29/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'analisi dell'Alternative Information Center

Il 25 dicembre l' Alternative Information Center, una Ong israelo-palestinese, pubblicava un'analisi dettagliata sulla fine della tregua tra Hamas e Israele, e gli scenari che si sarebbero prospettati in seguito a un attacco israeliano a
Gaza. L'attacco ormai è avvenuto. Ma l'analisi resta valida, come valido rimane il richiamo alla comunità internazionale ad
assumersi le proprie responsabilità rispetto alla Convenzione di Ginevra. I Paesi che hanno ratificato la convenzione hanno l'obbligo di garantire la sicurezza dei civili, di qualunque parte, in situazioni di guerra e occupazione

di Bryan Atinsky e Connie Hackbarth
Alternative Information Center




L'esercito militare israeliano sta preparando un dettagliato piano d'assalto alla striscia di Gaza, ed il Capo del personale Gabi Ashkenazi ha dichiarato che Israele "deve utilizzare tutta la sua forza per danneggiare le
infrastrutture del terrore e creare una situazione di sicurezza diversa".
Il Governo e l¹esercito israeliani intravedono una piccola opportunità e molto probabilmente la utilizzeranno. Natale è passato e quindi anche la grande stagione dei turisti; le elezioni americane si sono svolte; il presidente Bush sta lasciando la Casa Bianca e il neo eletto presidente Obama non ha ancora assunto il pieno controllo; e mentre le elezioni in Israele stanno vacillando, un attacco a Gaza sembra essere l'unica cosa su cui tutti i maggiori partiti sono d'accordo. Anche il partito Sionista di sinistra Meretz oggi ha dichiarato pubblicamente che "è arrivato il momento di agire senza alcun compromesso e con limitate considerazione politiche al fine di proteggere gli abitanti della zona di Gaza e di Sderot. Colpire Hamas in modo mirato e lavorare per una nuova tregua".
Mentre i politici ed i generali israeliani sono largamente d'accordo nel supportare un'operazione militare su larga scala, non si può dire lo stesso per i cittadini israeliani. Oggi Haaretz ha pubblicato il risultato di un sondaggio che aveva commissionato, il quale rivela che "il 46% degli israeliani sostiene di non appoggiare un'invasione massiccia della striscia
di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF); il 40% invece sostiene l'operazione". L'opinione pubblica tuttavia ha un effetto limitato sulle politiche del governo o sulle dichiarazioni di ampio consenso popolare per le azioni intraprese che esso rilascia. Ad esempio, i sondaggi in Israele hanno mostrato insistentemente che la maggioranza propende per il
dialogo con Hamas, ma non solo il governo israeliano ha rifiutato ogni dialogo, ha anche frequentemente dichiarato che sarebbe stato antitetico rispetto ai desideri del popolo israeliano.

Nelle ultime settimane i funzionari israeliani hanno avuto un intenso programma di incontri con i governi di tutto il mondo, con lo scopo di raccogliere il consenso internazionale per un¹azione contro Hamas. In questo lasso di tempo hanno riportato di aver addirittura ricevuto il tacito consenso del Governo egiziano, il quale potrebbe voler ottenere una piccola ricompensa per l'arrogante rifiuto di Hamas riguardo alla proposta di una trattativa di riconciliazione tra Hamas e Fatah con la mediazione degli egiziani. Il giornale londinese al-Quds al-Arabi ha riferito che il 24 dicembre il governo egiziano ha respinto la richiesta israeliana di utilizzare la propria influenza per persuadere Hamas a rinnovare la tregua con Israele. Al contrario, il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman ha fatto presente ad Israele di non avere nessuna obiezione ad una operazione militare nella Striscia di Gaza finalizzata alla rimozione del governo di Hamas. Sebbene Israele dichiari di volere la tranquillità sul fronte di Gaza, è stato proprio lo stato israeliano a violare il cessate il fuoco nel novembre scorso, uccidendo sei palestinesi e ferendone quattro. Queste uccisioni sono parte dell'attuale campagna di punizione collettiva contro 1,5 milioni di residenti nella Striscia di Gaza, che Israele ha posto sotto assedio dal giungo del 2007. Israele chiude ermeticamente tutti i passaggi per persone e beni essenziali, causando una situazione di crisi umanitaria nella quale diventa un bisogno permanente la dipendenza dall'assistenza di cibo, la carenza di combustibile ha arrestato l'utilizzo di acqua corrente ed elettricità, e dove gli ospedali sono in carenza dei
medicinali di prima necessità. Solamente l'assistenza umanitaria della comunità internazionale evita la crisi generalizzata. Sebbene il governo israeliano ha ripetutamente insistito sull¹intransigenza di Hamas, agendo come se non ci fosse altra ragionevole soluzione se non tramite un'azione militare, un portavoce di Hamas ha dichiarato il 23 dicembre che la tregua sarebbe stata rinnovata se Israele avesse garantito l'apertura dei corridoi per le forniture di aiuti e carburante e avesse interrotto le incursioni.

Il governo israeliano si è messo all'angolo e sta potenzialmente affrontando una situazione militare e politica di "perdita in ogni caso". L'obiettivo di Israele di rovesciare il governo di Hamas, recentemente promosso dal Primo Ministro Olmert con un appello ai cittadini di Gaza affinché respingessero i loro governanti, non può essere realizzato attraverso l'assedio o azioni militari limitate. In ogni caso, Israele ha aumentato il livello di retorica interna ed esterna in modo da far apparire infattibile il non agire nei confronti dell¹escalation della violenza. Tutto ciò malgrado qualunque azione militare significativa comporterebbe un numero elevato di vittime palestinesi, insieme ad un incremento dei lanci di missili da Gaza verso le zone popolate israeliane e la probabile morte di numerosi soldati israeliani.
Quale sarebbe l'obiettivo dichiarato di Israele compiendo quest' azione militare? Sebbene l'opinione pubblica israeliana sostenga la necessità di un rovesciamento del governo di Hamas, questo non sarebbe possibile senza una massiccia invasione israeliana e senza un permanente dispiegamento di truppe all'interno della Striscia di Gaza. Un prezzo che l'opinione pubblica israeliana non vuole pagare. Ogni azione militare avrebbe come risultato delle vittime, non la fine della resistenza palestinese all'occupazione di Gaza. Inoltre la resistenza palestinese a un tale attacco non si limiterebbe alla Striscia di Gaza, ma le proteste si svilupperebbero in tutta la West Bank e forse addirittura nella parte Est di Gerusalemme. Oltretutto un'azione su larga scala di Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza non farebbe che avviare una potenziale spirale di violenza attraverso i confini, innescando reazioni nella parte nord di Israele con gli Hezbollah in Libano.

Comunque, potrebbe essere che tali considerazioni politiche ritardino l'attacco militare alla striscia di Gaza? I ricordi della Guerra in Libano del 2006 dissuaderanno l'aggressivo ma combattente ministro laburista Barak dall'ordinare l'attacco? La Guerra in Libano e' considerata tutt'oggi dalla maggioranza dell'opinione pubblica israeliana come una campagna inutile e irrealistica, che non ha fatto altro che indebolire il potere deterrente e causare inutili vittime. D'altra parte può essere che l'esercito israeliano e il governo vedano l'inizio di un'offensiva su larga scala come un modo per curare l'opinione pubblica dalla "sindrome libanese", compiendo un attacco simile.
Alla luce di questa situazione la comunità internazionale deve immediatamente agire per proteggere la popolazione di Gaza e impedire una pericolosa escalation delle violenze nella regione. Israele deve rendere conto del procedere della sua politica di occupazione e i sottoscrittori della Convenzione di Ginevra devono andare incontro ai loro obblighi
internazionali che impongono loro di proteggere la popolazione palestinese.

traduzione a cura di Enrico Bartolomei, Stella Benzi e Virginia Fiume
(Caschi Bianchi- volontari in servizio a Beit Sahour)

 

Parole chiave: gaza, israele, raid, pace, hezbollah
Categoria: Diritti, Muri, Profughi
Luogo: Israele - Palestina
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