07/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L'indipendentista Maskhadov condanna il terrorismo prendendo le distanze da Basayev

Aslan MaskhadovPubblichiamo qui sotto il testo della dichiarazione del leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov, quello che i telegiornalisti nostrani definiscono spregiativamente “leader della sedicente repubblica indipendentista cecena”. Maskhadov era comandante in capo dell’esercito indipendentista ceceno durante la prima guerra d’indipendenza (1994-1996), al termine della quale venne eletto presidente della “Repubblica Cecena d’Ichkeria” in elezioni democratiche e regolari monitorate dall’Osce (le uniche della recente storia cecena).

Vinse con il 95% dei voti contro il candidato rivale, il radicale islamico Shamil Basayev il quale rifiutò il tentativo di cooptarlo al governo e divenne suo acerrimo nemico rivoltandosi in armi contro il governo stesso (1998) e tentando più volte di assassinare Maskhadov, sembra con l’appoggio dei servizi segreti russi. Lo stesso Basayev che nel 1999, con la provata connivenza dei servizi di Mosca, compì la famosa incursione in Dagestan che (assieme ai tragici attentati di Mosca, imputati ai ceceni ma compiuti da agenti dell’Fsb russo) servì da pretesto a Eltsin e al ‘quasi presidente’ Putin per scatenare la seconda guerra cecena. Dopo il bombardamento e l’invasione della Cecenia alla fine del 1999, il legittimo presidente Maskhadov fuggì in clandestinità e al suo posto il Cremlino nominò presidente il ‘collaborazionista’ Akhmad Kadyrov.

Maskhadov, che pochi mesi dopo la sua elezione nel ’97 aveva firmato con Eltsin un accordo di pace che escludeva “per sempre” il ricorso alla forza tra Russia e Cecenia e che ancora pochi mesi fa ha proposto alla Russia (senza risultati) una soluzione negoziale con l’intervento delle Nazioni Unite, ha sempre rappresentato le aspirazioni indipendentiste moderate e laiche del suo popolo, sostenendo la necessità di istaurare uno Stato democratico e, appunto, laico. Contrariamente al fondamentalista islamico Basayev, che persegue l’instaurazione dello Stato Islamico non solo in Cecenia ma in tutto il Caucaso musulmano. Una differenza di obiettivi che si è tradotta anche in una differenza di strategia durante la seconda guerra (quella ancora in corso), con Maskhadov che ha sem pre condannato il ricorso al terrorismo contro i civili, sostenuto invece da Basayev.

Una differenza che però, purtroppo, non ha mai condotto Maskhadov a rompere del tutto con Basayev, divenuto col tempo militarmente indispensabile nella lotta armata contro gli invasori russi, dato il potenziale bellico delle sue “brigate islamiche”, ricche di soldi e di armi (provenienti dai paesi arabi) e le sue capacità militari, acquisite negli anni Ottanta nei campi di addestramento della Cia e dell’Isi in Afghanistan e in Pakistan.

Maskhadov, nonostante continue tensioni con il fanatico Basayev, fino ad ora ha voluto evitare di rompere questa imbarazzante alleanza in nome dell’unità del fronte indipendentista, sapendo che altrimenti si ripeterebbe lo scenario di guerra civile del 1998, il che significherebbe la definitiva sconfitta dell’indipendentismo.

Shamil BasayevMa ora, dopo la disumana strage degli innocenti di Belsan, sembra che le cose stiano cambiando. E il comunicato di condanna al terrorismo che segue, nonostante tutti i “ma” e i “comunque” sembra segnare una rottura chiara tra le due anime dell’indipendentismo ceceno: quella che si macchia di crimini peggiori di quelli che vuole vendicare e quella che invece capisce che il terrorismo contro i civili fa solo male alla causa indipendentista cecena, fornendo a Putin tutto quel sostegno internazionale di cui ha bisogno per poter continuare indisturbato a usare il pugno di ferro contro l’innocente popolazione cecena.

E.P.





Il Presidente della Repubblica Cecena d’Ichkeria
Aslan Maskhadov

5 settembre 2004



“L'assalto alla scuola di Beslan, l'attentato ai due aerei russi e l'attentato suicida a Mosca sono stati condannati dalla leadership della Repubblica Cecena d’Ichkeria. Abbiamo dichiarato più di una volta e lo dichiariamo di nuovo che non può esserci nessuna giustificazione per il terrore contro cittadini innocenti e che atti di questo tipo impediscono il riconoscimento internazionale dello stato ceceno.

Ma sarebbe stato disonesto verso le vittime e irresponsabile verso i sopravvissuti se, avendo condannato gli assassini, avessimo mancato di menzionare le cause politiche di questa tragedia e avessimo mancato - anche senza molta speranza di successo - di chiedere urgentemente al mondo di condannare la politica che rende queste tragedie non solo possibili ma inevitabili.

Nel suo appello [alla nazione il 4 settembre] il Presidente Putin ha tentato di porre le responsabilità su forze esterne. Tuttavia, la causa della tragedia di Beslan e l'infinito ciclo di violenze in Cecenia e attorno ad essa è un effetto della politica di Putin stesso, il cui regime è responsabile per i peggiori casi di crimini di massa contro l'umanità dalla seconda guerra mondiale.

Le persone che commettono atti di terrorismo in Cecenia e attorno ad essa n on lo fanno per fanatismo religioso o per un astratto ideale politico. Di regola, sono guidati da sentimenti di vendetta personale per la morte dei parenti per mano dei soldati russi in una atmosfera d'impunità, e in cui la Russia continua ad assoggettare la popolazione cecena ad un genocidio.

I ceceni, come nessun'altro popolo, capisce che cosa vuol dire essere vittime di una crudeltà malefica e senza senso. Negli ultimi 10 anni, un quarto della nostra popolazione, inclusi più di 40.000 bambini, sono stati sterminati. Ogni ceceno sa che agli occhi del regime razzista del Cremlino noi siamo cittadini di secondo rango che non hanno nessun diritto alla vita, di dignità o libertà. E abbiamo la prova del fatto che i nobili valori proclamati dall'occidente che ha accettato Putin come alleato - quelli di democrazia, diritti umani, libertà - diventano vuote parole quando si tratta di noi.

Ma le atrocità russe, la connivenza internazionale e il tradimento dell'occidente non significano assolutamente che dovremmo prendercela con donne e bambini. Quei ceceni che partecipano a questi atti si mettono allo stesso livello dei soldati russi colpevoli di atrocità massive e sistematiche contro la popolazione civile cecena.

Aslan MaskhadovCi aspettano tempi difficili. Invece di rispondere ad un nostro appello per una soluzione politica del conflitto ceceno, Putin probabilmente risponderà all'azione dei folli responsabili della carneficina di Beslan con l'espansione delle azioni punitive contro i civili ceceni. Tuttavia, la storia ha dimostrato più di una volta che alla fine i criminali e gli organizzatori di genocidi finiscono davanti ai tribunali, i loro protettori cadranno in disgrazia e noi otterremo la libertà.

Se vogliamo preservare la nostra identità nazionale e mantenere la correttezza morale della nostra battaglia, noi stessi dobbiamo dissociarci da quei pochi la cui ragione è stata oscurata dalla vendetta. Questa è la ragione per cui mi appello a tutti i ceceni di piangere per tutte le vittime innocenti - e a nome del popolo ceceno - estendo le mie condoglianze a tutte le loro famiglie. Loro, come le centinaia di migliaia dei ceceni uccisi, sono caduti vittime della criminale e folle politica russa nel Caucaso”.

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