Scritto per noi da Enza Petrillo
Il centro della città posizionato tra Piazza Skanderberg e Viale Madre Teresa
è oggi il crocevia degli internazionali, dal 1999 i veri protagonisti della vita
urbana. La riqualificazione urbana di quest’area ha il sapore amaro della farsa.
Eccezion fatta per gli edifici delle organizzazioni internazionali, lo scenario
è quello del 1999. Case distrutte e mai recuperate o case sorte dal nulla.
Da queste parti il concetto di vecchio non si associa a niente di snobistico.
Qui una casa vecchia è solo una casa cadente mal riparata ed elevata a copia di
un occidente di cui si comprendono esclusivamente gli aspetti esteriori e estetizzanti.
Un totalitarismo del kitsch che rende la città cupa e grottesca . Sensazioni che
spiazzano l’osservatore quasi quanto la puzza di smog e di carbone che avvinghia
in una morsa tutta la città.
Pristina è congestionata, male organizzata e ostile. Ovunque automobili occidentali
malmesse e vecchie “Lada” e “Zastava” sopravvissute al nuovo avanzante.
Una delle cause maggiori dell’inquinamento atmosferico che asfissia la città
sono i gas di scarico delle automobili: combustibili scadenti, motori senza filtri
e catalizzatori, hanno fatto riscontrare tassi di piombo al limite massimo tollerabile
per l’uomo. Tutti i giorni in questa città che ha il volto dell’insostenibile,
spariscono case velocemente rimpiazzate da immobili mai terminati e subito abitati.
Assenza di sistema fognario, potabilità idrica inesistente, energia elettrica
altalenante, completano il quadro contribuendo in maniera evidente ad acuire gli
squilibri.
Insostenibilità ambientale, spesso messa all’ombra da altre priorità ma che
sta già cominciando a far sentire il suo peso.

Lo scenario è a detta della popolazione e probabilmente senza alcuna esagerazione,
catastrofico. In Kosovo, come in Bosnia e nella Federazione Serbo-Montenegrina
si muore di cancro e malformazioni congenite. I necrologi funebri editi sui quotidiani
del posto attestano una mortalità adulta intorno ai cinquanta anni, e sono tantissimi
i bambini con problemi alle vie respiratorie. L’insorgenza patogena di forme
cancerogene in Kosovo, stando a quanto riportato dalle persone ascoltate, è considerevolmente
aumentato negli ultimi anni. Timori fondati e confermati dalle stesse Ong che
lavorano sul territorio.
Una catastrofe ecologica, in parte imputabile ai tentativi di modernizzazione
industriale del periodo federale, ma indubbiamente acuita dai lasciti territoriali
della dopoguerra. Questione spinosa che si intreccia sulle motivazioni stesse
che hanno innalzato la forza militare e il suo uso illimitato a principio regolatore
delle relazioni internazionali.
Sarà difficile convincere la popolazione civile che queste conseguenze sono stati
solo degli incidenti di percorso.