stampa
invia
I volontari ne allineano file su di un marciapiede. Ognuna mostra un
cartello su cui è scritto: “Non ucciderlo, lascialo qui”. Nei fagotti
di tela, simili a piccole amache, i piccoli bambini nati fuori dal
matrimonio troveranno un riparo sicuro. Gli operatori
dell’organizzazione li raccolgono, li curano e trovano loro una
famiglia adottiva. Succede a Karachi, città portuale a sud del Paese
con ben 14 milioni di abitanti. Dagli anni ’60, Abdul Sattar Edhi e la
moglie Bilquis lavorano insieme nella fondazione cui hanno dato vita
per svolgere molte azioni di solidarietà, tra cui quella di proteggere
i piccoli orfani. L’Edhi Foundation è una realtà importante in
Pakistan, con 2mila collaboratori, tra cui 500 donne.
“In questo modo supplichiamo i genitori di non uccidere i propri
figli”, così un volontario spiega la decisione di esporre le culle in
strada davanti all’ingresso della fondazione. Nel solo mese di febbraio
sono stati trovati tra la spazzatura e nelle fognature i corpi di venti
bambini. La drammaticità della situazione ha superato i confini
pakistani e oggi è il Bangkog Post", quotidiano tailandese, a
denunciare le conseguenze dell’applicazione della Sharia, la legge
islamica, a Karachi. Fino ad oggi l’Edhi ha dato sepoltura a neonati
che avevano da un giorno a sei mesi di vita. Ogni mattina i volontari
ne trovano più di venti, ancora vivi, davanti alla porta dei loro
uffici. Le culle sul marciapiede, per ora, sono l’unica soluzione alla
tragedia.
Nel sud, come in altre parti del Paese, la Sharia regola la condotta
sociale con punizioni severissime per le donne che hanno relazioni al
di fuori del matrimonio. In queste zone è assolutamente "haram",
"immorale", avere figli senza essere sposati. Le madri adultere possono
essere lapidate, per questo, spinte dalla paura, arrivano persino ad
uccidere i figli e a ad abbandonarli senza lasciare alcuna traccia. Si
tratta spesso di donne molto povere e che hanno subito violenza. I
bambini muoiono nei modi più atroci: strangolati o di stenti. Un
piccolo, trovato sulle scale di una moschea, sarebbe stato ucciso a
sassate dopo che l’imam locale ne aveva decretato l’illegittimità.
Secondo un ginecologo la sola soluzione a questo dramma sarebbe la
legalizzazione dell’aborto. In Pakistan è permesso porre termine alla
gravidanza solo nel caso sia a rischio la vita della madre. In molte
scuole coraniche l’aborto è considerato "haram" e “na-jaiz”,
“illegittimo”, e si sostiene che “solo rispettando la Sharia “nella
lettera e nello spirito” si può prevenire il male “perchè la legge
garantisce ogni tipo di giustizia in campo sociale, economico e
privato”.
A capo dell’attività di accoglienza degli orfani c’è la signora Bilquis
Edhi. La donna si occupa personalmente dei bambini e decide per
l’affidamento dopo lunghe e approfondite indagini sui motivi che
spingono le famiglie a far richiesta di adozione. Come si legge nel
sito dell’organizzazione: “Le procedure per trovare ai piccoli una
nuova mamma si svolgono nel massimo riserbo, per evitare ai bambini
futuri problemi di inserimento nella società”. Edhi è impegnata anche
in attività di sostegno ai senza tetto e ai carcerati. Gli uffici della
Edhi Foundation sono dislocati in tutti i continenti, dagli Stati Uniti
al Bangladesh, oltre che naturalmente in tutto il Pakistan.