09/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il tentativo da parte di Israele di spazzare via Hamas è comprensibile, ma stupido.

Del rabbino Michael Lerner*
Tradotto da Maan News

Di sicuro nessun paese al mondo può ignorare la provocazione dei razzi lanciati giorno dopo giorno dai territori circostanti. Se un gruppo di anti-imperialisti messicani bombardasse il Texas, provate a immaginare quanto tempo impiegherebbe l'America per mobilitare un contrattacco. Israele ha tutto il diritto di rispondere.

Ma anche il tipo di risposta conta.Uccidere 500 Palestinesi e ferirne altri 2500 (secondo i dati disponibili al momento in cui scrivo) rappresenta una reazione sproporzionata. E così come l'indiscriminato bombardamento dei centri abitati da parte di Hamas è un crimine contro l'umanità, anche Israele sta uccidendo dei civili (almeno 130 finora, senza contare le migliaia uccise durante gli anni di occupazione della Cisgiordania e di Gaza).Prima del massiccio bombardamento da parte di Israele, gli attacchi missilistici di Hamas, iniziati allo scadere della precedente tregua, non hanno ucciso (grazie a Dio) nessuno. La ragione è semplice: Hamas non dispone di caccia aerei, né di carri armati, ma solamente mortai a bassa precisione e corta gittata. Hamas può perseguitare Israele, ma di certo non può minacciarne l'esistenza. D'altro canto, qualsiasi tentativo di comprendere la situazione attuale deve obbligatoriamente tenere conto dello stress a cui sono soggetti gli israeliani per il fatto di vivere sotto costante minaccia terroristica; ed i bombardamenti con razzi Katyusha, sebbene militarmente inefficaci, contribuiscono massicciamente ad esasperare questo stato di tensione. Vivere costantemente sotto minaccia, ed in aggiunta a questo sentire il presidente iraniano che afferma di voler spazzare via Israele dalle cartine geografiche, costituisce un forte condizionamento che contribuisce all'insensibilità degli israeliani nei confronti del dolore umano che loro stessi hanno causato durante l'occupazione.

Viceversa, l'ancora vivo trauma dell'espulsione e l'occupazione hanno contribuito all'insensibilità etica di molti palestinesi per le sofferenze causate dagli attacchi alla popolazione civile israeliana. In breve, c'è un disperato bisogno di reciproca compassione. Hamas ha rispettato il cessate il fuoco precedentemente negoziato ad eccezione dei casi in cui Israele lo ha usato come copertura per i suoi raid mirati all'eliminazione di figure nemiche di rilievo. Hamas ha ribattuto sostenendo che quei raid costituiscono violazione della tregua, e così, come forma di protesta simbolica, ha autorizzato il lancio di razzi (che solitamente non hanno colpito alcun bersaglio). Ma nel momento in cui si è trattato di rinegoziare il prolungamento della tregua, Hamas ha preteso garanzia che questi raid cessassero. E ha chiesto anche di più. Alla luce delle centinaia di migliaia di Palestinesi gravemente malnutriti e ai limiti della fame, Hamas ha insistentemente richiesto che venissero aperte le frontiere ponendo fine al tentativo da parte di Israele di affamare gli abitanti di Gaza e di costringerli così alla sottomissione. Inoltre in cambio di Gilad Shalit, soldato israeliano catturato, ha chiesto la scarcerazione di un migliaio di palestinesi prigionieri in Israele.

Hamas ha espresso un giudizio favorevole sulle condizioni di pace proposte dall'Arabia Saudita, sebbene non sarebbe mai disposta a riconoscere formalmente Israele. Desidererebbe vivere pacificamente grazie ad un accordo che preveda due stati, ma non riconoscerebbe mai ad Israele il "diritto di esistere". Questa posizione è inutilmente provocatoria e presenta aspetti gravemente autodistruttivi per una parte dei palestinesi, che credono che rifiutarsi di riconoscere i diritti di Israele sia l'unica arma a loro disposizione. Similmente, ci sono membri del parlamento israeliano, il Knesset, che sostengono di non voler accettare nulla di diverso dall'espulsione completa ("trasferimento") di tutti i Palestinesi verso i vicini stati arabi.

Cosa sta cercando di ottenere Israele in realtà? Probabilmente spera di rendere Hamas così debole da perdere le prossime elezioni contro Fatah, e di conseguenza indebolire le autorità palestinesi nel loro complesso. Spera che le autorità palestinesi, di per sé già indebolite dall'occupazione israeliana in corso, arrivino ad accettare una trattato di pace in base al quale lo "Stato Palestinese" sia di fatto costituito da una serie di cantoni o città stato poco distanti tra loro, ma separate dalle strade e dalle forze armate israeliane - in parole povere uno stato palestinese sostanzialmente inesistente sia dal punto di vista economico che politico. A quel punto Israele potrà dire di aver "dato" ai Palestinesi "ciò che volevano", e nel frattempo manterrà i propri insediamenti in tutta la Cisgiordania, perpetuando di fatto il controllo sull'area.

Ancora una volta non si arriverebbe ad una pace di lungo termine, ma solamente ad una temporanea interruzione delle ostilità. Solamente una piena risoluzione che permetta ai Palestinesi di formare un vero stato comprendente l'intera Cisgiordania e Gaza (con pochi cambiamenti ai confini attuali), e che preveda un reale indennizzo per i rifugiati palestinesi ed uno stato creato con spirito di generosità e sincero altruismo da parte di Israele, potrà porre fine alle violenze e dare ad Israele una pace duratura.

Il rabbino Michael LernerPermettetemi di dirlo chiaramente. Odio Hamas e tutto ciò che rappresenta. Vorrei vederlo sconfitto. Ma la sua sconfitta può avvenire solo politicamente attraverso l'isolamento, non militarmente attraverso la carneficina. La sconfitta di Hamas passa per il riconoscimento dei legittimi bisogni della popolazione palestinese con spirito d'altruismo, nel quale gli ebrei di tutto il mondo e la gente di Israele dimostrino di riconoscere i palestinesi come propri fratelli e sorelle, fatti ad immagine di Dio e preziosi agli occhi di Dio quanto gli ebrei stessi. Sta agli ebrei riconsiderare seriamente la propria fiducia in Dio e nel messaggio di Dio secondo cui il mondo dovrebbe essere fondato sull'amore, sulla generosità, sull'altruismo, sulla gentilezza e la compassione, ed infine sulla fiducia nella rispettabilità della maggior parte dei palestinesi, in contrapposizione alla fiducia nella forza che non ha portato a Israele salvezza e sicurezza. Questo è ciò che significherebbe per gli ebrei ripensare seriamente il proprio Ebraismo e manifestarlo all'interno di uno stato ebraico. Israele cerca ancora di spazzare via Hamas. Ma anche se uccidesse tutti e 20000 i combattenti di Hamas in Gaza, non estinguerebbe quell'impulso fondamentalista islamico che Hamas rappresenta. Sicuramente gli israeliani sanno fin da ora che uccidere ha il solo effetto di creare nuove generazioni di disperati che costituiranno la prossima ondata di terroristi.

Come uscire quindi da questa spirale di violenza e distruzione? Il primo passo è la richiesta di un immediato cessate il fuoco da parte della comunità internazionale. Questa tregua dovrebbe essere imposta dalle Nazioni Unite ed inequivocabilmente sostenuta dall'America. Inoltre le seguenti condizioni dovrebbero essere incluse:

  • l'interruzione da parte di Hamas del lancio di missili, bombe o di qualsiasi altra azione violenta con base in Cisgiordania o nei territori di Gaza, e la cooperazione alla cattura di chiunque infranga la tregua, quale che sia la fazione a cui egli appartiene.

  • l'interruzione da parte di Israele di qualsiasi bombardamento, uccisione mirata o azione violenta finalizzata all'eliminazione di attivisti, militanti o sospetti terroristi in Cisgiordania o a Gaza, e l'uso della propria forza militare per prevenire qualsiasi ulteriore attacco contro i palestinesi.

  • l'apertura delle frontiere con Gaza e il libero accesso a e da Israele, soggetto alla sola perquisizione e al sequestro delle armi. La libera circolazione di cibo, gas, elettricità, acqua, beni di consumo e materiali via terra, via mare e per via aerea, soggetta solamente alla perquisizione e al sequestro delle armi.

  • il rilascio da parte di Israele di tutti i detenuti palestinesi, che verranno ricondotti in Cisgiordania o a Gaza secondo libera scelta dei prigionieri stessi. Il rilascio da parte di Hamas di Gilad Shalit e di chiunque altro sia attualmente detenuto dalle forze palestinesi.

  • l'accettazione da ambo le parti di una forza internazionale per l'applicazione dei presenti accordi.

  • Il divieto per entrambi di insegnare e/o invocare l'uso della violenza dentro e fuori le moschee, gli istituti educativi e sui media.

  • una interruzione delle ostilità per i prossimi 20 anni ed una risoluzione condivisa tra NATO, Nazioni Unite e USA per la messa in atto dei presenti patti e per l'imposizione di dure sanzioni in caso di violazione dei patti stessi.

L'applicazione di queste condizioni costituirebbe un'enorme differenza, isolerebbe gli elementi estremisti da ambo le parti e renderebbe quindi possibile l'inizio di una trattativa tra israeliani e palestinesi riguardo altre numerose questioni. La condizione di base per creare la pace è fare in modo che ambo le parti si sentano "sicure". Un primo e critico passo è parlare un linguaggio che tenga conto delle sofferenze di entrambe i popoli, in un clima di dialogo nel quale le storie di tutti siano ascoltate e capite. Inoltre è Israele, in veste di potenza militare superiore, a dover intraprendere i primi passi: promuovere un corposo Piano Marshall nei territori di Gaza e in Cisgiordania per porre fine alla povertà e alla disoccupazione, ricostruire le infrastrutture e incoraggiare gli investimenti, smantellare gli insediamenti o rendere gli insediati cittadini di uno stato palestinese, permettere che 30000 rifugiati palestinesi all'anno tornino in Israele nell'arco dei prossimi 30 anni, scusarsi ufficialmente per il ruolo svolto nelle espulsioni del 1948 e offrirsi di coordinare uno sforzo a livello mondiale per indennizzare tutti i palestinesi dispersi durante l'occupazione, ed infine riconoscere uno stato palestinese all'interno dei confini già definiti nell'Accordo di Ginevra del 2003. Questo è il solo modo in cui Israele potrà garantire la propria sicurezza nazionale. E' il solo modo per sconfiggere definitivamente Hamas e tutti gli estremisti che desiderano una guerra senza fine contro Israele.

Il più significativo contributo che l'amministrazione Obama potrebbe apportare per la pace in Medio Oriente è quello di intraprendere una strategia diplomatica secondo cui la sicurezza nazionale viene conseguita non attraverso il predominio militare o economico ma attraverso la generosità e la solidarietà. Se questa nuova linea di pensiero divenisse preponderante all'interno della politica estera degli USA, avrebbe un enorme impatto nella lotta contro la paura che cova nella coscienza degli israeliani, i quali guardano ancora il mondo attraverso la lente dell'Olocausto e delle antiche persecuzioni piuttosto che alla luce della loro attuale influenza nel mondo. Il mio cuore soffre nel vedere le terribili sofferenze che affliggono Gaza e Israele. Da religioso non riesco a pensare a nulla di peggio, perché sotto le vesti di servi di Dio, entrambi, ebrei ed islamici, esternano il dolore accumulato nel tempo con modalità tali da generare ulteriori sofferenze in futuro. Poiché ciò costituisce per me un'ulteriore prova di come sia facile traviare il messaggio d'amore del Giudaismo in un messaggio di odio e prevaricazione, continuo ad essere in lutto per gli ebrei, per Israele e per il mondo intero.

Traduzione: Simone Luperti

 

Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina