15/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella regione dell'Ituri si aggrava la crisi umanitaria
L’ennesima emorragia di sfollati rischia di generare un nuovo disastro umanitario nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo.
Almeno cinquantaseimila persone hanno affollato nelle ultime settimane i campi di permanenza temporanea nella travagliata regione dell’Ituri. Tuttavia il loro numero potrebbe essere ben più alto, arrivando sino a 80mila. Lo ha riferito a PeaceReporter.net Modibo Traoré, capo della missione del Coordinamento delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Unocha). Gli scontri tra le milizie rivali che da anni destabilizzano i villaggi dell’est non accennano a diminuire. I massacri continuano sporadicamente e la popolazione civile si trova spesso coinvolta. Negli ultimi mesi le recrudescenze tra il gruppo armato dell’Upc (Unione dei patriottici congolesi), guidato da Thomas Lubanga e l’Fni (Fronte Nazionale di Integrazione) Di Floribert Njabu Ngabu, hanno provocato almeno 50 morti e gettato nello scompiglio intere comunità.
Le due milizie danno vita alla guerra mai sopita tra le comunità Hema e Lendu, che si battono per il controllo del territorio e delle risorse. Il conflitto perdura, nonostante la fine della quinquennale guerra congolese, terminata due anni e mezzo fa con un bilancio di 3 milioni di morti.

Raggiunto nel suo ufficio a Bunia, principale centro urbano dell’Ituri, Traoré ha fatto sapere che “la situazione a cui stiamo assistendo è sempre più preoccupante. Ogni giorno migliaia di persone arrivano nei centri d’accoglienza chiedendo aiuto. Molti di loro riportano ferite da machete o da arma da fuoco. Altri sono semplicemente affamati e terrorizzati”.
Villaggi bruciati, saccheggi, stupri. E’ questo lo scenario che molti testimoni descrivono dell’Ituri e dei villaggi attorno a Bunia, specie dalla fine di gennaio, quando le violenze sono riprese con particolare intensità.
Così le anonime località di Kasenyi, Tchumia, Tche, Jinna, Kafe e Muhitu sono diventate vere e proprie città temporanee, dove migliaia di famiglie attendono il proprio destino, nascondendosi ai miliziani e rischiando epidemie sempre in agguato. La settimana scorsa l’organizzazione Medicins Sans Frontieres ha inviato aiuti umanitari al personale dislocato nella zona, "dove – riferiscono fonti dell’organizzazione -  un numero sempre più alto di persone è affetto da gravi forme di dissenteria".

Il problema potrebbe aggravarsi con il passare dei giorni, visto che presto potrebbero arrivare oltre ventimila persone in più, bisognose di acqua e di altri beni di prima necessità.
E a nulla possono i Caschi Blu della missione delle Nazioni Unite (Monuc), in un territorio troppo vasto ricoperto da una vegetazione fittissima. Proprio il contingente di peacekeepers internazionali è al centro di uno scandalo che ha messo in imbarazzo gli alti piani del Palazzo di Vetro: alcuni di loro devono difendersi dalle accuse di ricatti e abusi a sfondo sessuale contro le ragazze dei villaggi che avrebbero dovuto difendere. Lo scorso 13 febbraio sei soldati di nazionalità marocchina sono stati arrestati dietro l’accusa di aver molestato alcune ragazzine in cambio di piccole somme di denaro o di qualcosa da mangiare

red

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