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200 case bruciate, vetri in frantumi. Uomini armati di macete per le
strade e sulla spiaggia decine di soldati e paramilitari venuti a
ristabilire l’ordine da Giacarta, la capitale. Nelle Molucche, isole
all’estremità orientale dell’Indonesia, da domenica scorsa lo scenario
è tornato a essere quello di cinque anni fa: qui tra il 1999 e il 2002
scoppiò un conflitto fra la comunità musulmana e quella cristiana in
cui morirono circa 5mila persone. Poi, nel febbraio 2002, le due parti
firmarono un accordo di pace, ma la situazione da allora è rimasta
tesa, in bilico tra la riconciliazione e la più spietata delle guerre
civili.
Gli ultimi scontri sono di due giorni fa, quando gruppi separatisti
cristiani hanno sfilato per il capoluogo Ambon, celebrando il 54°
anniversario della Repubblica delle Molucche del Sud, mai riconosciuta
dal governo centrale indonesiano. I cristiani da una parte e i
musulmani dall’altra hanno iniziato a lanciarsi pietre e insulti.
Secondo i medici e gli infermieri addetti ai soccorsi, finora i morti
sarebbero 22 e i feriti più di cento. “Le persone colpite in modo grave
sono 121”, ha dichiarato il capo della polizia locale, il generale
Bambang Sutrisno. Le violenze sarebbero state accese proprio dalle
autorità di sicurezza che hanno arrestato, e rilasciato poco dopo,
alcune persone che avevano tentato di issare la bandiera del South
Maluku Movement (Movimento delle Molucche del sud).
Rivai Ambon, direttore dell’ospedale Al Fatah, dice: “Quindici persone
sono morte nel nostro ospedale tra domenica e lunedì. Altre 60 sono
state ricoverate”. Anche a Tikauli, un operatore della Croce Rossa
indonesiana, si è presentata una scena di morte: “Ho visto i corpi
senza vita di cinque persone”. In un altro ospedale, l’Haulussy,
un’infermiera aggiunge che nella giornata di lunedì non ci sono stati
altri decessi. “Gli abitanti di Ambon – scrive il Jakarta Post il 26
aprile 2003 – affermano che la città è più tranquilla. Sono terminati
gli spari e le esplosioni che all’alba avevano colpito Ambon a
intermittenza”. Intanto sono stati distrutti un grande hotel, una
chiesa e la sede della missione Onu. L'Università Cristiana Indonesiana
è stata bruciata. Le autorità locali e gli ufficiali delle Nazioni
Unite stavano lavorando insieme al processo di pace e lo stato
d’emergenza era stato sospeso nel settembre 2003.
Da Jakarta oltre a 200 uomini delle forze di sicurezza, starebbero
arrivando anche gli aiuti umanitari. A confermarlo è il ministro della
Salute: “Abbiamo inviato 16 medici e rifornimenti di medicinali.
L’assistenza medica lascia a desiderare nella regione, perché il
governo centrale smise di inviare gruppi di medici a partire dalla
seconda metà del 2003”. La presidente Megawati Sukarnoputri, invece, in
piena campagna elettorale, arriverà nella zona tra qualche ora per
tenere un discorso in televisione.
E’ un impiegato dell’Onu a confermare che “le condizioni nella
provincia sono le stesse dell’inizio del conflitto”. Nelle Molucche
vige una sorta di apartheid, ovvero una separazione netta
tra popolazioni cristiane e musulmane. E l’invio di rinforzi
militari, secondo alcune fonti, sarebbe ancora insufficiente: “Penso
che la situazione potrebbe peggiorare. I cristiani non possono
difendersi e le forze di sicurezza sono troppo deboli”, dice un
esponente della fazione cristiana.
Il periodo più cruento del conflitto fu tra il 2000 e il 2002. Così lo
ricorda una giovane italiana che al tempo lavorava in una guest house:
“Ci avvisarono che gruppi di armati stavano arrivando nel villaggio.
Fummo costretti a fuggire nella notte. Di corsa, siamo arrivati su una
spiaggia e da lì siamo scappati. Il giorno prima mi trovavo in un
mercato che poco dopo venne completamente distrutto”.
Le tensioni intercomunitarie nelle Molucche emersero già negli anni
‘70. Allora i cristiani cominciarono a sentirsi minacciati
dall’influsso crescente dei musulmani. Oggi questi ultimi continuano ad
accusare che i cristiani, per esempio, ottengono i lavori migliori.
Nell’Arcipelago l’85 per cento della popolazione è di fede musulmana,
ma nelle Molucche, ex colonia olandese conosciuta anche come “Isole
delle Spezie”, i cristiani costituiscono almeno la metà degli abitanti.
Il governo, di fatto, si è schierato a favore delle fazioni musulmane.