10/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Uccisa a Mogadiscio Kate Peyton. Fonte governativa: 'Forse la mano di al Qaeda'
Kate Peyton
Dietro l’omicidio della giornalista della Bbc Kate Peyton potrebbe nascondersi l’ombra dell'organizzazione terroristica al-Qaeda.
Lo ha rivelato a PeaceReporter una fonte del governo somalo in esilio in Kenya che preferisce restare anonima.
Secondo questa fonte, le fazioni e i clan che da 14 anni si dividono la Somalia a colpi di kalashnikov c'entrano ben poco con la morte della Peyton: “Mogadiscio è molto frequentata da stranieri provenienti dalla penisola arabica che conducono attività sospette. Non è un mistero che al-Qaeda operi in territorio somalo, ed è probabile che l’organizzazione terroristica abbia tentato di colpire indirettamente un Paese occidentale, guarda caso la Gran Bretagna”.
 
La testimonianza. “L’hanno portata in sala operatoria in stato pre-comatoso, aveva già perso moltissimo sangue. Aveva un foro da proiettile nella schiena, alcuni organi erano stati danneggiati in modo irreparabile. C'era bisogno di una trasfusione, ma non disponevamo di abbastanza sangue della sua tipologia, lo ‘0 negativo’. Ho fatto di tutto per salvarla, ma non c’è stato nulla da fare. Dopo quattro ore sotto i ferri è morta”.
Il dottor Abdi Ibrahim Ahmed Ciya, raggiunto da PeaceReporter nell’ospedale Madinah di Mogadiscio, ricorda così le ultime ore della 39enne producer sudafricana della Bbc, morta nella capitale somala per un’emorragia interna causata da un colpo di arma da fuoco che l'ha raggiunta ieri, mercoledì 9 febbraio mentre si trovava davanti al suo albergo.
 
Un omicidio che frena la ricostruzione? Così, proprio nei giorni in cui il governo del neo presidente Abdullahi Yusuf Ahmed muove i primi passi dall’esilio keniota verso una Mogadiscio frazionata dai clan rivali con l’intenzione di cominciare il tanto agognato processo di ricostruzione, una giornalista straniera viene freddata in pieno centro con un colpo di pistola che rimbomba fino agli uffici londinesi di una delle più importanti e autorevoli emittenti al mondo.
L’assassinio della Peyton, sul cui movente si sa ancora poco o nulla, ha provocato l’immediata reazione del Primo Ministro somalo, Ali Mohammad Ghedi, che ha parlato alle agenzie di stampa di “atto selvaggio” e dichiarato che “si tratta di un tentativo di screditare l’immagine di Mogadiscio agli occhi del mondo”. In questa città, descritta da reporter e osservatori internazionali come una terra di tutti e di nessuno, è più facile comprare un fucile che un pezzo di pane. Ed è proprio qui che il prossimo 21 febbraio il governo somalo dovrebbe tornare, dopo 14 anni di una guerra civile cominciata nel 1991 con il rovesciamento del regime di Siad Barre.

Fazioni assassine. Da allora la Somalia è uno stato senza testa, diviso in tre regioni (l’attuale Somalia, la regione semi-autonoma del Puntland e la regione indipendente del Somaliland) tra sei principali clan che si fanno la guerra per il controllo di strade, quartieri, città e campi.
Proprio a Mogadiscio, da alcuni giorni, va avanti un giallo su cui nessuno sembra ancora riuscito a fare luce. Il 19 gennaio scorso alcuni membri di una fazione estremista islamica hanno sbriciolato a colpi di vanga e piccone  le lapidi di un vecchio cimitero coloniale  italiano, dissotterrando alcuni scheletri e cominciando i lavori di costruzione di una moschea. Quattro giorni dopo, un ufficiale di polizia che stava indagando sulla vicenda è stato ucciso nel suo ufficio da quattro sicari, probabilmente appartenenti allo stesso gruppo. E, secondo la fonte governativa citata all'inizio dell'articolo, legato ad al-Qaeda.
 
"Andremo avanti". Raggiunto telefonicamente nella capitale del Kenya Nairobi, sede provvisoria del governo somalo, il portavoce del presidente, Yusuf Baribari, ha dichiarato a PeaceReporter che “questo episodio, sebbene gravissimo, non modificherà in alcun modo il piano di rientro del governo a Mogadiscio”, il cui inizio è previsto tra dieci giorni. “Il 99 per cento della popolazione vuole la pace, non sarà quell’un per cento a fermare il nostro piano di ricostruzione del Paese”. Il rientro del presidente Abdullahi Yussuf sarà accompagnato dall’arrivo in Somalia di un contingente di pace inviato da Lega Araba e Unione Africana.
 
Un nuovo caso Alpi?. Resta ora da verificare se l’omicidio della giornalista sudafricana sia legato alle sue inchieste e ai suoi reportage. Sulla sua morte improvvisa si è espresso il collega Fergal Keane, uno dei corrispondenti di punta dell’emittente e amico della Peyton: “Kate  era una delle persone più gentili e buone con cui io abbia mai lavorato, oltre che una cara amica”.
Il caso della Peyton ricorda una vicenda tristemente nota in Italia e sulla quale non si è ancora fatta chiarezza, a distanza di undici anni: l'omicidio della giornalista inviata del Tg3 Ilaria Alpi, uccisa in Somalia da un gruppo di miliziani in circostanze ancora da chiarire.
Da quell'anno, i suoi familiari sono in attesa di sapere la verità.

Pablo Trincia

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