11/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



India del sud, tardano i soccorsi ai dalit. L'appello di due operatori umanitari

DalitA 45 giorni dallo tsunami gli aiuti ai dalit, ovvero i fuoricasta o cosiddetti ‘intoccabili’ del sistema sociale indiano, continuano a tardare. “Nel sud colpito dal maremoto il governo si sta occupando soprattutto dei pescatori sulle coste e solo in misura inferiore dei dalit che vivono all’interno”, spiega dal suo ufficio, nello stato meridionale del Tamil Nadu, J. Vincent Manoharan, segretario generale della National Campaign on Dalit Human Rights (NCDHR). “Gli intoccabili, che lavoravano al servizio dei pescatori o coltivavano i campi, sono stati colpiti indirettamente dalla tragedia. Siccome le barche sono distrutte e i terreni inondati, non hanno più lavoro e soldi per comprarsi il cibo. Le autorità non sono ancora intervenute per desalinizzare i campi e non è chiaro se lo faranno. A causa della grande quantità di sale assorbita, queste terre non potranno essere coltivate per i prossimi 2/3 anni”.

TsunamiResistenze do Ong e governo. Subito dopo la tragedia gli ‘intoccabili’, per antichissime credenze locali che li considerano impuri, hanno dovuto raccogliere da soli i cadaveri e sono stati cacciati dai campi per sfollati. “Tuttora il governo e molte organizzazioni umanitarie stanno escludendo i dalit dai soccorsi”, dichiara Lorenza Kwark, capo missione in India di Comité catholique contre la faim et pour le dé veloppement (CCFD). “Portano aiuto solo alle persone elencate nelle liste ufficiali. Qui i dalit non compaiono perché al momento di fare il censimento degli sfollati non si trovavano nei campi d’accoglienza. Molte Ong non conoscono il contesto in cui stanno lavorando e non si pongono domande. Non si muoveranno finchè le autorità non modificheranno la lista. Gli operatori stranieri dovrebbero sempre collaborare con quelli locali che sono al corrente dei problemi del territorio. Dicevo infatti che anche tra questi ultimi c’è chi non è sensibile alla questione dei dalit ‘perché troppo complicata’”.
Lorenza ha visitato una ventina di villaggi costieri del Tamil Nadu, dove i fuoricasta vivono in uno stato di apartheid, cioè separati dal resto della popolazione.  “I quartieri dei pescatori sono stati ripuliti e sono stati costruiti prefabbricati temporanei”, racconta. “Quelli dei dalit invece sono ancora invasi dalle macerie. Le persone vivono all’aperto, in strada, o affollano le case parzialmente distrutte. Non hanno acqua pulita e cibo a sufficienza. Mangiano solo zuppe di riso. In queste condizioni precarie permane il rischio di epidemie”.

DalitA piccoli passi. Finora la sopravvivenza dei dalit è stata affidata alle ong. Lorenza spiega:“Stiamo facendo pressione sul governo affinchè li includa nella lista ufficiale delle vittime e crei per loro nuovi posti di lavoro, per esempio attraverso le grandi opere”.  Vincent dell’NCHDR aggiunge: “Per combattere questo problema millenario è importante farlo conoscere alla comunità internazionale”. E ci sono segnali positivi: “I Dalit – continua l’uomo – hanno cominciato a riunirsi in gruppi di protesta. Insieme siamo andati al Social Forum di Portalegre e saremo all’Asia Civil Society Forum (13-14 febbraio) di Bangkok, dove parleranno i delegati di tutti i Paesi colpiti dallo tsunami”.
Anche secondo Lorenza qualcosa si sta muovendo: “Gli intoccabili cominciano a prendere coscienza dei loro diritti e il nuovo governo (eletto nel maggio 2004, ndr.) ha detto di voler aiutare queste persone. Certo, c’è ancora molto da fare. L’India è grande come l’Unione Europea e costituita da Stati con politiche ed esigenze diverse. Ci sono forze favorevoli al cambiamento e altre conservatrici. Si pensi che l’Ue da oltre cinquant’anni lavora per eliminare le disuguaglianze sociali. In India sono ancora troppi coloro che beneficiano del sistema delle caste: i dalit, oltre 240 milioni, rappresentano un bacino vastissimo di manodopera a buon mercato che non fa rivendicazioni perché non conosce i propri diritti. Di solito infatti non sono istruiti e guadagnano meno di mezzo euro al giorno per dieci ore di lavoro”.

 
Francesca Lancini

 

Categoria: Diritti
Luogo: India