Lula visto da due realtà simili ma diverse: le missionarie di Dom Pedro e di Teresina
Cosa è cambiato nella vita di ogni giorno da quando Lula è al governo? Questa
domanda l’abbiamo rivolta alle Minime del Sacro Cuore di Teresina, la capitale
dello stato del Piauì, e alle consorelle di Dom Pedro, un piccolo paese sperduto
nell’interior del Marañhao, entrambi stati aridi e molto poveri del nord est del
Brasile.
Una differenza è emersa nelle loro risposte, sostanziale.
Le missionarie che vivono nella periferia della capitale, a contatto sì con i
poveri delle invasões ma senza dubbio più vicine alle istituzioni, alle infrastrutture
cittadine, alle comodità che una centro cittadino offre sempre, parlano di un
evidente cambiamento. Cosa invece negata dalle religiose dell’interno, che non
avvertono nella quotidianità nessun cambiamento sostanziale.
Il governo Lula visto da suor Maria Concebida Gomez, di Teresina, Piauì. “Anche se il Brasile é grandissimo e diventa difficile avere un quadro completo
della realtà, vediamo un chiaro cambiamento. Siamo coscienti che Lula non può
far tutto da solo: ci sono il Comune e le Province, mille cavilli e passaggi burocratici
che devono aiutarlo o perlomeno dovrebbero”.
Si sono verificati miglioramenti nella vita di ogni giorno?
“Si. Ci sono i progetti per i più poveri e tante altre iniziative d’emergenza,
che funzionano davvero. E’ evidente. Io sono comunque convinta che proprio adesso
i cittadini siano chiamati a svolgere il proprio ruolo. Dobbiamo prendere coscienza
dei nostri diritti e dei nostri doveri e indirizzare al meglio il governo, controllandolo,
rimanendo sul chi va là, stando attenti affinché faccia quello che ha promesso
in campagna elettorale. Non chiudiamo gli occhi.
E il popolo, la vostra gente, ha ancora fiducia in lui?
Sì. Apprezzano la sua lotta per fare il meglio per il loro Brasile. Qui lo apprezzano
ancora come quando lo hanno eletto, dandogli il tempo di mettere in pratica quanto
ha promesso.

L’altra faccia. “Ne abbiamo discusso a lungo. Qui a Dom Pedro le cose sono tali e quali a prima”.
Suor Rita, unica missionaria italiana di un convento di consorelle brasiliane,
non ha dubbi: “Tutte noi ci troviamo d’accordo con quanto ha dichiarato Joao Pedro
Stedile del Movimento Sem Terra, da cui prendo in prestito alcuni concetti. Il
governo Lula si è illuso con l’agrobusiness. Il Presidente può pensare quel che
vuole. Io penso che lo stiano ingannando. Il nostro dovere, come amici, è dirgli
che questa politica è sbagliata. E’ questa la posizione che ci sentiamo in coscienza
di sostenere. Per questa gente, quella con cui ogni giorno viviamo, la riforma
agraria è il primo passo per vivere davvero. Diamo loro la terra e loro affronteranno
tutto, ballando. A ritmo di samba. Ma, per usare di nuovo le parole di Stedile,
il processo di riforma agraria del governo Lula cammina a passo di tartaruga.
Questo governo non è riuscito a onorare l’impegno assunto con i movimenti sociali
nel novembre del 2003. Migliaia di famiglie aspettano, da troppo. Qui siamo lontani
dai grandi centri. Questo è un paese di poche anime, come ne esistono milioni
in Brasile, e nulla è cambiato. Tutto permane. Scusate se mi rifaccio nuovamente
a Stedile per esprimere il nostro sentire, ma le sue parole per noi sono importanti,
rispecchiano il pensiero della gente povera di Dom Pedro, delle famiglie che
da sempre vivono nell’interior, nel bel mezzo del nulla.
Il Brasile vive una grave crisi, una crisi di destino. Il paese, la società e
il governo non hanno un progetto di sviluppo. Non hanno un progetto nazionale.
La società brasiliana manca di un piano di volo. L’aereo sta volando, ma non sa
in che direzione andare. E questo è grave. Gli adulatori di professione sostengono
semplicemente che l’inflazione è sotto controllo, che l’economia è tornata a crescere.
Questo non significa niente per il nostro popolo. Dove stiamo andando? Questa
è la domanda chiave! E cosa faremo perché ogni brasiliano abbia assicurato lavoro,
terra, casa e educazione. Solo di questo il popolo ha bisogno.Non di politica
estera e macroeconomia.
Qui, anche oggi, le famiglie sono nuclei disgregati, composti da tanti bambini
e donne che faticano a sopravvivere. La terra risolverebbe tutto. La terra. Che
Lula faccia qualcosa subito, se riesce”.