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E’ un’afosa giornata primaverile nel sud della Tailandia, ma una strana
tensione la fa da padrone. Non è nuova per la gente di questa regione
in cui si concentra la minoranza musulmana di uno stato buddista: da
gennaio sono ormai tanti gli episodi di violenza a cui sono stati
costretti ad assistere gli abitanti di questi poveri villaggi, e ancora
nessuna fonte ufficiale ha saputo spiegare il perché. Secondo il
governo sarebbero gruppi di fedeli dell’islam, armati e molto
determinati, ad aver depredato stazioni di polizia, bruciato scuole,
colpito luoghi di ritrovo per turisti, con il triste bilancio di 50
morti in pochi mesi. Fino a mercoledì scorso, quando è accaduto
qualcosa di ancora peggiore.
Tre assalti simultanei in tre luoghi diversi: cinque stazioni di
polizia nella provincia di Yala, una base delle forze di sicurezza nel
distretto di Songkhla e una moschea a Pattani. Risultato: più di cento
morti.
Alcuni leader armati di fucile hanno spianato la strada a centinaia di
giovani e giovanissimi, tra i quindici e i venti anni, muniti di soli
maceti. Ma ad attenderli hanno trovato un vero e proprio dispiegamento
di forze dell’ordine. Messi in guardia da una soffiata, polizia ed
esercito hanno risposto all’attacco sparando all’impazzata. Nove ore di
feroci scontri.
Centosette i morti ufficiali, anche se c’è chi parla di centoventi
cadaveri. Tutti fra gli assalitori adolescenti. Solo cinque i
poliziotti ammazzati. Quindici gli arrestati.
Ma era proprio necessaria tutta questa violenza? E’ questa la domanda
che si sta facendo Human Rights Watch. “Premettendo che soldati e
poliziotti hanno il sacrosanto diritto di difendersi quando attaccati –
precisa Brad Adams, direttore esecutivo della divisione asiatica
dell’osservatorio sui diritti umani -, la risposta non è stata
eccessiva? Non è stata sproporzionata rispetto all’attacco subìto?
Dopotutto la maggioranza di loro erano armati solo di armi da taglio.
Noi chiediamo al governo di creare una commissione che controlli l’uso
indiscriminato delle armi letali da parte dei militari e della polizia,
nel rispetto dei Principi Base delle Nazioni Unite sull’uso della forza
e delle armi da fuoco”.
Perché invece di bloccare le insurrezioni sul nascere, invece di
sventarle è stato deciso di attendere gli assalitori armi in pugno? “Il
comportamento tenuto dalla polizia è discutibile – aggiunge Adams –
anche perché ha messo a rischio l’incolumità dei civili, specialmente
durante la massiccia incursione alla moschea di Pattani”. Human Rights
Watch chiede dunque che il governo tailandese si muova assieme alla
Commissione nazionale sui diritti per investigare in maniera
trasparente su questi incidenti e prevenire un eventuale stato di
impunità, che andrebbe ad aggravare ulteriormente la sitauzione.
La Thailandia del sud è un luogo estremamente povero e per stessa
ammissione del primo ministro Thaksin Shinwatra potrebbe essere fatto
molto di più per migliorare le condizioni sociali. Ci sono già molti
progetti governativi pronti a decollare e mai iniziati. “I musulmani
hanno da sempre dovuto sopportare problemi sociali, culturali e
religiosi gravissimi – sottolinea Adams – e usare la ferocia
indiscriminata per rispondere degli assalitori è solo un modo per
gettare benzina sul fuoco del risentimento e delle tensioni politiche.
Sono ormai quattro mesi che episodi del genere si ripetono e,
contemporaneamente, aumentano i sospetti che i presunti terroristi
catturati vengano addirittura torturati. Pretendiamo chiarimenti e
assicurazioni. Non abbasseremo mai la guardia”.
Ma chi c’è dietro i gruppi islamici armati di macete? Le idee sono
alquanto confuse. C’è chi ne sminuisce la potenzialità, come il primo
ministro, che ha dichiarato: “Si tratta di banditi locali, niente di
più”. E chi, invece, si dice “assolutamente certo” che i raid siano
preparati dai separatisti musulmani. E’ il caso del ministro della
difesa, Chettha Thanajaro: “E’ possibile persino che siano addestrati
all’estero”. Infiltrazioni di Al Qaeda? E’ stato insinuato anche
questo, ma niente di certo, nulla di sicuro.
Intanto l’esercito si sta mobilitando. L’intento è presidiare i
possibili obiettivi degli assalitori musulmani. Per prevenire o per
attirare nuovi attacchi?