16/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Ciad i profughi del Darfur affrontano l'epidemia
Fotogallery: In fuga verso ovest
 
I profughi del Darfur in Ciad stanno affrontando un altro pericolo:  dall’inizio di gennaio è scoppiata un’epidemia di meningite ed è in corso una campagna di vaccinazioni  per bloccare la diffusione dell’infezione. “La meningite è una malattia mortale che, senza cura, uccide tra il 50 e l’80 per cento dei malati che la contraggono” afferma Gianfranco De Maio, responsabile medico della sezione italiana di Medici Senza Frontiere (Msf). “Le autorità sanitarie ciadiane ci hanno chiesto aiuto per rispondere all’epidemia”. Senza perdere tempo, Msf sta quindi lavorando con le autorità sanitarie locali e le società della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa per raggiungere con il vaccino 70.000 persone.

L’inizio in due campi. I primi casi di infezione si sono verificati all'inizio di gennaio. Spiega a PeaceReporter il capo missione di Msf in Ciad, Huub Vergagen: “L’epidemia ha toccato principalmente i rifugiati dei campi (Bredjing e Farchana), ma vi sono stati due casi anche fra la popolazione ciadiana, ad Adré”. In Ciad, negli ultimi sette anni, ci sono state tre epidemie di meningite, l’ultima nel 2001. Il germe responsabile delle infezioni in corso è un meningococco di tipo W135, un ceppo abbastanza raro, secondo quanto risulta da analisi specifiche realizzate sia in Ciad (ad Adré e nella capitale N’Djamena) sia in Francia (a Marsiglia).

Per proteggere i bambini. In cinque settimane sono stati registrati 17 casi (di cui nove bambini di età pari o minore a cinque anni) e un decesso. Il malato più piccino ha sette mesi, il più grande 55 anni. Nei campi profughi e nella città di Adré sono stati organizzati siti di vaccinazione e gli operatori di Msf copriranno anche le periferiche;  le persone già infettate vengono curate con terapia antibiotica.  La questione delicata rimane la protezione dei bambini più piccoli e in tempi brevi, dato che le condizioni di sovraffollamento dei campi favoriscono la diffusione del meningococco. “Il vaccino non è raccomandato per i bambini con meno di due anni” ci spiega in proposito Vergagen. “Si stima che quando l’80 per cento della popolazione a rischio di infezione è vaccinata, si può dire che l’epidemia è scongiurata (viene bloccata la diffusione del meningococco e quindi il rischio di infezione anche dei bimbi che non possono essere vaccinati, ndr). In generale si vaccina il gruppo di età compreso fra 2 e 15 anni, o fra 2 e 30 anni. In questo caso abbiamo vaccinato a partire dai due anni senza limiti di età. La copertura è dunque molto importante”.

Ciad. Nei campi sfollati vicino al confine con il Darfur, Msf ha avviato una campagna di vaccinazione contro la meningite. Foto di Francesco Zizola.Infezioni, acqua e cibo. Il rischio rappresentato dalla meningite si aggiunge a condizioni di vita nei campi profughi che, per quanto più sotto controllo di qualche tempo fa, non sono certo ideali. Attualmente negli undici campi in Ciad vivono 215.000 persone. “La situazione medica è oggi stabilizzata (la mortalità è ritornata a livelli normali), ma vi sono ancora casi di infezione respiratoria acuta, malaria e diarrea grave” racconta Vergagen. “I problemi maggiori riguardano la disponibilità di acqua potabile, che in alcuni campi raggiunge solo 4-7 litri per persona al giorno (quando il minimo, secondo alcune norme internazionali, sono 20 litri). Secondo il Programma alimentare mondiale (Pam) vi sono anche problemi di approvvigionamento di cibo. Quanto alle prospettive, rimangono incerte, perché legate alla situazione che prevarrà in Darfur, per la quale non ci si attende una soluzione rapida”.

 

Valeria Confalonieri

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