“Ma perché? Quanto sangue dovrà essere ancora sparso perché la terra dia frutti

perenni di giustizia e di pace?”. Le parole di padre Diego Pellizzari, missionario
del
Consiglio indigeno missionario del Brasile, trasmettono il dolore e la rabbia che hanno accomunato tanti, brasiliani
e non, nell’apprendere la tragica notizia: Dorothy Stang, una missionaria cattolica
che da venti anni viveva e lottava con i senza terra e gli indigeni del nord amazzonico,
è stata uccisa. Freddata con tre colpi di arma da fuoco mentre, insieme a due
contadini, stava raggiungendo Speranza, nello stato di Parà per partecipare alla
riunione del Progetto di Sviluppo Sostenibile.
Per la terra. Per l’Amazzonia. Aveva 73 anni. Membro della Commissione Pastorale della Terra (Cpt), aveva dedicato
ogni suo giorno ad aiutare i contadini e i lavoratori rurali, schierandosi a loro
fianco, sempre. In ogni movimento per la riforma agraria e per la salvaguardia
dell’Amazzonia lei era presente, in prima linea o dietro le quinte, a sostenere
la povera gente, insostituibile supporto. Per questo si era inimicata ogni singolo
proprietario terriero, ogni impresario del legno e da tempo era bersagliata da
pesanti intimidazioni, da minacce di morte. Nessuna autorità statale aveva ancora
mosso un dito per proteggerla.
Un fiume di sangue innocente. “Si tratta dell’ennesimo crimine fra le migliaia perpetrati contro avvocati,
padri, frati, lavoratori rurali, indios e sindacalisti – racconta con commozione
Arthur De Paula, di São Paulo, militante politico ed ex-prigioniero durante la
dittatura – Il nord del Brasile è inondato da una marea rossa di sangue innocente,
eroico e patriottico, brasiliano e non, tutta gente che ha dedicato la propria esistenza
ad appoggiare la lotta giusta e legittima per la riforma agraria, per la libertà
e per la giustizia sociale”.
“Suor Dorothy é l´ennesima martire, caduta in difesa dei seringueiros, dei senza terra, dei poveri di una Amazzonia in fiamme da trent´anni – racconta
sull’onda della commozione padre Massimo, missionario in Brasile da tempo -. È
l’ennesimo tentativo di far scomparire per interessi personali una delle piú gigantesche
ricchezze del mondo, la foresta amazzonica. Anche la mite missionaria americana,
con la sua semplice e sorridente azione di carità, era diventata evidentemente
di intralcio”.
Come Chico Mendes. “Dorothy Stang da oggi entra a far parte del pantheon dei martiri e degli eroi
della lotta brasiliana per la riforma agraria, contro il latifondo e per la fine
delle brutalità tuttora impunite dei banditi, dei pistoleri e degli assassini
al soldo dei signori della terra”, ha continuato De Paula.
Una notizia, dunque, che ha sconvolto il mondo cattolico, quello dei difensori
dei diritti umani e quello delle associazioni umanitarie. Ma non solo. “Come Chico
Mendes! Questo omicidio ha la stessa gravità”, il ministro dell’Ambiente, Marina
Silva ha paragonato l’omicidio della Stang a quello del sindacalista-ecologista
ammazzato nel 1988, ed è immediatamente partita per Anapu.
Appena saputo della tragedia, infatti, l’intero governo ha reagito condannandolo
ferocemente. Il presidente Lula ha ordinato alla polizia federale di aprire un’inchiesta
investigativa su esecutori e mandanti.
Il contesto. L’omicidio è avvenuto contemporaneamente all’entrata in vigore, proprio nel Parà,
del Programma nazionale di protezione dei difensori dei diritti umani, lanciata
dalla Segreteria speciale dei Diritti Umani e appoggiata da Amensty International.
Si tratta di un piano speciale per difendere i difensori minacciati, affidando
loro guardie militari armate. Il ministro Miranda aveva scelto proprio il Parà
per lanciare questo nuovo progetto: “Gruppi di sterminio, pistoleri, i tanti conflitti
nelle aree abitate da indigeni e minoranze, rendono il Parà uno degli stati dove
ci sono più scontri per la terra di tutto il Brasile. E gravi sono anche le questioni
ambientali”. Ma suor Dorothy non è stata raggiunta in tempo. La violenza è arrivata
prima. Ed è ancora sangue.