21/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Finito dopo sei settimane lo spoglio elettorale, riconfermata per un pugno di voti

Smokey mountainDa quattro giorni un odore acre di spazzatura annichilisce gli abitanti della periferia di Manila. Il tanfo proveniente dalle smokey mountain, montagne di rifiuti in mezzo a cui vivono nascoste come gatti centinaia di persone, e dall’acqua putrida su cui galleggiano interi villaggi di palafitte, è più forte del solito. Dopo giorni di piogge monsoniche, l’afa ha reso l’aria ancor più irrespirabile. In queste baraccopoli, 3 milioni di abitanti campano frugando tra i rifiuti. Sono i poveri della capitale a cui la presidente Gloria Arroyo aveva promesso nel 2001, quando prese il posto del corrotto Estrada, di cancellare la miseria in dieci anni . Tre anni più tardi, nel momento in cui l’Arroyo viene rieletta presidente (20 giugno), gli emarginati delle Filippine – 40 per cento della popolazione – vivono in uno stato di attesa e disillusione.

“Gloria ha vinto solo per un milione di voti in più rispetto al rivale ed ex star del cinema Fernando Poe Junior”, dichiara padre Giovanni, missionario dei Canossiani che vive a 400 metri dalla smokey mountain. “Per strada i seguaci dell’attore, ancora fedeli all’ex dittatore Marcos (1965-1986), hanno dato inizio ad alcuni tafferugli. Hanno accusato l’Arroyo di brogli, ma non sono stati in grado di portare le prove. Del resto, nelle Filippine tutti i politici sono colpevoli di frode”. E’ il ritratto di un Paese in crisi dove “il caro vita sta crescendo incredibilmente, si spendono – in occasione delle elezioni - milioni di pesos per installare i computer e all’ultimo si fa saltare tutto. Il sindaco di Manila, per esempio, non ha mai fatto nulla per gli abitanti della smokey. I governanti sono criminali e noi preti siamo in lotta con loro”.

Gloria Arroyo Il completamento dei conteggi si è svolto al rallentatore in un clima di incertezza e dopo settimane di tensioni politiche, con il governo che lanciava gli allarmi di una possibile cospirazione. “Il risultato elettorale è sintomatico di un Paese spaccato”, spiega Paolo Affatato, giornalista tra i curatori della rivista Asia Mayor. “La presidente ha vinto per un pugno di voti e adesso il Congresso dovrà ratificare il dato fornito dalla commissione elettorale. Ci si aspetta un dibattito acceso: l’opposizione vuole dare battaglia e si rischia anche un vuoto di potere. L’Arroyo non ha ottenuto un’investitura popolare e per questo vuole creare un governo di unità nazionale”.

“La conferma della presidente – continua Affatato - è comunque incoraggiante perché significa una continuità sia in politica interna che estera. L’Arroyo potrà proseguire il processo di pacificazione con i movimenti guerriglieri e gode del sostegno degli Stati Uniti e dell'Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC)”.

Resta poi la sfida della corruzione che è presente a ogni livello della società filippina: “Una piaga endemica contro cui l’Arroyo ha lavorato solo un poco, sostituendo alcuni ministri, ma senza far diminuire la sfiducia della popolazione nel governo. Quello a Poe è stato un voto di protesta. L’ex star ha raccolto i consensi delle fasce più povere, mentre l’Arroyo - 57 anni, economista formata negli Usa e cattolica praticante - resta la rappresentante della classe media”.

Intanto la comunità finanziaria, preoccupata da un’eventuale successo di Poe, in quanto totalmente privo di esperienza politica, tira un sospiro di sollievo. I mercati finanziari dovrebbero riprendersi in fretta.

Nelle Filippine l’economia va a rotoli: i programmi di privatizzazione, di miglioramento delle infrastrutture e di revisione del sistema fiscale che dovrebbero avvicinare l’Arcipelago ai Paesi neo-industrializzati dell'Asia Orientale, stridono con la diminuzione della produzione (-2 per cento) e la contrazione degli investimenti esteri (-37 per cento). Anche la riforma agraria, che avrebbe dovuto abolire i latifondi, non è mai andata in porto. Un numero crescente di filippini vive in miseria, il 23 per cento degli abitanti é denutrito e il 30 per cento dei bambini (metà della popolazione) non ha accesso a un’alimentazione adeguata.

“Le Filippine hanno registrato negli ultimi anni una crescita del 4 per cento: un dato ottimo compromesso però dal pesante deficit e dall’altissimo tasso di disoccupazione”, conclude Affatato. “ Poi c’è la carenza degli investimenti stranieri per via dell’instabilità (i conflitti con i gruppi indipendentisti). Tutto questo ha causato una diaspora all’estero di 8 milioni di lavoratori. Tra l’altro, queste sono state le prime elezioni in cui anche gli immigrati hanno potuto votare”.

Francesca Lancini


 

Categoria: Elezioni
Luogo: Filippine