02/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'aggressione continuerà, e la rabbia degli arabi aumenterà

Scritto da Rosarita Catani*

In tempi di crisi, gran parte degli arabi si sintonizza su al-Jazeera. A volte è confortante che la verità venga affermata per come è, con tutti i suoi dettagli sanguinosi e sconvolgenti, senza veli e senza censure. Quando Israele ha scatenato il massiccio attacco aereo contro Gaza, sabato 27 dicembre, terrorizzando una popolazione già prigioniera e malnutrita, anch'io mi sono sintonizzata su al-Jazeera mentre i nostri tg davano informazioni frammentarie e discordanti.

A Gaza si stava verificando un vero e proprio massacro e in pochi secondi ho conosciuto il bilancio: 290 morti (destinati ad aumentare) ed oltre 700 feriti in un solo giorno. Ma, per quanto drammatico possa essere apparso questo bilancio - il più alto bilancio di vittime inflitto in un giorno da Israele in Palestina dai tempi della fondazione dello stato ebraico nel 1948 - non vi era nulla di nuovo da apprendere. Sono rimasta inutilmente incollata allo schermo. Venire a conoscenza delle conseguenze di simili tragedie sembra più un rituale che un'abitudine che abbia un significato. La Striscia di Gaza è sotto assedio da quasi due anni. Sette valichi in tutto che collegano Gaza con il resto del mondo sono stati chiusi. Materie prime, cibo, ricambi, macchinari per le cure sanitarie e decine di prodotti di prima necessità non sono potuti entrare a Gaza. Una guerra preparata ed annunciata da mesi nei minimi dettagli. Una preparazione di lungo periodo, un'attenta raccolta di informazioni, discussioni segrete, tecniche di disinformazione ed operazioni volte a sviare l'opinione pubblica. Tutto questo sta dietro l'operazione 'Piombo Fuso' delle Forze di Difesa Israeliane contro gli obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha scritto il 28 dicembre il più autorevole quotidiano israeliano Haaretz, che ha anche rivelato che il piano è stato portato avanti per sei mesi. ("Disinformation, secrecy and lies: How the Gaza offensive came about" ). Per sferrare l'attacco e' stato scelto solo il momento propizio.

Quale miglior momento se non quello in cui le persone sono impegnate nei preparativi per feste. Troppo occupate a pensare (in aria di crisi economica) ai festeggiamenti per Il Natale ed il Capodanno per occuparsi di milioni di palestinesi che stanno morendo massacrati. Di fronte all'uccisione di migliaia di palestinesi gli Stati Uniti hanno dichiarato che "Israele ha il diritto all'autodifesa". Questa affermazione appare ridicola come sempre, perché un paese come Israele, con un esercito che possiede le armi più letali del mondo, incluse le armi nucleari, non può sentirsi minacciato da una popolazione imprigionata il cui unico meccanismo di difesa sono razzi artigianali a base di fertilizzante! Mentre Israele ha ucciso e ferito migliaia di palestinesi a Gaza (ne ha ferito un migliaio solo sabato), appena un manipolo di israeliani sono morti in conseguenza del lancio dei razzi palestinesi nel corso di anni. I numeri hanno ancora una qualche importanza?

I governi europei invece hanno scelto attentamente le parole, "esprimendo preoccupazione'', invitando Israele a contenersi". I governi arabi erano, come al solito, distratti da cose futili, protocolli e norme di comportamento, ed hanno facilmente perso di vista la crisi imminente. Poi, l'esplosione ha avuto inizio, la collera della popolazione araba e' presto sfociata in manifestazioni di piazza in tutte le capitali dei Paesi arabi.

Appelli accorati a Dio, ai leader arabi e attuati quelli che hanno ancora una coscienza affinché facciano qualcosa per porre fine a questo massacro.

Sappiamo tutti che I continui raid arei israeliani non riusciranno ad estirpare Hamas dalla Striscia di Gaza, poiché Hamas non si trova soltanto a Gaza, ma in tutto il mondo arabo: esso è un'estensione di una struttura islamica profondamente radicata. Allora a Livni non resterà che inviare i carri armati nella Striscia di Gaza, e quello sarà il banco di prova decisivo del conflitto fra due volontà, quella degli aggressori e quella di combattenti che difendono la propria terra e la propria dignità nazionale. Prima che i paesi arabi e le altre nazioni traducano i loro cori di condanna in un'azione politica pratica ed efficace che possa mettere fine ai furiosi assalti israeliani contro i palestinesi, tutto quello che potrà cambiare è il numero dei morti e dei feriti. Ma ancora rimane da chiedersi: se Israele ucciderà altri 1.000, 10.000 palestinesi, o la metà della popolazione di Gaza, gli Stati Uniti continueranno a dare la colpa ai palestinesi? L'Egitto aprirà il confine con Gaza? L'Europa continuerà ad esprimere la stessa "profonda preoccupazione"? Gli arabi continueranno a fare le loro ridondanti affermazioni? Le cose potranno mai cambiare? Costoro sono felici della propria contraffatta impotenza, e sono fiduciosi nel fatto che la tempesta popolare che vediamo oggi sia soltanto una bolla di sapone che scoppierà dopo pochi giorni, come è accaduto in passato. Tuttavia, tutti i segnali indicano che essi si sbagliano, poiché l'aggressione israeliana continuerà, e la rabbia popolare continuerà anch'essa, e raggiungerà il suo culmine se la gente di Gaza riuscirà a resistere alcuni giorni, a distruggere qualche carro armato, ed a causare delle perdite nelle file delle forze nemiche. Il bene potrebbe giungere dal male più profondo. E queste manifestazioni che scoppiano in ogni angolo del mondo arabo per riaffermare l'unità del destino e del sangue degli arabi, e che scuotono i miseri regimi arabi e ne mettono in luce le colpe - queste manifestazioni potrebbero essere l'incarnazione di questo bene.

*Giornalista free-lance di stanza ad Amman

Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina