15/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lula visto da due realtà simili ma diverse: le missionarie di Dom Pedro e di Teresina

Panorama di una zona interna del Maranhao, nord est del BrasileCosa è cambiato nella vita di ogni giorno da quando Lula è al governo? Questa domanda l’abbiamo rivolta alle Minime del Sacro Cuore di Teresina, la capitale dello stato del Piauì, e alle consorelle di Dom Pedro, un piccolo paese sperduto nell’interior del Marañhao, entrambi stati aridi e molto poveri del nord est del Brasile.
Una differenza è emersa nelle loro risposte, sostanziale.
Le missionarie che vivono nella periferia della capitale, a contatto sì con i poveri delle invasões ma senza dubbio più vicine alle istituzioni, alle infrastrutture cittadine, alle comodità che una centro cittadino offre sempre, parlano di un evidente cambiamento. Cosa invece negata dalle religiose dell’interno, che non avvertono nella quotidianità nessun cambiamento sostanziale.

Il governo Lula visto da suor Maria Concebida Gomez, di Teresina, Piauì. “Anche se il Brasile é grandissimo e diventa difficile avere un quadro completo della realtà, vediamo un chiaro cambiamento. Siamo coscienti che Lula non può far tutto da solo: ci sono il Comune e le Province, mille cavilli e passaggi burocratici che devono aiutarlo o perlomeno dovrebbero”.

Teresina, capitale del PiauiSi sono verificati miglioramenti nella vita di ogni giorno?
“Si. Ci sono i progetti per i più poveri e tante altre iniziative d’emergenza, che funzionano davvero. E’ evidente. Io sono comunque convinta che proprio adesso i cittadini siano chiamati a svolgere il proprio ruolo. Dobbiamo prendere coscienza dei nostri diritti e dei nostri doveri e indirizzare al meglio il governo, controllandolo, rimanendo sul chi va là, stando attenti affinché faccia quello che ha promesso in campagna elettorale. Non chiudiamo gli occhi.

E il popolo, la vostra gente, ha ancora fiducia in lui?
Sì. Apprezzano la sua lotta per fare il meglio per il loro Brasile. Qui lo apprezzano ancora come quando lo hanno eletto, dandogli il tempo di mettere in pratica quanto ha promesso.
 
Strada isolata dell'interior del Maranhao
L’altra faccia. “Ne abbiamo discusso a lungo. Qui a Dom Pedro le cose sono tali e quali a prima”. Suor Rita, unica missionaria italiana di un convento di consorelle brasiliane, non ha dubbi: “Tutte noi ci troviamo d’accordo con quanto ha dichiarato Joao Pedro Stedile del Movimento Sem Terra, da cui prendo in prestito alcuni concetti. Il governo Lula si è illuso con l’agrobusiness. Il Presidente può pensare quel che vuole. Io penso che lo stiano ingannando. Il nostro dovere, come amici, è dirgli che questa politica è sbagliata. E’ questa la posizione che ci sentiamo in coscienza di sostenere. Per questa gente, quella con cui ogni giorno viviamo, la riforma agraria è il primo passo per vivere davvero. Diamo loro la terra e loro affronteranno tutto, ballando. A ritmo di samba. Ma, per usare di nuovo le parole di Stedile, il processo di riforma agraria del governo Lula cammina a passo di tartaruga. Questo governo non è riuscito a onorare l’impegno assunto con i movimenti sociali nel novembre del 2003. Migliaia di famiglie aspettano, da troppo. Qui siamo lontani dai grandi centri. Questo è un paese di poche anime, come ne esistono milioni in Brasile, e nulla è cambiato. Tutto permane. Scusate se mi rifaccio nuovamente a Stedile per esprimere il nostro sentire, ma le sue parole per noi sono importanti, rispecchiano il  pensiero della gente povera di Dom Pedro, delle famiglie che da sempre vivono nell’interior, nel bel mezzo del nulla.
Il Brasile vive una grave crisi, una crisi di destino. Il paese, la società e il governo non hanno un progetto di sviluppo. Non hanno un progetto nazionale. La società brasiliana manca di un piano di volo. L’aereo sta volando, ma non sa in che direzione andare. E questo è grave. Gli adulatori di professione sostengono semplicemente che l’inflazione è sotto controllo, che l’economia è tornata a crescere. Questo non significa niente per il nostro popolo. Dove stiamo andando? Questa è la domanda chiave! E cosa faremo perché ogni brasiliano abbia assicurato lavoro, terra, casa e educazione. Solo di questo il popolo ha bisogno.Non di politica estera e macroeconomia.
Qui, anche oggi, le famiglie sono nuclei disgregati, composti da tanti bambini e donne che faticano a sopravvivere. La terra risolverebbe tutto. La terra. Che Lula faccia qualcosa subito, se riesce”.

Stella Spinelli

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