14/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Australia una schizofrenica finisce in un carcere per clandestini. Governo nella bufera
Cornelia Rau ai tempi in cui era una hostess della QantasLa sfortunata storia di una donna rimasta sola con i suoi problemi mentali e sballottata da un carcere all’altro sta facendo tremare il governo conservatore australiano di John Howard. Sotto accusa è il trattamento riservato agli immigrati clandestini, contro i quali negli ultimi anni Canberra ha optato per una politica dura che trova i favori dell’opinione pubblica. E che la povera Cornelia Rau, 39enne australiana che lasciò la Germania quando aveva solo un anno e mezzo, ha provato sulla sua pelle senza averne colpa.
 
La vicenda. La donna, una ex hostess della compagnia aerea Qantas da anni malata di schizofrenia, era fuggita da un clinica per malattie mentali di Sydney lo scorso marzo. Era stata ritrovata in una piccola città dello stato del Queensland, nel nord dell’Australia, da alcuni aborigeni, che vedendola incapace di badare a se stessa la segnalarono alla polizia locale. Lei dichiarò di essere un’immigrata tedesca clandestina dal nome di Anna Schmidt. Gli agenti, non riuscendo a identificarla, qualche giorno dopo la consegnarono agli uomini del dipartimento all’Immigrazione. Cornelia Rau finì in un penitenziario femminile di Brisbane, dove rimase per sei mesi. Mentre già in agosto la madre Veronika ne aveva denunciato la scomparsa, in ottobre Cornelia fu trasferita al centro di detenzione per richiedenti asilo di Baxter, nell’Australia meridionale, dove è stata tenuta per lunghi periodi in cella di isolamento.
 
Il primo ministro australiano, John HowardIl ritrovamento. Finché la settimana scorsa la sorella Chris ha letto su un giornale un articolo su una misteriosa donna che parla tedesco rinchiusa nel centro di Baxter. Il giorno successivo Cornelia è stata liberata e trasferita nel reparto psichiatrico del Royal Hospital di Adelaide, in completo stato confusionale. I familiari sostengono che la sua schizofrenia si è notevolmente aggravata per le condizioni di detenzione. Alcuni detenuti hanno riferito che la donna veniva tenuta in isolamento anche per 18 ore al giorno perché gridava ed era incontrollabile. Quando le era permesso di uscire per qualche ora d’aria, ci volevano sei guardie per riportarla a forza in cella.
 
Chris Rau, sorella di Cornelia, con il marito e i loro tre figliUn caso isolato? La vicenda ha infiammato l’Australia. Ha portato alla luce le condizioni in cui vengono tenuti prigionieri gli immigrati nei centri di detenzione per clandestini, rinchiusi per periodi di tempo indefiniti senza processo, mentre le loro domande di asilo o di permanenza vengono esaminate: una pratica che può richiedere anni. Il premier John Howard ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sull’ “incidente molto spiacevole” di Cornelia Rau, senza però scusarsi con la donna o con i suoi familiari (nel frattempo la madre è morta). Si tratta di un’inchiesta interna del governo: le indagini sono state affidate all’ex commissario della polizia federale Mick Palmer, che terrà udienze a porte chiuse anche se i risultati saranno resi pubblici. L’opposizione laburista e i verdi sono insorti, chiedendo un’inchiesta giudiziaria indipendente, che vada a fondo anche sul trattamento dei detenuti nei centri per immigrati, spesso situati nelle zone più deserte del territorio australiano.

Alessandro Ursic

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