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Un gruppo di associazioni non governative africane ha accusato l'esercito di Karthoum e le milizie Janjaweed che operano in Darfur, di rapire la popolazione di etnia non araba, per ridurla in schiavitù.
Il rapporto, stilato dal Consorzio per il Darfur, un'associazione che riunisce una cinquantina di Ong africane, cita numerosi testimonianze di donne e bambini, portati via dai loro villaggi in fiamme e costretti a servire nelle case dei miliziani come schiavi domestici e sessuali. Le donne vengono generalmente violentate e costrette e sposare il padrone, mentre di giorno attendono alle faccende domestiche. Gli uomini invece solitamente lavorano nei campi e curano gli allevamenti. Anche i bambini vengono impieagti come mano d'opera. "Ci trattavano molto male - racconta un ragazzo che per anni ha dovuto servire nella casa di miliziano - e continuavano a dirci che non eravamo degli esseri umani e che eravamo lì per servire loro".
Testimoni citati nel rapporto, denunciano anche l'esercito sudanese di essere coinvolto in questa pratica e raccontano di donne e bambini condotti a Karthoum per servire e "soddisfare" le truppe stanziate in città.
Il governo sudanese, che nega l'esistenza della schiavitù nel paese, ha bollato il rapporto come "ingenuo" e scritto da "ignoranti". "Il governo non permette il ratto - è stato il commento ufficiale - e non è questa la nostra politica. Stiamo anzi lavorando duramente per per porre fine a questi crimini. Sono le fazioni ribelli quelli da condannare per i rapimenti in Darfur". Ma un polito sudanese, che non ha non ha voluto essere citato, ha dichiarato che la pratica di ridurre in schiavitù i civili è proseguita in Darfur fino ai giorni nostri, ben oltre la guerra civile del 1983-2005, quando più di quattordicimila persone furono portate via dalla proria casa per lavorare altrove.
Il Consorzio per il Darfur ha chiesto quindi al governo del presidente Al Bashir di sciogliere le milizie Janjaweed, ma soprattutto ha chiesto alla comunità internazionale di "intraprendere azioni urgenti per prevenire nuovi rapimenti e violazioni dei diritti umani, e di adoperarsi per liberare e assistere quanti sono stati tratti in schiavitù".