07/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Tregua di tre ore e corridoi umanitari, l'opinione di Physicians For Human Rights

In queste ora si parla molto dell'apertura di corridoi umanitari nella Striscia di Gaza. Lo ha proposto anche il presidente egiziano Moubarak, ieri, insieme al francese Sarkozy. Ma qual'è l'utilità di un simile provvedimento in assenza di un accordo per una tregua duratura? Lo abbiamo chiesto a Miri Weingarten dell'organizzazione israeliana Physicians For Human Rights.

"Bisogna tenere presente che i corridoi umanitari non servono soltanto a permettere l'ingresso di soccorsi nella zona di guerra, occorre anche che si consenta l'evacuazione dei malati verso strutture mediche che siano in grado di curarli. Di sicuro quelle di Gaza non sono in grado di gestire l'enorme numero di persone ferite, nemmeno gli ospedali dei paesi più moderni saprebbero affrontare una simile emergenza. Come medici israeliani per i diritti umani vogliamo ricordare al governo che è assolutamente necessario creare un meccanismo che consenta il ricovero dei pazienti feriti nelle strutture mediche geograficamente più vicine alla Striscia di Gaza. Ovviamente le più vicine sono quelle isaeliane, che oltretutto hanno fatto sapere di essere disponibili ad accogliere i feriti di Gaza. Ma, al momento, nessuno è ancora stato trasferito perché il ministero della Difesa non lo consente. Le alternative per i feriti di Gaza sono le clinche in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e a El Arish, in Egitto, poco lontano dal confine di Rafah, a sud della Striscia".

Un'altra questione molto importante e poco considerata dalla diplomazia è l'evacuazione dei feriti all'interno di Gaza, dove le organizzazioni che si occupano di soccorso sono nel caos totale. Non c'è più coordinamento tra le ambulanze della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che non riescono nemmeno a recuperare i feriti e trasportarli negli ospedali di Gaza. Dall'inizio dell'invasione via terra ci risultano sei vittime tra il personale medico e molti feriti. Prima di uscire a recuperare feriti il personale di emergenza cerca di coordinarsi con l'esercito israeliano per evitare di essere colpito, ma di fatto l'esercito rifiuta questo tipo di coordinamento. Per questo prestare soccorsi è un operazione sempre più lenta e rischiosa. Sappiamo del caso di una famiglia che è rimasta ferita quattro giorni fa, il 3 gennaio, e ancora oggi l'esercito israeliano non ha consentito al personale delle ambulanze di raggiungere la casa dove si trovano per evacuarli. In altri casi per evacuare dei feriti ci sono volute oltre dieci ore. In alcuni casi i soccorsi sono stati colpiti dagli elicotteri israliani, in un altro un medico è stato ucciso mentre visitava feriti in una casa già bombardata, e colpita di nuovo mentre era all'interno. In tutti i casi si trattava di personale chiaramente riconoscibile come sanitario".

Cosa pensate del cessate il fuoco di tre ore annunciato da Israele?
"Da questo punto di vista il fatto che Israele abbia annunciato un cessate il fuoco di tre ore, e le testiminianze locali confermano che per ora non si sta sparando, potrebbe essere uno sviluppo molto importante. Almeno per i feriti. Il problema ora è che le autorità israeliane non hanno riferito questa decisione alla popolazione palestinese della Striscia, che non sa di avere poche ore di tempo per uscire dalle case per cercare soccorso medico o recuperare del cibo. La tregua durerà solo tre ore ma loro non lo sanno. Per questo stiamo facendo pressione sulle autorità israeliane perché si muniscano di altoparlanti per avvertire la popolazione, come avviene quando viene imposto il coprifuoco".

Ma in queste ore ai feriti verrà permesso di lasciare la Striscia?
"É tutto molto poco chiaro, si parla di uno stop agli attacchi per consentire soccorsi sanitari e rifornimenti alimentari, ma nessuno ha parlato di apertura dei confini della Striscia. Inoltre, anche in condizioni normali il passaggio per i valichi di confine della Striscia richiede una procedura lunga e complessa di coordinamento con l'esercito israeliano. Di sicuro tre ore non sarebbero abbastanza.

Pensate che la decisione di fermare gli attacchi per tre ore sia frutto della pressione interna delle Ong israeliane come la vostra o il risultato della diplomazia internazionale?
Difficile a dirsi. Noi abbiamo fatto molta pressione sul governo, anche attraverso alcuni parlamentari della Knesset e giornalisti israeliani. Assieme a noi si sono schierate anche Mezzaluna Rossa e Croce Rossa, nel denunciare gli attacchi contro le ambulanze e le restrizioni imposte sulla loro operatività. Tuttavia non sopravvaluterei l'impatto di queste pressioni, credo anzi che più probabilmente sia una conseguenza dell'attenzione di tutto il mondo verso quello che Israele sta facendo a Gaza. In ogni caso, per quel che mi riguarda, quello che importa ora è che in queste poche ore si riesca a salvare qualche vita.

 

Naoki Tomasini

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