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Scritto da Matteo Cazzulari
"Per l'anno prossimo il prezzo per il gas russo sarà meno caro di due, se non addirittura tre volte" ha comunicato il dittatore bielorusso Alaksandar Lukašenka dopo essersi accordato a riguardo col presidente della Federazione russa Dmitrij Medvedev a Mosca lo scorso 22 dicembre.
Per il regime di Lukashenko, alle prese in questi mesi con sempre maggiori problemi economici (ultimamente la Bielorussia doveva restituire qualche miliardo di dollari all'occidente e alla Russia), lo sconto sul prezzo per le forniture di gas è una delle condizioni indispensabili per superare la crisi. In dicembre, la Bielorussia ha pagato 127,9 dollari per 1000 metri cubi di gas; ora, sotto la minaccia di Mosca, ha accettato di pagarne 160-170 dal primo gennaio del 2009 (al contrario, il prezzo medio pagato dai paesi europei salirà a 280 dollari). Secondo l'ex presidente della Banca Nazionale di Bielorussia, Stanislau Bagdankević, "la reazione ottimistica di Lukashenko indica un pieno successo nelle trattative con Mosca" che in cambio di prezzi di favore sul gas ha de facto rinsaldato il legame con Minsk dopo mesi di gelo e lontananza.
Per il bat'ka (come viene chiamato in patria il dittatore bielorusso) l'accordo è stato importante anche sul piano politico interno, poiché gli ha permesso di mostrare alla sua nomenklatura - convinta di una sua imminente sconfitta - di essere ancora in grado di cooperare con Mosca per migliorare l'economia del suo Paese, come sottolineato dal politologo russo Andrei Suzdalcev. Era da molto che il dittatore bielorusso non indirizzava al Cremlino così caldi complimenti. "La Bielorussia è grata alla Russia. Il nostro paese non resterà debitore, vi ricompenseremo!" ha dichiarato il bat'ka lo scorso 25 dicembre.
Una delle prime tappe della ricompensa a Mosca sarà il riconoscimento dell'indipendenza delle province separatiste georgiane di Abkhazja ed Ossezia del sud - finora riconosciuta solamente da Russia e Nicaragua - . Ancor prima dei colloqui tra Lukashenko e Medvedev, il quotidiano russo Kommersant riportava la notizia circa un possibile scambio di favori tra Mosca e Minsk: il riconoscimento dell'indipendenza delle due province occupate dalle truppe del Cremlino in agosto in cambio di un prezzo di favore sul gas.
Difatti, Lukashenko ha affermato che "con l'anno nuovo il riconoscimento dell' indipendenza di Abkhazja ed Ossezia del Sud saranno priorità del parlamento. Se questa sarà la volontà popolare [del dittatore, nda] allora firmerò l'atto di riconoscimento". L'ennesimo riavvicinamento alla Russia potrà significare la revoca dei progressi politici compiuti negli scorsi mesi: cercando supporto finanziario dall'Europa, il regime bielorusso aveva liberato i detenuti politici, permesso la pubblicazione di due giornali indipendenti e legalizzato il movimento di opposizione "Per la Libertà" (Za Svabodu). "Tutti i progressi erano dettati dalla situazione economica e non un segnale di avvicinamento politico all'occidente" ha illustrato Anatol Labiedka, uno dei leder dell'opposizione bielorussa. "Se solo migliorasse la situazione economica, allora potremmo scordarci qualsiasi progresso in ambito politico e civile" ha aggiunto Bagdankević. Del resto, Lukashenko ha ricordato chiaramente "di non voler instaurare una collaborazione con l'occidente a spese dei buoni rapporti con Mosca". Si può ora soltanto sperare che l'ennesima occasione di un ritorno all'occidente sprecata dal bat'ka non scoraggi l'Europa nello sviluppo della politica di vicinato, approvata all'unanimità all'inizio di dicembre su iniziativa di Svezia, Polonia e Paesi Baltici.