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Si è svolto in questi giorni un vertice straordinario tra sei paesi per discutere una proposta cinese mirata a effettuare una verifica sulla produzione del nucleare in Corea del Nord. "I negoziati hanno raggiunto, come si prevedeva, un punto morto"; a dichiararlo è il delegato Usa Christopher Hill.
L'anno scorso la Corea del Nord aveva dichiarato di essere pronta a interrompere la produzione di plutonio e a diffondere dettagli sul programma nucleare in cambio di combustibile. Il mantenimento della parola data però, si è rivelato più difficile del previsto. I negoziati hanno visto la Corea del Nord e la Corea del Sud dialogare con Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti; di certo, riuscire a progredire sulla strada del negoziato sarebbe un bel trionfo per l'uscente amministrazione Bush, anche se molti analisti sostengono che Pyongyang non sarà disponibile a trattare sull'argomento fino all'insediamento del neo-eletto presidente Barack Obama. Il piano proposto dalla Cina prevede controlli internazionali sul materiale presente nel reattore di Yongbyon, città situata nella zona settentrionale della Corea del Nord. Tali controlli prevederebbero il ritiro di parte del materiale presente nel reattore per esaminarlo. Il delegato statunitense Christopher Hill in proposito aveva dichiarato: "C'è bisogno di un processo di verifica che sia chiaro e non lasci nessuno spazio all'ambiguità". L'inviato sudcoreano Kim Sook, ha sottolineato la necessità che gli aspetti del piano elaborato dalla Cina vengano scrupolosamente attuati: "Stiamo tentando di eliminare le possibili fonti di fraintendimenti che potrebbero nascere da espressioni ambigue contenute nel testo e miriamo a redigere un nuovo accordo che contenga esclusivamente clausole chiare e trasparenti", ha commentato. I negoziati si sono conclusi oggi e non si può dire che siano stati proficui.