12/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Pacifisti e intellettuali russi chiedono a Putin di trattare con i ceceni. Ma la risposta è sempre "Niet"

In Russia, esponenti del mondo pacifista, delle organizzazioni per i diritti umani, intellettuali ed ex dissidenti sovietici hanno sottoscritto un appello rivolto al presidente Vladimir Putin affinché risponda positivamente alla tregua unilaterale e all’offerta negoziale avanzata nei giorni scorsi dal leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov. Ecco il testo dell’appello, seguito dall’elenco di alcuni dei firmatari e, purtroppo, dalla sprezzante risposta delle autorità filorusse dell’amministrazione cecena.

Una donna cecena a Grozny Al presidente della Federazione Russa

E’ oltre un decennio, con tre anni di relativa pausa, che la Russia è in guerra nella Repubblica Cecena. Una guerra terribile che ha causato decine di migliaia di morti, centinaia di migliaia di invalidi e la distruzione di città e industrie.
In questi giorni si profila una possibilità d’uscita da questo violento conflitto: l’ordine di cessate il fuoco unilaterale impartito dal leader della resistenza cecena Aslan Maskhadov, che già aveva preso le distanze dalle azioni di Basayev, è un’opportunità storica che non va sprecata.
E’ semplice ignorare questo gesto bollandolo come un bluff. Ma è anche pericoloso, perché così non si fa altro che frustrare l’ala moderata dei ribelli e dare spazio all’ala radicale, trasformando questa guerra in un conflitto eterno ed esteso a tutto il Caucaso del Nord. I terroristi sono capaci di resistere anni nella presente situazione politico-militare.
Più la guerra dura, più la resistenza cecena si radicalizzerà nella direzione di un fondamentalismo islamico che, per sua natura, non cerca l’accordo politico ma considera la lotta armata come fine a se stessa.
Ugualmente, dall’altra parta, più la guerra dura, più la politica russa si radicalizzerà nella direzione dell’ultranazionalismo che, per sua natura, ha bisogno che il conflitto ceceno vada avanti per poterlo sfruttare a scopi politici.
La storia insegna che il negoziato è l’unico metodo per conseguire con mezzi politici ciò che non si riesce a conseguire con mezzi militari.
Signor presidente, se davvero non si vuol trasformare la Cecenia in un altro fronte dello scontro tra radicalismo islamico e civiltà occidentale, bisogna privilegiare adesso il dialogo con i moderati.
La Russia si trova davanti ad una grave decisione: ha la possibilità di salvare migliaia e migliaia di vite umane, o di condannare la prossima generazione di politici russi a cercare una via d’uscita da questa guerra in condizioni molto meno favorevoli delle attuali.
Signor presidente, chiediamo a lei, come supremo comandante delle forze armate e come garante dei diritti costituzionali, primo tra tutti quello alla vita, di ordinare il cessate il fuoco in Cecenia e di nominare una delegazione per avviare negoziati con Maskhadov al fine di trovare una soluzione politica del conflitto.
 
Lyudmila Alekseeva, presidente del Moscow Helsinki Group
A.V.Babushkun, Comitato “Diritti Civili”
V.V.Borschev, Moscow Helsinki Group
S.V.Brovchenko, Fondo Pubblico “Pubblicità”
Svetlana Gannushkina, Committee “Assistenza Civile”
L.I.Grafova, Coordinatrice del Comitato d’Assistenza ai Rifugiati
E.L.Grishin, Centro Informazione Pubblica
 Sergei Kovalev, Tatyana Kasatkin, Oleg Orlov, Pravozashchitnyj, “Memorial”
A.A.Piontkovsky, presidente del Centro di Ricerche Strategiche
A.S.Politkovskaja,  giornalista di “Novaja Gazeta”
Lev Ponomariov, Ju.A. Fishermen, Movimento per i Diritti Umani
J.V.Samodurov, Museo A.D.Saharova
A.P.Tkachenko, scrittore
G.P.Yakunin, Comitato per la Difesa della Libertà di Religione


Un soldato russo in pattuglia a Grozny Nessuna risposta è giunta dal Cremlino a questo appello.
Ma, se venisse, non sarebbe certo positiva a giudicare da quella data da Ziyad Sabsabi, vice primo ministro del governo ceceno filo-russo.
“Il dialogo con Maskhadov è stato tolto dalla nostra agenda politica molto tempo fa”, ha dichiarato all’agenzia di stampa russa Interfax. “E poi, su cosa dovremmo negoziare? Sulla secessione della Cecenia dalla Federazione Russa? Sul ritiro delle truppe russe per far scoppiare una guerra civile? Non c’è niente da negoziare! Se Maskhadov vuole la pace deve semplicemente riconoscere l’appartenenza della Cecenia alla Russia e i risultati del referendum del 2003 con cui è stata approvata la nuova Costituzione cecena”.
E’ opportuno ricordare che Aslan Masdkhadov, comandante della resistenza cecena già nella prima guerra cecena, dopo aver firmato gli accordi di pace di Khasavyurt con i Eltsin nell’agosto del 1996 venne democraticamente eletto presidente della Repubblica Cecena nel 1997 in elezioni riconosciute sia dall’Osce che dalla Russia. Fu Putin, due anni dopo, a disconoscere la sua legittima autorità e a rimuoverla con l’invasione e l’occupazione militare del paese.
Così come merita ricordare che il referendum del 2003 con cui il Cremlino sottopose ai ceceni la nuova Costituzione preparata per loro (priva delle “ampie autonomie” promesse) fu una farsa colossale, in cui addirittura votarono anche i soldati delle truppe d’occupazione russe. 

Enrico Piovesana

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