
La voce dell’opposizione togolese si nasconde tra le case e i palazzi di un quartiere
anonimo della capitale dell’ex impero coloniale francese. Non ci sono porte, né
stanze e nemmeno scrivanie o fax. Solo un computer, un sito internet, sette giornalisti
e tanta buona volontà.
Da quasi tre anni
LeTogolais.com, il quotidiano on-line degli esuli provenienti dal Togo, è il mezzo d’informazione
che tiene le fila di una diaspora distribuita tra Africa, Europa e Stati Uniti.
Un giornale clandestino, costretto a operare a oltre 4mila chilometri dalla madrepatria,
dove la libertà di stampa non è praticamente mai esistita: l’ultimo dittatore,
Gnassigbe Eyadema, morto il 5 febbraio scorso dopo 38 anni di potere incontrastato,
non amava giornali e giornalisti che ne criticavano l’operato.
Un giornale clandestino. Per questo, tra le migliaia di esuli e dissidenti che dagli anni ’60 sono fuggiti
dalla tirannia del regime repressivo togolese, alcuni hanno pensato di fondare
un giornale virtuale, privo di cancelli da chiudere e irraggiungibile per le manette
e i bastoni della polizia e dei servizi segreti.
“Non c’è una redazione, non ce lo potremmo permettere”, ha raccontato a
PeaceReporter.net, Carl Gaba, caporedattore di
Le Togolais. “Questo giornale ha pochissimi soldi e i finanziamenti non arrivano. Tuttavia
il lavoro che facciamo è importante: informiamo la comunità di esuli del Togo
sparsi nel mondo, raccontando loro la verità su quello che accade nella nostra
madrepatria. Il regime di Eyadema, uno dei più sanguinari dell’Africa sub-sahariana,
è durato talmente a lungo da aver prodotto qui in Francia almeno due generazioni
di esuli togolesi. Molti di loro hanno conosciuto il carcere e la tortura e sono
fuggiti nel corso degli anni. Ma non è solo a loro che ci rivogliamo – continua
il giornalista – ci sono migliaia di persone in Togo che non hanno accesso a un’informazione
libera. Grazie ai nostri collaboratori anonimi in tutto il Paese, abbiamo attuato
un sistema di diffusione delle notizie clandestino nelle campagne. I nostri articoli
vengono stampati in alcuni internet cafè nei centri urbani del Togo, per poi essere
distribuiti a tutti quelli che sanno leggere nei villaggi e nelle aree rurali.
Questi, a loro volta, radunano gli abitanti e raccontano loro quello che hanno
letto. In questo modo la gente sa quello che accade veramente nei palazzi governativi
di Lomè e nelle carceri”.
Colpo di stato. Subito dopo la morte di Eyadema, avvenuta su un aereo che lo portava in Francia
per delle cure mediche d’emergenza il figlio Faure Gnassigbe, fino a pochi giorni
fa ministro delle Comunicazioni, ha preso il suo posto aiutato dall’esercito diventando,
nel giro di 48 ore, il nuovo presidente del Togo.
La reazione della comunità internazionale e della diaspora togolese è stata immediata.
Il giornale ha pubblicato diversi articoli e corsivi che condannavano il colpo
di mano, definendolo un attentato alla democrazia e gridando a un nuovo colpo
di stato. Secondo la costituzione del Togo, la presidenza sarebbe infatti spettata
al capo del parlamento, Fambare Natchaba Ouattara, che al momento si trovava in
Francia. Numerosi sono stati gli appelli dei membri del Comite de Resistance Togolaise a manifestare davanti alle ambasciate togolesi di tutto l’Occidente.
Sotto accusa la Françafrique. Secondo i giornalisti di Le Togolais, la Francia avrebbe appoggiato il regime di Gnassigbe Eyadema e
favorito l’insediamento illegale del figlio. Un’accusa pesante per Parigi, spesso
sospettata di aver
intrattenuto rapporti d’affari con personaggi discutibili del panorama politico
africano. Come alcuni alti quadri del regime ruandese ai tempi del genocidio
o, più di recente, con il suo ruolo ambiguo nella guerra civile ivoriana.
Il 7 febbraio scorso la Bbc riferiva che la stessa
Francia potrebbe contribuire a smuovere l’impasse diplomatica e
politica togolese, che coinvolge più Paesi dell’Africa occidentale,
oltre a Unione Europea, Unione Africana e alla Comunità Economica degli
Stati dell’Africa Occidentale (Cedeao), tutte molto critiche verso il
colpo di scena politico di Lomè. Tuttavia, sempre secondo l’emittente
britannica, la posizione francese non è del tutto chiara, soprattutto
dopo le recenti dichiarazioni di Jaques Chirac sul defunto
dittatore Eyadema, che il presidente ha definito “un caro amico”.
La smentita dell'Eliseo. Contattata telefonicamente negli uffici del ministero degli Affari Esteri francese
Marie Masdupuy, portavoce dell’Eliseo, ha smentito a PeaceReporter.net le accuse di doppio gioco francese nell’affare togolese, pur non sbilanciandosi
sulla definizione di ‘colpo di stato’.
”Ci teniamo al fatto che il cambio di presidenza in Togo avvenga nei limiti della
legalità – ha affermato la Masdupuy - per noi è importante che vi siano elezioni
libere. Come membri dell’Unione Europea è ovvio che ci atteniamo a quello che
essa giudica più opportuno. Staremo a vedere cosa farà Faure Gnassigbe e cercheremo
di contribuire a trovare una soluzione diplomatica all’intera vicenda”.