un altro
contadino per evitare che gli portassero via e uccidessero il bestiame,
aveva gettato alcuni polli infetti in un fiume scatenando il panico:
gli abitanti del luogo hanno temuto che l’acqua fosse stata contaminata
e le autorità sono intervenute per rastrellare tutta la zona”. Il
governo, di solito, procede uccidendo i polli ed eliminando tutti gli
animali in un raggio di 5 chilometri dal luogo in cui si sono
manifestate le infezioni.
Secondo un missionario le province più colpite sono quelle del centro
nord e del nord est. “Alcune persone – racconta il religioso dalla sua
casa vicino alla capitale Banghkog - vengono da me in cerca di aiuto,
chiedendo di nascondere i polli sani nel giardino della parrocchia”. La
Thailandia conta il maggior numero di polli uccisi, 11 milioni, seguita
dal Vietnam con 7 milioni. In questo clima di insicurezza, il governo
thailandese garantisce un risarcimento in pulcini a chi ha subito danni
ai propri allevamenti, paga le spese mediche ai malati e concede dai 25
ai 30mila euro ai famigliari delle vittime. E’ un po’ diverso il
provvedimento delle autorità vietnamite, che incoraggiano ad abbattere
i polli in cambio di 5mila dong (26 centesimi di euro) per animale
abbattuto.
Intanto, secondo Claudio Vezzaro, gestore di un ristorante e una
pensione per disabili, sta emergendo una certezza: “In Thailandia
sembra che il virus si possa contrarre mangiando la carne di animali
già infetti, come provato da alcuni decessi. La gente – continua
l’operatore– è molto attenta. Anche i notiziari dedicano spazio al
fenomeno. Ieri mattina un telegiornale in lingua thai ha sostenuto la
possibilità di bloccare e isolare l’avanzata del virus in una sola
settimana”. L’’agenzia Thai News minimizza gli effetti negativi della
crisi sull’economia thailandese, dal 1997 in crescita anche grazie al
mercato dei polli. “Il prodotto interno lordo aumenterà di 6 – 7 punti,
si leggeva sull'agenzia il 30 gennaio scorso.
Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia un allarme
inquietante: “Con il diffondersi dell’influenza umana, come sta
accadendo in Vietnam, aumenta il pericolo di fusione di questa malattia
con l’influenza aviaria". L'Oms non esclude il contagio da uomo a uomo
ma neppure lo conferma. Negli ultimi mesi il virus dei polli ha colpito
nove Paesi: Vietnam, Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Corea del
Sud, Taiwan, Cina, Thailandia. In Vietnam ha causato il numero più alto
di decessi, nove, ed è comparso in 47 province su 64. Nella Repubblica
Popolare cinese, secondo le informazioni di cui si dispone, le province
colpite dall'epidemia sarebbero 10 su 31.