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Matteo Fagotto
Prosegue la "campagna di moralizzazione" avviata dalla nuova leadership militare in Guinea, salita al potere il 23 dicembre scorso all'indomani della morte dell'ex-presidente Lansana Conte. I golpisti, guidati dal capitano Moussa Dadis Camara, dopo i primi giorni di incertezza hanno preso il pieno controllo del Paese, piegando la scarsa resistenza di partiti politici e sindacati, molti dei quali favorevoli al nuovo corso. La giunta militare, che promette nuove elezioni entro l'anno, si è data come primo obiettivo quello di fare piazza pulita dei sostenitori dell'ex-presidente.
Poco dopo la sua ascesa al potere, il capitano Camara aveva già provveduto a licenziare il generale Diarra Camara e l'ammiraglio Ali Daffe, rispettivamente capi di stato maggiore dell'esercito e della marina. Pochi giorni fa, notizie ancora non ufficialmente confermate parlavano di almeno venti arresti tra i vertici militari e i parenti più prossimi dell'ex-presidente Conte, che ha guidato la Guinea dal 1984 allo scorso dicembre. Più volte accusato di corruzione assieme al suo entourage, Conte era ritenuto il maggiore responsabile della stasi politica ed economica che ha colpito il Paese negli ultimi anni. Nonostante sia il secondo maggior produttore al mondo di bauxite, con oltre il 30 percento delle riserve mondiali, la Guinea è uno dei Paesi più poveri del continente.
Ecco quindi che gli arresti si inseriscono nel disegno moralizzatore di Camara, il quale ha più volte dichiarato di aver preso il potere solo per dare una svolta al Paese, e di non mirare a conservare la guida della Guinea. Parole sentite fin troppo spesso nel continente, e in Guinea in particolare, dove finora i passaggi di potere tra i tre capi di stato avuti dall'indipendenza ad oggi sono sempre avvenuti attraverso golpe. Per questo motivo l'Unione Africana ha deciso di sospendere il Paese dall'organizzazione, dando alla giunta militare sei mesi di tempo per far tornare la Guinea alla legalità costituzionale. Gli Usa hanno sospeso la quasi totalità degli aiuti, e anche Unione Europea e Nazioni Unite hanno condannato il colpo di mano.
Dietro l'ufficialità, però, difficilmente la comunità internazionale si muoverà per rovesciare la nuova giunta, che ha ottenuto l'approvazione del vicino Senegal per bocca del presidente Abdoulaye Wade. Da sempre titolare anche del potere politico, l'esercito guineano era in prima fila per la successione a Conte. La classe politica e i sindacati, snervati da anni di inutili bracci di ferro con il presidente, difficilmente sarebbero stati in grado di garantire una transizione pacifica e senza intoppi. Stanca di 24 anni di malgoverno, anche la popolazione ha dato il suo sostanziale appoggio a Camara, deciso a ripulire il Paese prima di cedere il potere ai civili. Un'impresa ardua quasi quanto quella di far arrivare la democrazia in questo disgraziato Paese dell'Africa occidentale.
Matteo Fagotto