12/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A quasi sei anni dalla fine del conflitto Pristina aspetta ancora la normalità

Scritto per noi da Enza Petrillo

 
Piazza Skandenberg
Il centro della città posizionato tra Piazza Skanderberg e Viale  Madre Teresa è oggi il crocevia degli internazionali, dal 1999 i veri protagonisti della vita urbana. La riqualificazione urbana di quest’area ha il sapore amaro della farsa.
Eccezion fatta per gli edifici delle organizzazioni internazionali, lo scenario è quello del 1999. Case distrutte e mai recuperate o case sorte dal nulla.
Da queste parti il concetto di vecchio non si associa a niente di snobistico. Qui una casa vecchia è solo una casa cadente mal riparata ed elevata a copia di un occidente di cui si comprendono esclusivamente gli aspetti esteriori e estetizzanti. Un totalitarismo del kitsch che rende la città cupa e grottesca . Sensazioni che spiazzano l’osservatore quasi quanto la puzza di smog e di carbone che avvinghia in una morsa tutta la città.
Pristina è congestionata, male organizzata e ostile. Ovunque automobili occidentali malmesse e vecchie “Lada” e “Zastava” sopravvissute al nuovo avanzante.
Una delle cause maggiori dell’inquinamento atmosferico che asfissia la città sono i gas di scarico delle automobili: combustibili scadenti, motori senza filtri e catalizzatori, hanno fatto riscontrare tassi di piombo al limite massimo tollerabile per l’uomo. Tutti i giorni in questa città che ha il volto dell’insostenibile, spariscono case velocemente rimpiazzate da immobili mai terminati e subito abitati. Assenza di sistema fognario, potabilità idrica inesistente, energia elettrica altalenante, completano il quadro contribuendo in maniera evidente ad acuire gli squilibri.
Insostenibilità ambientale, spesso messa all’ombra da  altre priorità  ma che sta già cominciando a far sentire il suo peso.
 
Povertà nelle strade di PristinaLo scenario è a detta della popolazione e probabilmente senza alcuna esagerazione, catastrofico. In Kosovo, come in Bosnia e nella Federazione Serbo-Montenegrina si muore di cancro e malformazioni congenite. I necrologi funebri editi sui quotidiani del posto attestano una mortalità adulta intorno ai cinquanta anni, e sono tantissimi i bambini  con problemi alle vie respiratorie. L’insorgenza patogena di forme cancerogene in Kosovo, stando a quanto riportato dalle persone ascoltate, è considerevolmente aumentato negli ultimi anni. Timori fondati e confermati dalle stesse Ong che lavorano sul territorio.
Una catastrofe ecologica, in parte imputabile ai tentativi di modernizzazione industriale del periodo federale, ma indubbiamente acuita dai lasciti territoriali della dopoguerra. Questione spinosa che si intreccia sulle motivazioni stesse che hanno innalzato la forza militare e il suo uso illimitato a principio regolatore delle relazioni internazionali.

Sarà difficile convincere la popolazione civile che queste conseguenze sono stati solo degli incidenti di percorso.

Categoria: Pace, Popoli
Luogo: europa