02/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I thailandesi cauti, rinunciano al pollo. Il racconto di un operatore umanitario

Chang MaiPrudenza e in qualche caso paura, così reagiscono le popolazioni che assistono al diffondersi dell’influenza avicola nei loro territori: è di ieri la notizia di altre due vittime, rimaste contagiate dal virus dei polli in Vietnam e Thailandia. I due Paesi asiatici sono gli unici a contare finora morti, dodici in totale. Claudio Vezzaro, operatore umanitario a Chang Mai, nel nord della Thailandia, descrive i timori che ogni giorno si diffondono in città: “Nessuno mangia e vende più polli e uova. Ma non solo, i negozi hanno sospeso la vendita degli animali che si cibano di volatili, come per esempio il coccodrillo, parte non trascurabile del menù thailandese”.

Nonostante le continue rassicurazioni del governo, la popolazione preferisce cambiare come può la propria alimentazione. “Sostituisce il pollo, suo primo alimento, con maiale e bufalo. Sono un po’ tutti danneggiati da questa situazione – continua Claudio - sia i grandi allevatori che le persone comuni, colpite dall’aumento dei prezzi delle altre carni. Si teme, inoltre, che il concime ottenuto dai volatili possa intaccare le verdure, per questo le autorità hanno invitato a lavarle con cura”. Due sondaggi locali diffusi domenica scorsa dalle società Suan Dusit e Acab, confermano la scarsa fiducia dei thailandesi nella campagna del primo ministro Thaksin Shinawatra che dice: “Nessun rischio, se ci saranno vittime le risarcirò io stesso”. Infatti l’88 per cento dei 1348 intervistati afferma di mangiare molto meno pollo e circa il 58 per cento dichiara che i media hanno fornito informazioni complete su quanto stava accadendo. Shinawatra, invece, aveva accusato i mezzi di comunicazione di aver diffuso notizie troppo allarmanti.

Clinica L’ignoranza spesso alimenta la paura e causa tragedie, come nel caso di due persone uccise dal virus (H5N2) dell’influenza aviaria. Claudio spiega: “avevano mangiato un pollo ammalato. Non essendo al corrente della malattia e non volendo buttarlo via, l’avevano cucinato. Un altro contadino per evitare che gli portassero via e uccidessero il bestiame, aveva gettato alcuni polli infetti in un fiume scatenando il panico: gli abitanti del luogo hanno temuto che l’acqua fosse stata contaminata e le autorità sono intervenute per rastrellare tutta la zona”. Il governo, di solito, procede uccidendo i polli ed eliminando tutti gli animali in un raggio di 5 chilometri dal luogo in cui si sono manifestate le infezioni.

Secondo un missionario le province più colpite sono quelle del centro nord e del nord est. “Alcune persone – racconta il religioso dalla sua casa vicino alla capitale Banghkog - vengono da me in cerca di aiuto, chiedendo di nascondere i polli sani nel giardino della parrocchia”. La Thailandia conta il maggior numero di polli uccisi, 11 milioni, seguita dal Vietnam con 7 milioni. In questo clima di insicurezza, il governo thailandese garantisce un risarcimento in pulcini a chi ha subito danni ai propri allevamenti, paga le spese mediche ai malati e concede dai 25 ai 30mila euro ai famigliari delle vittime. E’ un po’ diverso il provvedimento delle autorità vietnamite, che incoraggiano ad abbattere i polli in cambio di 5mila dong (26 centesimi di euro) per animale abbattuto.

Intanto, secondo Claudio Vezzaro, gestore di un ristorante e una pensione per disabili, sta emergendo una certezza: “In Thailandia sembra che il virus si possa contrarre mangiando la carne di animali già infetti, come provato da alcuni decessi. La gente – continua l’operatore– è molto attenta. Anche i notiziari dedicano spazio al fenomeno. Ieri mattina un telegiornale in lingua thai ha sostenuto la possibilità di bloccare e isolare l’avanzata del virus in una sola settimana”. L’’agenzia Thai News minimizza gli effetti negativi della crisi sull’economia thailandese, dal 1997 in crescita anche grazie al mercato dei polli. “Il prodotto interno lordo aumenterà di 6 – 7 punti, si leggeva sull'agenzia il 30 gennaio scorso.

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia un allarme inquietante: “Con il diffondersi dell’influenza umana, come sta accadendo in Vietnam, aumenta il pericolo di fusione di questa malattia con l’influenza aviaria". L'Oms non esclude il contagio da uomo a uomo ma neppure lo conferma. Negli ultimi mesi il virus dei polli ha colpito nove Paesi: Vietnam, Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Corea del Sud, Taiwan, Cina, Thailandia. In Vietnam ha causato il numero più alto di decessi, nove, ed è comparso in 47 province su 64. Nella Repubblica Popolare cinese, secondo le informazioni di cui si dispone, le province colpite dall'epidemia sarebbero 10 su 31.

Francesca Lancini


 

Categoria: Salute
Luogo: Thailandia