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Matteo Fagotto
Dopo settimane di scontri, un numero imprecisato di morti e 250.000 sfollati, il governo congolese cede, e accetta le condizioni imposte dai ribelli di Laurent Nkunda: lunedì prossimo, le due parti si incontreranno a Nairobi, in Kenya, per "formalizzare" la tregua autoimposta ai suoi uomini dallo stesso Nkunda alcune settimane fa, ma ripetutamente violata.
Dopo aver più volte respinto le richieste di Nkunda, il governo di Kinshasa è in pratica capitolato su tutta la linea. Finora, il presidente Joseph Kabila aveva sempre rifiutato di incontrare il capo dei ribelli, ritenendo ancora valido l'accordo di pace raggiunto lo scorso gennaio e che prevede il disarmo non solo degli uomini di Nkunda, ma di tutte le formazioni armate ancora attive nella regione orientale del Kivu. L'offensiva scatenata dai ribelli, che hanno messo più volte in rotta il mal assortito esercito congolese, ha però costretto le autorità di Kinshasa ad arrivare a un compromesso. Il prossimo lunedì le parti, governo e ribelli del Consiglio Nazionale per la Difesa del Popolo, assieme ai mediatori keniani, si troveranno faccia a faccia per ufficializzare la tregua, primo passo verso l'apertura di veri e propri colloqui di pace.
A fare da corollario all'accordo era arrivata ieri l'intesa tra Congo e Ruanda per il disarmo delle milizie Hutu ancora presenti in Kivu, e che Nkunda accusa per aver condotto presunti massacri e violenze contro la popolazione civile. Il disarmo degli Hutu, alcuni dei quali rifugiatisi in Congo all'indomani del genocidio in Ruanda del 1994 e ricercati in patria, era richiesto a gran voce anche dal governo di Kigali. A questo proposito, numerosi accordi erano stati siglati negli anni passati, ma il loro disarmo non era mai stato avviato. La presenza di milizie Hutu, Mayi-Mayi e ribelli Tutsi non è mai stata affrontata seriamente e in maniera definitiva dalle autorità congolesi né dalla comunità internazionale, che è presente nel Paese con un contingente di 17.000 uomini facenti capo alla Monuc, la missione Onu nel Paese.
Matteo Fagotto