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Pubblichiamo qui sotto il testo della dichiarazione del leader indipendentista
ceceno Aslan Maskhadov, quello che i telegiornalisti nostrani definiscono spregiativamente
“leader della sedicente repubblica indipendentista cecena”. Maskhadov era comandante
in capo dell’esercito indipendentista ceceno durante la prima guerra d’indipendenza
(1994-1996), al termine della quale venne eletto presidente della “Repubblica
Cecena d’Ichkeria” in elezioni democratiche e regolari monitorate dall’Osce (le
uniche della recente storia cecena).
Vinse con il 95% dei voti contro il candidato rivale, il radicale islamico Shamil
Basayev il quale rifiutò il tentativo di cooptarlo al governo e divenne suo acerrimo
nemico rivoltandosi in armi contro il governo stesso (1998) e tentando più volte
di assassinare Maskhadov, sembra con l’appoggio dei servizi segreti russi. Lo
stesso Basayev che nel 1999, con la provata connivenza dei servizi di Mosca, compì
la famosa incursione in Dagestan che (assieme ai tragici attentati di Mosca, imputati ai ceceni ma compiuti da agenti dell’Fsb russo) servì da pretesto a Eltsin e al ‘quasi presidente’ Putin per scatenare la seconda
guerra cecena. Dopo il bombardamento e l’invasione della Cecenia alla fine del
1999, il legittimo presidente Maskhadov fuggì in clandestinità e al suo posto
il Cremlino nominò presidente il ‘collaborazionista’ Akhmad Kadyrov.
Maskhadov, che pochi mesi dopo la sua elezione nel ’97 aveva firmato con Eltsin
un accordo di pace che escludeva “per sempre” il ricorso alla forza tra Russia
e Cecenia e che ancora pochi mesi fa ha proposto alla Russia (senza risultati)
una soluzione negoziale con l’intervento delle Nazioni Unite, ha sempre rappresentato
le aspirazioni indipendentiste moderate e laiche del suo popolo, sostenendo la
necessità di istaurare uno Stato democratico e, appunto, laico. Contrariamente
al fondamentalista islamico Basayev, che persegue l’instaurazione dello Stato
Islamico non solo in Cecenia ma in tutto il Caucaso musulmano. Una differenza
di obiettivi che si è tradotta anche in una differenza di strategia durante la
seconda guerra (quella ancora in corso), con Maskhadov che ha sem pre condannato il ricorso al terrorismo contro i civili, sostenuto invece da
Basayev.
Una differenza che però, purtroppo, non ha mai condotto Maskhadov a rompere del
tutto con Basayev, divenuto col tempo militarmente indispensabile nella lotta
armata contro gli invasori russi, dato il potenziale bellico delle sue “brigate
islamiche”, ricche di soldi e di armi (provenienti dai paesi arabi) e le sue capacità
militari, acquisite negli anni Ottanta nei campi di addestramento della Cia e
dell’Isi in Afghanistan e in Pakistan.
Maskhadov, nonostante continue tensioni con il fanatico Basayev, fino ad ora
ha voluto evitare di rompere questa imbarazzante alleanza in nome dell’unità del
fronte indipendentista, sapendo che altrimenti si ripeterebbe lo scenario di guerra
civile del 1998, il che significherebbe la definitiva sconfitta dell’indipendentismo.
Ma ora, dopo la disumana strage degli innocenti di Belsan, sembra che le cose
stiano cambiando. E il comunicato di condanna al terrorismo che segue, nonostante
tutti i “ma” e i “comunque” sembra segnare una rottura chiara tra le due anime
dell’indipendentismo ceceno: quella che si macchia di crimini peggiori di quelli
che vuole vendicare e quella che invece capisce che il terrorismo contro i civili
fa solo male alla causa indipendentista cecena, fornendo a Putin tutto quel sostegno
internazionale di cui ha bisogno per poter continuare indisturbato a usare il
pugno di ferro contro l’innocente popolazione cecena.
Aslan Maskhadov
5 settembre 2004
“L'assalto alla scuola di Beslan, l'attentato ai due aerei russi e l'attentato
suicida a Mosca sono stati condannati dalla leadership della Repubblica Cecena
d’Ichkeria. Abbiamo dichiarato più di una volta e lo dichiariamo di nuovo che
non può esserci nessuna giustificazione per il terrore contro cittadini innocenti
e che atti di questo tipo impediscono il riconoscimento internazionale dello stato
ceceno.
Ma sarebbe stato disonesto verso le vittime e irresponsabile verso i sopravvissuti
se, avendo condannato gli assassini, avessimo mancato di menzionare le cause politiche
di questa tragedia e avessimo mancato - anche senza molta speranza di successo
- di chiedere urgentemente al mondo di condannare la politica che rende queste
tragedie non solo possibili ma inevitabili.
Nel suo appello [alla nazione il 4 settembre] il Presidente Putin ha tentato
di porre le responsabilità su forze esterne. Tuttavia, la causa della tragedia
di Beslan e l'infinito ciclo di violenze in Cecenia e attorno ad essa è un effetto
della politica di Putin stesso, il cui regime è responsabile per i peggiori casi
di crimini di massa contro l'umanità dalla seconda guerra mondiale.
Le persone che commettono atti di terrorismo in Cecenia e attorno ad essa n on lo fanno per fanatismo religioso o per un astratto ideale politico. Di regola,
sono guidati da sentimenti di vendetta personale per la morte dei parenti per
mano dei soldati russi in una atmosfera d'impunità, e in cui la Russia continua
ad assoggettare la popolazione cecena ad un genocidio.
I ceceni, come nessun'altro popolo, capisce che cosa vuol dire essere vittime
di una crudeltà malefica e senza senso. Negli ultimi 10 anni, un quarto della
nostra popolazione, inclusi più di 40.000 bambini, sono stati sterminati. Ogni
ceceno sa che agli occhi del regime razzista del Cremlino noi siamo cittadini
di secondo rango che non hanno nessun diritto alla vita, di dignità o libertà.
E abbiamo la prova del fatto che i nobili valori proclamati dall'occidente che
ha accettato Putin come alleato - quelli di democrazia, diritti umani, libertà
- diventano vuote parole quando si tratta di noi.
Ma le atrocità russe, la connivenza internazionale e il tradimento dell'occidente
non significano assolutamente che dovremmo prendercela con donne e bambini. Quei
ceceni che partecipano a questi atti si mettono allo stesso livello dei soldati
russi colpevoli di atrocità massive e sistematiche contro la popolazione civile
cecena.
Ci aspettano tempi difficili. Invece di rispondere ad un nostro appello per una
soluzione politica del conflitto ceceno, Putin probabilmente risponderà all'azione
dei folli responsabili della carneficina di Beslan con l'espansione delle azioni
punitive contro i civili ceceni. Tuttavia, la storia ha dimostrato più di una
volta che alla fine i criminali e gli organizzatori di genocidi finiscono davanti
ai tribunali, i loro protettori cadranno in disgrazia e noi otterremo la libertà.
Se vogliamo preservare la nostra identità nazionale e mantenere la correttezza
morale della nostra battaglia, noi stessi dobbiamo dissociarci da quei pochi la
cui ragione è stata oscurata dalla vendetta. Questa è la ragione per cui mi appello
a tutti i ceceni di piangere per tutte le vittime innocenti - e a nome del popolo
ceceno - estendo le mie condoglianze a tutte le loro famiglie. Loro, come le centinaia
di migliaia dei ceceni uccisi, sono caduti vittime della criminale e folle politica
russa nel Caucaso”.
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