11/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Si sono svolte ieri le prime elezioni amministrative in 40 anni di monarchia
 
L’Arabia Saudita, una monarchia assoluta basata sulla tradizione islamica, è impegnata per la prima volta in 40 anni, nella celebrazione del rito pagano delle elezioni democratiche. Si tratta di una consultazione amministrativa che il Principe Abdullah ha concesso, nonostante la resistenza del clero ultraconservatore, alle pressioni liberali interne e degli alleati stranieri.
 
Candidato numero 5 a volto coperto
8 milioni di aventi diritto. Secondo la legge elettorale saudita tutti i cittadini avrebbero il diritto di partecipare al voto, ma alle donne tale diritto è stato negato proprio a causa delle pressioni di clero e conservatori. Le autorità si sono trincerate dietro il pretesto di “difficoltà tecniche”, intendendo con ciò che nel Paese ci sono troppe donne ancora sprovviste di fototessere. In concreto, ci sono otto milioni di donne che sono state private di un loro diritto e compensate solo con vaghe promesse per il futuro.
Le donne in Arabia Saudita sono sistematicamente discriminate dalle istituzioni che non riconoscono loro uno status di entità indipendenti e le considerano piuttosto delle estensioni dei mariti. L’esclusione delle donne in queste amministrative è stata criticata per mesi senza risultato. Il Saudi Institute, con sede negli Stati Uniti, aveva lanciato una campagna per rimandare la consultazione di sei mesi se non fosse stato concesso il suffragio femminile e Aisha Cain, analista per i diritti umani dell’istituto, aveva scritto alle Nazioni Unite per protestare contro il supporto elettorale fornito al governo saudita. Un  sostegno, secondo la Cain, che legittima indirettamente delle elezioni tenute in violazione della Convenzione per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), ratificata dal paese arabo nel 2000.
 
Principe Abdullah bin Abdul Aziz Al SaudVoti a perdere. Le perplessità su queste elezioni non riguardano solo l’esclusione delle donne dal voto e dalle candidature: si tratta di una consultazione solo parzialmente democratica perché solo il 50% dei seggi è disponibile al pubblico –il resto verrà assegnato d’ufficio ai quadri dell’oligarchia raccolta intorno alla famiglia reale. Inoltre, una volta eletti i consigli municipali non avranno alcun potere politico e si occuperanno soltanto di questioni pratiche, come la manutenzione di strade e fognature.
Altre situazioni insolite sono invece conseguenze dell’assenza di partiti politici: molti candidati indipendenti –capi tribali, imprenditori, militari e accademici - hanno speso patrimoni per farsi pubblicità su giornali e manifesti, mentre nel frattempo per le strade di Riyadh molti elettori si organizzavano come “Brokers”, scambiando promesse di voti in cambio di danaro.
 
Cittadino saudita al voto
Nonostante le numerose candidature le previsioni di affluenza al voto sono scarse: nel distretto della capitale ad esempio si dovranno eleggere 127 rappresentanti tra 1800 candidati, mentre da parte dei votanti si sono registrati soltanto 150 mila uomini, un quarto degli aventi diritto. Forse dipende dal fatto che la democrazia viene vista da molti come anti islamica, di certo lo scenario non è quello che ci si aspetterebbe da un evento epocale come la prima consultazione elettorale in quarant’anni. Tuttavia secondo Abdulrahman al Habeeb, un accademico riformista saudita, pur con tutti i limiti, queste elezioni “rappresentano una transizione fondamentale e storica per noi perché, che il governo sia serio o meno, ha messo in moto un processo che non sarà in grado di invertire”.
 
Ieri sul sito internet ufficiale del comitato elettorale saudita è comparso un annuncio a sorpresa che diceva: “Donne e bambini potranno votare online”; un’epifania! Peccato che aprendo l’articolo vi si legga: “Il risultato di tale voto non ha alcuna relazione o effetto sull’elezione attuale, serve solo per raccogliere indicazioni sulle loro preferenze e allo stesso tempo offrire alle donne la possibilità di fare pratica con i loro diritti”.

Naoki Tomasini

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