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Matteo Fagotto
Alla ripresa dei colloqui di pace di Nairobi tra il governo congolese e i ribelli del Consiglio Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp), capeggiati dal generale Laurent Nkunda, la notizia che tiene banco è la possibile spaccatura interna di questi ultimi. Lunedì scorso, il capo di stato maggiore del movimento, il generale Bosco Ntaganda, aveva consegnato alla Bbc un comunicato stampa con cui si annunciava la destituzione di Nkunda. Il "golpe" non è riuscito, Nkunda e rimasto al suo posto e ha risparmiato al generale la pena capitale per alto tradimento. Ma il tentativo di Ntaganda potrebbe nascondere spaccature profonde all'interno del movimento.
Miliziano di vecchia data nella guerra congolese, incriminato dalla Corte Penale Internazionale per arruolamento di minori e uno degli esponenti di spicco dell'ala più radicale del Cndp, Ntaganda era ormai da mesi ai ferri corti con Nkunda. In particolare, al capo del gruppo veniva imputata la rinuncia alla conquista di Goma, lasciata lo scorso ottobre nelle mani del governo nonostante l'esercito nazionale fosse in rotta, e l'apertura delle trattative. Scelte che a Ntaganda, scontento anche del fatto che l'ala civile del movimento starebbe guadagnando sempre più terreno rispetto a quella militare, non sono andate giù. Oggi, i vertici del gruppo hanno deciso di sanzionare il generale ribelle, risparmiandogli però la vita. Secondo quanto dichiarato da Nkunda alla Bbc, Ntaganda si sarebbe reso responsabile di una "caduta", piuttosto che di tradimento.
Nonostante la rinnovata fedeltà a Nkunda emessa dai vertici, è difficile pensare che Ntaganda si sia mosso da solo, senza l'appoggio di qualcuno. Ancora non è chiaro se, dietro al dissidente, vi sia una corrente scontenta della leadership di Nkunda, sotto il quale il Cndp ha comunque ottenuto buoni risultati, sconfiggendo l'esercito nella guerra del Kivu riesplosa nei mesi scorsi. La fragile tregua in vigore al momento nella regione orientale del Congo dovrebbe diventare permanente, almeno nelle intenzioni, a séguito degli incontri di Nairobi. I mediatori internazionali, e l'inviato Onu Olusegun Obasanjo in primis, hanno fatto sapere di attendersi sostanziali passi avanti nelle trattative. Esattamente un anno fa, nel gennaio 2008, governo e gruppi ribelli del Kivu raggiungevano infatti un accordo che prevedeva il disarmo e l'integrazione nell'esercito di questi ultimi. Un accordo mai rispettato, e andato definitivamente in fumo dopo l'offensiva del Cndp, che si presenta a Nairobi con un forte peso contrattuale dato dalle vittorie degli ultimi mesi. Il tutto, però, potrebbe essere compromesso dalle possibili spaccature interne al movimento. Dove non è riuscito l'esercito, potrebbero avere successo i frondisti.
Matteo Fagotto