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Il 12 maggio ho intervistato, a Pristina, Ramush Haradinaj. Era tornato da poco più di un mese dall'Aja, dopo che, il 3 aprile, la Corte lo ha assolto per tutti i 37 capi d'accusa. Crimini di guerra e crimini contro l'umanità, queste le imputazioni più gravi a suo carico, dopo che gli investigatori internazionali avevano ritrovato i corpi di 39 persone nel lago di Radonjic, nella Drenica, area sotto il suo comando. L'assoluzione di Haradinaj ha suscitato lo sdegno della comunità serba. Belgrado ha accusato la Corte Internazionale di far viaggiare la giustizia su due binari diversi: uno per i serbi, che porta quasi sempre alla condanna, uno per i kosovari, che porta quasi sempre all'assoluzione. Il 17 febbraio, Pristina ha dichiarato l'indipendenza dalla Serbia e per molti, la restituzione di Haradinaj - ripulito da ogni accusa - al popolo kosovaro, ha rappresentato l'ultimo regalo della comunità internazionale alla neonata repubblica.
Di seguito, il collegamento all'intervista, la prima rilasciata a un giornalista straniero.
Nicola Sessa