15/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I genitori di una ragazza uccisa da un pazzo scrivono contro la pena di morte
Questa lettera è stata scritta dai genitori di Laura Wilcox, una ragazza di 19 anni uccisa nel gennaio 2001 in California da un paziente di una clinica psichiatrica per la quale lei lavorava.
 
Laura Wilcox, uccisa da un malato mentale a 19 anniSiamo sempre stati contrari alla pena di morte. Questa convinzione, tuttavia, era teorica; non avevamo mai immaginato che la nostra famiglia sarebbe stata toccata da un crimine violento.
Il 10 gennaio 2001 la nostra unica figlia, Laura, fu uccisa durante la pausa invernale del suo college. Laura stava lavorando alla reception dell’ospedale psichiatrico della contea di Nevada, quando un paziente malato di mente aprì il fuoco con un’arma semiautomatica e colpì Laura quattro volte, uccidendola sul colpo. Quando ritornò la calma nella clinica e in un ristorante adiacente, tre persone giacevano morte, altre tre erano gravemente ferite, una comunità era sotto choc, e il mondo aveva perso una ragazza incredibile.

Laura aveva delle capacità, una gentilezza e uno spirito straordinari. Era una studentessa eccellente, diplomata con il massimo dei voti alla high school, e al momento della sua morte era al secondo anno di college, nel pieno della campagna per diventare presidente del corpo studentesco. Era estremamente organizzata, disciplinata e motivata. Insieme a queste caratteristiche, la sua energia positiva la rendeva una leader naturale. A diciannove anni, Laura stava già vivendo una vita per gli altri; voleva contribuire a cambiare in positivo il mondo…Aveva possibilità illimitate e prospettive luminose. Laura si preparava a dedicare la sua vita al servizio sociale, alla giustizia sociale, alla pace nel mondo mediante il rispetto, la non violenza e l’eguaglianza sociale. La sua vita era conforme alle sue convinzioni, e lei fungeva da ispirazione per chi le era vicino. 

La sedia elettrica usata per le esecuzioni in GeorgiaCome quaccheri, la nostra famiglia, Laura compresa, si è sempre opposta alla pena di morte. Subito dopo la sparatoria, mentre eravamo ancora increduli e sotto choc, siamo rimasti fedeli ai nostri principi; e rimaniamo contrari alla pena di morte. Mentre proseguivamo il nostro viaggio di genitori in lutto e partecipavamo al procedimento civile e penale, abbiamo provato una vasta gamma di emozioni, ma non abbiamo mai esitato a condannare la pena di morte. Anzi, i nostri sentimenti contro di essa si sono rafforzati.
 
Nei giorni successivi all’assassinio di Laura, cercavamo di trovare un senso e un significato a quello che era successo. Era incomprensibile come una persona buona e innocente come la nostra cara Laura fosse stata uccisa con un atto violento. Commenti del tipo “Ci vuole la sedia elettrica per quel bastardo” o “Spero che riceva quello che merita” venivano espressi in modo convinto nella nostra comunità, ma non ci facevano stare meglio. Avevamo bisogno di ritrovare la fede nella bontà della gente. Il sostegno e le preoccupazioni di amici ed estranei ci riscaldarono il cuore e riaccesero la nostra fede.
 
La pena di morte è spesso giustificata in nome delle famiglie delle vittime. I suoi fautori sostengono che essa porta giustizia. Tuttavia, la vera giustizia è qualcosa che non potremo mai ottenere, perché non potremo mai riavere nostra figlia. Secondo noi, la lunga catena dei processi, degli appelli e delle esecuzioni ci impedirebbe solo di accettare la nostra terribile perdita. La cura al nostro dolore deve venire da dentro, non dal destino dell’assassino.
 
Il lettino utilizzato per somministrare l'iniezione letale in ArizonaCrediamo che l’uomo che ha ucciso nostra figlia debba rispondere di questo alla giustizia. Non ci si può fidare di lui e lasciarlo libero nella società senza una continua supervisione. Tuttavia, altri sentimenti nei suoi confronti gli darebbero un controllo sulle nostre vite che noi non vogliamo concedere. Non potevamo controllare cosa è successo a nostra figlia, ma possiamo scegliere il modo in cui rispondere. Sappiamo cosa avrebbe voluto Laura. Abbiamo perso nostra figlia e la vita per come la intendevamo, non abbiamo intenzione di perdere anche i nostri valori.

I familiari delle vittime contrari alla pena di morte sono spesso ignorati dalla corte, che in questo modo perpetua il danno. Nel nostro caso, siamo stati fortunati a trovare un procuratore distrettuale che condividesse i nostri sentimenti. Ci ha assicurato che la pena di morte non sarebbe stata chiesta anche se si potevano applicare le aggravanti dell’omicidio multiplo premeditato. L’assassino di nostra figlia non è stato dichiarato colpevole per infermità mentale, ed è stato spedito in un ospedale psichiatrico. Questo epilogo ci soddisfa completamente.

Da una pura prospettiva analitica, la pena di morte sarebbe giustificabile se fosse un deterrente al crimine e salvasse delle vite, o se portasse a una riduzione delle spese per lo Stato. E’ stato dimostrato che non fa niente di tutto questo. La pena di morte, perciò, può solo essere vista come un’espressione istituzionale della vendetta e del risarcimento. Invece di concentrarsi sull’autore dell’atto, ci si dovrebbe chiedere cosa la pena di morte dice di noi come società. Il nostro Paese non può permettersi la pena di morte; il costo, sia morale sia finanziario, è troppo alto. Noi diciamo: non nel nostro nome.
 
Amanda e Nick Wilcox
Categoria: Diritti
Luogo: Stati Uniti