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“Espandere ad ovest la missione Nato in Afghanistan”. E’ questa la
nuova parola d’ordine della missione Isaf-Enduring Freedom, che
sostituisce la vecchia e ormai logora “Catturare Bin Laden”: una messa
in scena a cui non credono più nemmeno gli stessi pochi soldati Usa
rimasti sui monti afgani a dargli la caccia.
Alla conquista del west. Su impulso del Pentagono la Nato si lancia
“alla conquista del west” afgano, ufficialmente per garantire al meglio
la sicurezza delle elezioni parlamentari previste ad aprile o maggio.
Una motivazione che suscita molte perplessità.
Non si capisce infatti perché la sicurezza delle elezioni dipenda dal
controllo militare delle province occidentali, dove, secondo lo stesso
comandante della missione Isaf in Afghanistan, generale Jean-Louis Py,
“non ci sono particolari problemi di sicurezza”.
Sarebbe stato più logico puntare al controllo delle province
meridionali, ancora in balìa della resistenza talebana e di leader
tribali e religiosi che non riconoscono l’autorità di Kabul.
La grande base di Herat. Ma soprattutto lascia perplessi il fatto che
questa “espansione ad ovest” si concretizzerà essenzialmente con la
creazione di una grande base militare della Nato ad Herat, che fungerà
da quartiere generale della missione Isaf in Afghanistan. La base, che
sarà terminata a maggio (quindi forse addirittura dopo le elezioni),
ospiterà almeno diecimila uomini e una grande quantità di mezzi e
materiali logistici Nato e, ovviamente, Usa.
Il tutto a un centinaio di chilometri dal confine con l’Iran, prossimo probabile
obiettivo nel mirino della Casa Bianca.
Forse sta qui la spiegazione di questa grande manovra: puntare una
pistola alla tempia del regime di Teheran usando come copertura la
scusa dell’estensione della missione Nato in Afghanistan.
Una manovra rischiosa che si svolgerà sotto la guida di un singolo paese: l’Italia.
Tutto sotto comando italiano. “L’espansione ad ovest della missione
Nato in Afghanistan si farà e l’Italia sarà lead nation, paese-guida,
della base più importante, quella di Herat”, ha dichiarato ieri il
ministro della Difesa italiana Antonio Martino, a margine del
vertice Nato di Nizza.
In concreto, da marzo l’Italia assumerà il controllo della ‘squadra di
ricostruzione provinciale’ (organo misto militare-civile) di Herat,
attualmente guidata dagli Usa, e, soprattutto, da maggio avrà il
comando della ‘base avanzata di supporto’ che verrà costruita
all’aeroporto di Herat e che servirà (per ora…) a coordinare, sotto
responsabilità italiana, il sostegno logistico alle squadre di
ricostruzione delle province occidentali di Herat, Farah, Ghor e
Badghis.
Insomma, il far west afgano diventerà un protettorato italiano sotto
egida Nato, e la grande base di Herat sarà la sua roccaforte.
L’impegnativa richiesta era stata avanzata dai vertici Nato all’Italia
lo scorso dicembre. Il 20 gennaio il ministro Martino ha riferito alla
Commissione Difesa del Senato e il 31 gennaio l’accordo è stato
raggiunto in un incontro a Bruxelles tra il ministro degli Esteri
italiano Gianfranco Fini e il segretario generale della Nato Jaap de
Hoop Scheffer.
All’aeroporto di Herat i lavori per la costruzione della base sono già
iniziati. Sotto la sorveglianza delle truppe italiane.
Enrico Piovesana