29/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Assalti di ribelli nel sud della Thailandia. I poliziotti sparano all'impazzata

Mussulmani in ThailandiaE’ un’afosa giornata primaverile nel sud della Tailandia, ma una strana tensione la fa da padrone. Non è nuova per la gente di questa regione in cui si concentra la minoranza musulmana di uno stato buddista: da gennaio sono ormai tanti gli episodi di violenza a cui sono stati costretti ad assistere gli abitanti di questi poveri villaggi, e ancora nessuna fonte ufficiale ha saputo spiegare il perché. Secondo il governo sarebbero gruppi di fedeli dell’islam, armati e molto determinati, ad aver depredato stazioni di polizia, bruciato scuole, colpito luoghi di ritrovo per turisti, con il triste bilancio di 50 morti in pochi mesi. Fino a mercoledì scorso, quando è accaduto qualcosa di ancora peggiore.

Tre assalti simultanei in tre luoghi diversi: cinque stazioni di polizia nella provincia di Yala, una base delle forze di sicurezza nel distretto di Songkhla e una moschea a Pattani. Risultato: più di cento morti.

Alcuni leader armati di fucile hanno spianato la strada a centinaia di giovani e giovanissimi, tra i quindici e i venti anni, muniti di soli maceti. Ma ad attenderli hanno trovato un vero e proprio dispiegamento di forze dell’ordine. Messi in guardia da una soffiata, polizia ed esercito hanno risposto all’attacco sparando all’impazzata. Nove ore di feroci scontri.

Centosette i morti ufficiali, anche se c’è chi parla di centoventi cadaveri. Tutti fra gli assalitori adolescenti. Solo cinque i poliziotti ammazzati. Quindici gli arrestati.

Ma era proprio necessaria tutta questa violenza? E’ questa la domanda che si sta facendo Human Rights Watch. “Premettendo che soldati e poliziotti hanno il sacrosanto diritto di difendersi quando attaccati – precisa Brad Adams, direttore esecutivo della divisione asiatica dell’osservatorio sui diritti umani -, la risposta non è stata eccessiva? Non è stata sproporzionata rispetto all’attacco subìto? Dopotutto la maggioranza di loro erano armati solo di armi da taglio. Noi chiediamo al governo di creare una commissione che controlli l’uso indiscriminato delle armi letali da parte dei militari e della polizia, nel rispetto dei Principi Base delle Nazioni Unite sull’uso della forza e delle armi da fuoco”.

Perché invece di bloccare le insurrezioni sul nascere, invece di sventarle è stato deciso di attendere gli assalitori armi in pugno? “Il comportamento tenuto dalla polizia è discutibile – aggiunge Adams – anche perché ha messo a rischio l’incolumità dei civili, specialmente durante la massiccia incursione alla moschea di Pattani”. Human Rights Watch chiede dunque che il governo tailandese si muova assieme alla Commissione nazionale sui diritti per investigare in maniera trasparente su questi incidenti e prevenire un eventuale stato di impunità, che andrebbe ad aggravare ulteriormente la sitauzione.

La Thailandia del sud è un luogo estremamente povero e per stessa ammissione del primo ministro Thaksin Shinwatra potrebbe essere fatto molto di più per migliorare le condizioni sociali. Ci sono già molti progetti governativi pronti a decollare e mai iniziati. “I musulmani hanno da sempre dovuto sopportare problemi sociali, culturali e religiosi gravissimi – sottolinea Adams – e usare la ferocia indiscriminata per rispondere degli assalitori è solo un modo per gettare benzina sul fuoco del risentimento e delle tensioni politiche. Sono ormai quattro mesi che episodi del genere si ripetono e, contemporaneamente, aumentano i sospetti che i presunti terroristi catturati vengano addirittura torturati. Pretendiamo chiarimenti e assicurazioni. Non abbasseremo mai la guardia”.

Ma chi c’è dietro i gruppi islamici armati di macete? Le idee sono alquanto confuse. C’è chi ne sminuisce la potenzialità, come il primo ministro, che ha dichiarato: “Si tratta di banditi locali, niente di più”. E chi, invece, si dice “assolutamente certo” che i raid siano preparati dai separatisti musulmani. E’ il caso del ministro della difesa, Chettha Thanajaro: “E’ possibile persino che siano addestrati all’estero”. Infiltrazioni di Al Qaeda? E’ stato insinuato anche questo, ma niente di certo, nulla di sicuro.

Intanto l’esercito si sta mobilitando. L’intento è presidiare i possibili obiettivi degli assalitori musulmani. Per prevenire o per attirare nuovi attacchi?

Stella Spinelli 
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Thailandia