22/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le aziende evitano licenziamenti tagliando il costo del lavoro. I latino-americani non hanno soldi per tornare a casa

La crisi economica che sta colpendo gli Stati Uniti sta imponendo ai datori di lavori scelte obbligate: licenziare o inventare ogni stratagemma possibile per evitare di mandare a casa i propri dipendenti.

Tagliare il costo del lavoro. Se i colossi dell'auto hanno ricevuto la settimana scorsa fondi federali di 17 miliardi di dollari per scongiurare una bancarotta che avrebbe portato a decine di migliaia di licenziamenti, un numero crescente di datori di lavoro sta ricorrendo a tutti gli strumenti utili non licenziare: settimana corta, ferie forzate o non pagate, tagli ai contributi pensionistici, congelamento delle buste paga: l'obiettivo è ridurre il costo del lavoro senza tagliare l'organico. In alcuni casi, ma si tratta di vere e proprie eccezioni, i lavoratori fanno anche sacrifici per consentire che altri possano mantenere il loro posto di lavoro: alla Brandeis University, per esempio, il presidente del Senato accademico, William Flesch, ha proposto ai 300 docenti di donare l'un per cento della loro paga ai lavoratori che rischiano il posto. "Si tratta per noi di un gesto simbolico ma che ha reali conseguenze: salvare posti di lavoro", riferisce Flesch.

Il 'male minore'. Alcune di queste tattiche di abbatimento dei costi aziendali riflettono la misura della recessione e il suo aggravamento. Se Obama ha promesso di creare 3 milioni di posti di lavoro, da qui al 2009 gli economisti prevedono che i nuovi disoccupati saranno 4 milioni (portando il tasso di disoccupazione al 9 percento). Il maglio della crisi ha colpito talmente forte l'economia Usa che i dipendenti accettano di buon grado tali soluzioni, considerando migliori tagli di questa entità che misure draconiane. Tra le compagnie che adottano il sistema del 'male minore' vi sono la Dell (vacanze più lunghe e non retribuite), la Cisco (quattro giorni di chiusura per fine-anno), Motorola (tagli ai salari), Neveada Casino (settimana di quattro giorni lavorativi), Honda (permessi volontari non retribuiti), The Seattle Times (risparmio di un milione di dollari in una settimana permessi non pagati per 500 lavoratori).

Conseguenze a lungo termine. Secondo molti, tattiche simili costruiscono un senso di fedeltà del lavoratore verso l'azienda che non lo licenzia, risparmiando alla stessa azienda la fase del tirocinio di eventuali nuovi dipendenti. Altri sostengono che tali comportamenti 'magnanimi' passeranno presto. Se i lavoratori verranno messi di fronte a lunghi periodi di sacrifici, la loro frustrazione crescerà, vorranno vedere adeguamente ricompensate le loro rinunce e a lungo andare preferiranno essere licenziati per poter essere liberi di cercare una nuova sistemazione.

La crisi colpisce gli immigrati. Tra le innumerevoli conseguenze della crisi economica che ha investito gli Usa c'è anche la drastica riduzione del numero di immigrati latino-americani in grado di tornare nel loro paese di origine per le vacanze natalizie: secondo le agenzie di viaggi, i biglietti per il rientro venduti quest'anno sarebbero un terzo di quelli dell'anno scorso. Le comunità di latino-americani sono le più colpite dalla crisi, con il settore delle costruzioni e quello dei servizi devastati dal collasso della finanza. Come risultato, gli immigrati rinunciano ai pacchi regalo da mandare nei loro Paesi d'origine, ai viaggi o addirittura comprano biglietti di sola andata, prevedendo che, in caso di ritorno, la situazione potrebbe essere ancora peggiore.

Luca Galassi

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