11/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I tagli al bilancio Usa finanziano l'impero e colpiscono chi combatte per mantenerlo
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Il presidente George W. Bush e il segretario di Stato Condoleezza RiceIl presidente degli Stati Uniti ha rilasciato la sua bozza per il bilancio fiscale del 2006. L’asse centrale della sua politica economica è stato un profondo taglio alle tasse dei più abbienti nel 2001, il favoritismo nei confronti delle industrie oligopolistiche e del capitale amico, la guerra al terrorismo come business infinito. Il drastico taglio delle tasse, in congiunzione con la recessione e gli aumenti di spesa in seguito alle molteplici voci della guerra al terrorismo, ha portato a un crescente deficit pubblico.
 
Tagli dappertutto, o quasi. Avendo vinto le elezioni, e con il dollaro che traballa da un anno sotto la duplice spinta del crescente debito nazionale e della voragine nella bilancia dei pagamenti all’estero, Bush si sta muovendo per raddrizzare il timone, o almeno dare l’impressione di farlo. La bozza di bilancio da lui presentata taglia dunque dappertutto, ma non sotto la voce impero. I finanziamenti per il dipartimento di Stato (la diplomazia pesante di Condoleezza Rice) e per la cooperazione internazionale aumentano del 15.7%; la spesa per la ‘Homeland Security’, il superministero degli interni creato dopo l’11 Settembre 2001 vedrà un aumento del 7%; il dipartimento della Difesa riceverà un aumento del 4.8%. La guerra in Iraq e le continue operazioni in Afghanistan vengono tabulate a parte. I 419 miliardi di dollari per la difesa sono un aumento. Tutte le maggiori potenze militari del pianeta messe insieme non raggiungono insieme tale livello di spesa. Di fatto, non raggiungevano nemmeno il livello dell’anno scorso, o dell’anno precedente. Eppure pare che tanta potenza non basti mai. A questo dato si devono aggiungere i soldi chiesti per il dipartimento dell’Energia, per studiare le micro-atomiche con cui far esplodere i bunker sotterranei nei prossimi conflitti. A parte le pensioni e i sussidi per l’assistenza medica degli anziani, il complesso di burocrazie, clientele, e industrie legate all’impero americano è il più grande capitolo di spesa nel bilancio di George W. Bush; ed è un capitolo sempre più vorace.
 
Bush durante un intervento in Ohio, in campagna elettoraleIngerenza politica. Del budget per la cooperazione, allegato a quello del dipartimento di Stato, una buona parte va a coprire progetti di ‘trasformazione democratica’ e ‘diplomazia trasformativa’; ovvero progetti di ingerenza politica. L’assistenza  internazionale, a 18 miliardi e mezzo di dollari, per lo più non finirà a promuovere lo sviluppo economico o a finanziare l’iniziativa contro l’Aids. Infatti ben 4,59 miliardi di questi finiranno a dare assistenza finanziaria a eserciti stranieri (per lo più paesi sviluppati tra i quali l’Italia). Israele, Egitto, Afghanistan, Pakistan e Colombia sono in prima fila per l’assistenza. Tutto ciò che ha a che fare con l’Iraq è al di fuori del bilancio. Sull’Iraq si è mentito da subito sui costi, su chi faceva cosa, su chi ha lucrato. La strategia è la seguente: tenere i costi della guerra in disparte, chiedere un finanziamento supplementare quando il Congresso è meno indisposto, magari quando muoiono un po’ di marines in una settimana. Nessuno vuole essere antipatriottico.

Soldati britannici contrastano un gruppo di insorti iracheniI tagli agli sfruttati. Ma dinanzi al crescere dell’apparato imperiale e dei suoi costi, Bush fa fronte con la scure, tagliando i sussidi al programma di assistenza medica per i poveri, riducendo drasticamente i fondi per il dipartimento che si occupa delle Case Pubbliche e dell’Assistenza allo sviluppo urbano, prevedibilmente riduce il budget dell’agenzia dell’Ambiente, quello del ministero del Lavoro, quello della Pubblica Istruzione, e per darci dentro, riduce anche i fondi del dipartimento della Salute e dei Servizi Sociali; nella mischia finiscono anche dei programmi di assistenza medica e di formazione per i veterani. Ed è qui tutta la cattiveria eppure l’ingegnosità di questa politica economica: essa rivela fino in fondo l’economia politica (ovvero la struttura profonda) del Paese. Coloro che si arruolano nell’esercito provengono per lo più dalle classi povere della popolazione, quelle che verranno colpite più duramente dalla politica di tagli dell’amministrazione. Nei quartieri in sfacelo e tra le fattorie sperdute e le zone di declino industriale, si trova la nuova generazione di arruolati. In cambio di un sussidio per andare all’università, o in cambio di un lavoro, di una occupazione in uniforme, milioni di americani si metteranno a rischio di morte, ed alcuni di loro moriranno, e si macchieranno del sangue di persone lontane e sconosciute. Lo stato deprime le opportunità dei meno abbienti, e lo fa intenzionalmente. Li vede utili solo come carne da cannone, da ammaliare con qualche canzone patriottica, da istruire con l’odio per il ‘malvagio’, perpetuandone l’indigenza, usando come incentivo l’accesso a quello che dovrebbe essere un diritto: l’istruzione, il lavoro, la dignità civile e l’onore.

Categoria: Politica
Luogo: Stati Uniti