14/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il punto sull'epidemia che ha colpito finora 60 milioni di persone.

MalataAlla 15esima Conferenza Internazionale sull'Aids, un gruppo di esperti italiani ieri ha fatto il punto sull'epidemia che ha colpito finora 60 milioni di persone. Qualche ora più tardi il commovente intervento del leader sudafricano Nelson Mandela che ha esortato a lottare contro la tubercolosi (TB), insieme ad aids e malaria una delle malattie più letali al mondo. Mandela, che ha recentemente annunciato di volersi ritirare dalla vita pubblica, ha parlato della sua esperienza personale con la malattia, avendo contratto la TB nei suoi anni di prigionia a Robben Island. "Il mondo ha stabilito come priorità la sconfitta dell'Aids che sarebbe un dono dal cielo. Ma la TB resta ignorata", ha detto Mandela. La combinazione di tubercolosi e Aids è la prima causa di morte per le persone con l'HIV.

Visto dal Sud del mondo il problema dell’Aids risulta più complesso. E' iniziata con una nota negativa ieri la riunione di esperti italiani a Bangkok, nel quarto giorno della 15esima Conferenza Internazionale sull’Aids (IAC, 11-16 luglio 2004). Collegati in videoconferenza con l’Italia, medici ed esponenti delle principali organizzazioni che si occupano del flagello HIV-Aids hanno fatto il punto sulla gravità del problema: il quadro emerso durante la IAC, la seconda nel Sud del Pianeta e la prima in Asia, è preoccupante. “La IAC di Durban (Sud Africa - 2000), che inaugurò il ciclo di conferenze nei Paesi in via di sviluppo, fu un vero successo, perché ruppe il silenzio sul problema Aids”, esordisce Stefano Vella dell’International Aids Society (IAS). “Quattro anni più tardi in Thailandia, prendiamo coscienza di un dato negativo: nel frattempo c’è stata la IAC di Barcellona (2002) e da allora nel mondo sono morte 6 milioni di persone. Ci sono due problemi: rimane difficile portare le terapie adeguate nelle aree più colpite (oltre la metà degli infetti sono nell’Africa Sub-sahariana) e i donatori continuano a non lavorare insieme, ma fanno accordi bilaterali con i Paesi in difficoltà”. Per questo a Bangkok è stato presentato il “Leadership Program”, con l’obiettivo di riunire capi di governo, istituzioni, industrie e ong intenzionati a riconoscere pubblicamente l’importanza di una guida unitaria nella lotta all’Aids.

Logo IAC A Bangkok non sono mancate le contestazioni, la maggior parte delle quali rivolte al presidente Usa Bush. Sono proprio gli Stati Uniti, maggiori donatori del Global Fund (“Fondo Globale per combattere Aids, Tubercolosi e Malaria”, le tre malattie più devastanti del mondo), a sostenere la politica degli accordi bilaterali. E non solo: all’interno del Fondo Globale, sono anche i promotori dell’ABC, il programma che stabilisce tre sistemi di prevenzione dall’Aids in ordine decrescente di priorità: “Astinenza, Fedeltà e – solo da ultimo – Condom (preservativo)”. “Siamo in un momento di reflusso”, commenta Giampiero Carosi, Direttore della Clinica di malattie infettive e tropicali di Brescia. “L’ABC si scontra con la realtà dei Paesi del Sud del Mondo. Qui, per esempio in tema di prevenzione non ci sono ancora campagne di informazione su quanto è rischioso lo scambio della siringa e il metadone, per esempio, non viene utilizzato. L’utilizzo del condom poi è importante, ma bisogna andare avanti nella ricerca di altri mezzi di prevenzione, trattamenti e farmaci”. La scienza si sta concentrando, in particolare, sullo sviluppo di vaccini e microbicidi vaginali, espressamente pensati per dare alle donne metodi di auto-protezione dal virus.

Mentre nei primi anni l’Aids colpiva soprattutto gli uomini, oggi le donne rappresentano la metà dei 40milioni di sieropositivi al mondo e, in alcuni Paesi africani, addirittura il 60 per cento degli infetti. E se attualmente la principale via di trasmissione dell’HIV è dall’uomo alla partner, entro pochi anni sarà dalla madre al figlio. Ogni anno si registrano 14mila nuove infezioni e oltre un terzo di queste colpiscono giovani sotto i 25 anni. L’incidenza delle trasmissioni madre-bambino potrebbero diminuire ricorrendo a farmaci antiretrovirali, ma bisogna prima abbattere le barriere di accesso ai trattamenti. Nei Paesi poveri il personale medico è insufficiente, il sistema sanitario debole e il prezzo delle terapie insostenibile per gran parte della popolazione. “Gli orfani di genitori morti di Aids sono 15milioni di bambini e ragazzi con meno di sedici anni”, spiega Carlo Giaquinto, pediatra del Pediatric European Network Treatment Aids. “Le donne dell’Emisfero sud – continua Giaquinto - anche quando possono fare il test dell’HIV e accedere agli antiretrovirali, spesso li rifiutano. Temono lo stigma: le loro comunità discriminano fortemente le persone con l’HIV. I bambini, invece , restano i più vulnerabili. In genere non vengono curati e la scienza non dedica loro sufficienti studi. Spesso la famiglia li trascura e hanno problemi a crescere. Arrivati all’adolescenza soffrono un grave disagio psicologico nell’affrontare la loro sessualità”.

Ma il problema di accesso ai farmaci non è estraneo all’Occidente: in Italia solo 45mila malati sono in terapia su 90-120mila persone che hanno contratto il virus. Inoltre, non è possibile fare previsioni su quando saranno disponibili vaccini e microbicidi. “Siamo molto lontani dalla soluzione della piaga Aids”, dichiara il professor Galli, epidemiologo del Sacco. “I governi devono prendersi carico del problema e muovere le risorse necessarie. Stiamo sviluppando 80 antiretrovirali, ma ci vogliono milioni di dollari per trasformarli in farmaco”.

Il quadro emerso a Bangkok è inquietante: 40 milioni di infetti, donne e bambini tra i più colpiti, insufficienza dei fondi e inaccessibilità delle cure. Peacereporter chiede quindi al gruppo di esperti: con quali speranze si guarda al futuro? Il Sud del Pianeta è abbandonato a sé stesso? Risponde Carosi: “Il Fondo Globale non ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era proposto. Molte sue azioni sono state contestate, ma non dobbiamo essere così pessimisti. E’ importante continuare a porsi obiettivi irraggiungibili come 3 milioni di persone assistite entro il 2005”. Poi interviene Galli a ricordare che “il peso della sfida Aids è enorme quanto quello del degrado ambientale. I rapporti bilaterali creano contraddizioni e conflitti. Si fa ancora troppa politica di controllo, ma la lotta all’Aids si può vincere solo a livello globale”.

Francesca Lancini 
Categoria: Salute
Luogo: Thailandia