10/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno dei basisti dei terroristi è un agente speciale indiano

Tutti parlano dei terroristi arrestati dai pachistani in Kashmir in relazione all'attacco di Mumbai, mentre è stata ampiamente ignorata la notizia che nel finesttimana anche le autorità indiane hanno compiuto i primi arresti: due basisti che hanno procurato ai terroristi le sim card criptate per il loro telefoni cellulari.
Con un certo disappunto delle autorità indiane, uno dei due arrestati, il kashmiro Mukhtar Ahmed Sheikh, non è risultato uno dei servizi segreti pachistani, bensì un agente speciale della polizia indiana.
La spiegazione ufficiale fornita dal ministero dell'Interno di Nuova Delhi è che l'agente Sheikh fosse un infiltrato.
Questo imbarazzante episodio va ad aggiungersi a una lunga lista di dettagli assai poco chiari.

I due arrestati in IndiaPunti interrogativi. Perché l'intelligence indiana ha completamente ignorato i ripetuti avvertimenti ricevuti prima dell'attacco, nonostante indicassero esattamente le modalità e gli obiettivi dell'azione?
Perché, nonostante l'hotel Taj Mahal fosse stato segnalato come obiettivo a rischio, le misure di sicurezza nell'albergo sono state attenuate invece che rafforzate?
Com'è possibile che la marina militare indiana, che aveva bloccato e ispezionato l'imbarcazione con a bordo i terroristi, non si sia accorta di nulla e li abbia lasciati proseguire per Mumbai?
Possibile che i terroristi siano stati così distratti da lasciare su quella nave, accanto al cadavere del capitano che era stato sgozzato, un telefono satellitare con i numeri dei loro addestratori registrati in memoria.
Perché i terroristi, che secondo i media volevano colpire in particolare anglo-americani ed ebrei, hanno ucciso 141 indiani (di cui 40 musulmani) e solo 1 britannico, 5 statunitensi e 6 israeliani?
Perché all'inizio la polizia indiana aveva detto di aver catturato nove terroristi arrestati durante l'assedio a Mumbai, poi tre, e alla fine solo uno: Azam Amir Qasab? Che fine hanno fatto gli altri?
Perché le autorità indiane continuano a sostenere la versione, assolutamente incredibile, secondo cui il commando terrorista era composto solo da dieci uomini, mentre altre fonti straniere parlano di almeno sessanta-settanta uomini?
Perché nessuno ha riferito la notizia apparsa sulla stampa locale di Mumbai secondo cui, in base a diverse testimonianze, alcuni dei terroristi parlavano marathi, il dialetto locale?
Perché la stessa cosa è accaduta per la notizie che riportavano testimonianze di come i terroristi, prima di entrare in azione, stessero bevendo birre e alcolici, poco consoni a dei jihadisti?
Il leader de BjpCurioso, infine, che il capo dell'antiterrorismo indiano Hemant Karkare - che pochi giorni prima dell'attacco a Mumbai aveva svelato i legami tra numerosi attentati attribuiti a terroristi islamici e settori 'deviati' dell'esercito e dei servizi segreti indiani collegati all'opposizione del Bjp - sia stato vittima di un agguato dei terroristi nei primissimi minuti dell'attacco. Per le sue accuse, Karkare era stato duramente attaccato dagli ambienti politici e militari nazionalisti e perfino minacciato di morte dagli estremisti indù.

Campagna elettorale. Tra pochi mesi, a maggio, in India si terranno le elezioni generali. In pochi dubitano che l'effetto Mumbai sancirà la sconfitta del governo di centro-sinistra guidato dal Congresso Nazionale (Inc) di Sonia Gandhi, e il ritorno al potere della destra nazionalista del Partito del Popolo (Bjp) di Rajnath Singh.

 

Enrico Piovesana

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