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scritto per noi da
Alessandro Ursic
Mentre all'esterno centinaia di "magliette rosse" dell'opposizione lo insultavano, di fronte a soli deputati della sua maggioranza, in fuga dal Parlamento assediato da decine di migliaia di manifestanti, Abhisit Vejjajiva è diventato oggi il nuovo primo ministro thailandese. Il terzo in quattro mesi, il quinto in poco più di due anni. Abhisit ha promesso di sanare le divisioni politiche che paralizzano il Paese, e di rilanciare l'economia nazionale. Ma nessuno si aspetta che ci riesca.
Abhisit è riuscito a tenere il suo discorso, dopo il rinvio di ieri, ma solo "rifugiandosi" di nascosto al ministero degli Esteri. Stamattina il Parlamento era ancora circondato da migliaia di dimostranti, che impedivano l'ingresso ai deputati. Appena si è sparsa la notizia che la cerimonia di inizio mandato si sarebbe tenuta al ministero, in centinaia si sono trasferiti lì. Ma dopo una breve scaramuccia con la polizia, tutto è andato avanti secondo la procedura. Abhisit ha tenuto il suo discorso davanti a facce amiche, dato il boicottaggio dell'opposizione. E alla fine i deputati e il nuovo premier sono usciti in un convoglio, scortati dalla polizia in mezzo alla folla di manifestanti.
Un mese dopo l'occupazione dei due aeroporti della capitale, in Thailandia è tutto capovolto. All'epoca, a conclusione di sei mesi di manifestazioni di piazza e con la sede del governo da agosto ridotta a un loro bivacco, erano i "gialli" a protestare contro il governo di Somchai Wongsawat, o contro chiunque fosse un seguace dell'ex premier Thaksin Shinawatra. Ora, dopo il "ribaltone" che ha permesso la formazione del governo di Abhisit, sono i "rossi" a scendere nelle strade per chiedere nuove elezioni. Come gli altri, anche loro parlano di "governo di marionette": ma diversi sono i burattinai che vedono dietro le quinte. Chi? Kai, un funzionario dell'amministrazione di Bangkok che non si perde una manifestazione dei "rossi" come lui, non dice una parola ma indica in alto. In un Paese dove il reato di lesa maestà ti può portare in prigione per 15 anni, meglio non essere troppo espliciti.
Per quanto siano sempre più dei "gialli" - anche ieri almeno 20.000, due settimane fa allo stadio di Bangkok 50.000 - i "rossi" dell'Alleanza democratica contro la dittatura (Daad) non sono ricorsi a tattiche estreme come quelle usate dall'Alleanza del popolo per la democrazia (Pad) A quel proposito, tra l'altro, sono scandalizzati dal fatto che tre mesi di campeggio nella sede del governo e otto giorni di bivacco dei due aeroporti di Bangkok non abbiano portato a nessun arresto. Di più: un politico che ha difeso pubblicamente l'operato del Pad (Abhisit ha invece mantenuto un basso profilo) è diventato ora ministro degli Esteri. D'altronde, è "giallo" anche il colore dei Democratici, il nuovo partito di governo.
Le "magliette rosse" sanno che, se si andasse al voto, probabilmente vincerebbero di nuovo. Ma lo sa anche l'ex opposizione ora diventata maggioranza, che di indire nuove elezioni non ci pensa nemmeno. Sempre sconfitta nel voto dal 2001 a oggi, ma sostenuta dall'establishment militare-monarchico-giudiziario, ora si appresta a governare. In pochi credono che l'esecutivo possa durare. Ma l'ex maggioranza, i seguaci di Thaksin, hanno perso l'inerzia. Decine di deputati hanno cambiato sponda politica, lo stesso Thaksin è in esilio, con una condanna in patria e un passaporto diplomatico scaduto; la nuova coalizione di governo, pur non essendo amata dai thailandesi delle campagne e dalle classi medio-basse, gode di appoggi importanti. Chi "conta", investitori stranieri inclusi, desidera stabilità. E' per questo che il nuovo governo potrebbe anche sorprendere tutti e durare fino alle elezioni del 2011. Ma per "sanare le divisioni politiche", come si è impegnato a fare oggi Abhisit, dovrà sforzarsi parecchio.