03/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni, colpo di Stato, droga: il Paese alle prese con i soliti problemi

Scritto per noi da

Fulvio Di Giuseppe
Edgardo Tufo

Era andato tutto per il verso giusto. Un'affluenza alle urne dell'82 percento, la Commissione elettorale nazionale che giudica le elezioni "libere, eque e trasparenti" e nessuna contestazione ufficiale al voto.

Durante le elezioni (foto di Emanuele Gramazio)E invece l'incubo, nelle elezioni legislative in Guinea Bissau che hanno visto trionfare il Pigc (Partito africano per l'indipendenza di Guinea Bissau e Capoverde), si è materializzato neanche una settimana dopo il voto. Attacco nella notte tra sabato e domenica scorsi alla residenza presidenziale di Nino Vieira: praticamente un colpo di stato, ma fallito. Il tentativo di golpe di alcuni militari ammutinati, è costato la vita a una delle venti guardie del corpo di Vieira, ma ha portato anche all'arresto di sei soldati. Tra di loro il leader dei golpisti, Alexandre Tchama Yala, un sergente di marina imparentato con Kumba Ialà, ex presidente della Guinea Bissau rientrato in patria dopo un esilio e massimo esponente del Prs (Partito di rinnovamento sociale). L'obiettivo di Kumba Ialà è quello di riprendersi la poltrona di capo di Stato (le elezioni presidenziali si terranno il prossimo anno), ma per ora il suo partito deve accontentarsi di 28 seggi in parlamento. A stravincere le elezioni è stato infatti il Paigc, partito alla guida del paese da anni e che aveva contribuito a far cadere il governo nato dal patto di stabilità nazionale. Conquistati 67 dei 100 seggi disponibili nell'Assemblea nazionale e il prossimo primo ministro sarà Carlos Gomez junior. Oltre a queste due forze politiche, altri tre partiti avranno dei seggi in Parlamento: il Partito Repubblicano per l'indipendenza e lo sviluppo (PRID) dell'ex Primo Ministro Aristides Gomes, con tre parlamentari eletti e l'Alleanza democratica (DA) e il Partito Nuova Democrazia (NDP) di Iaia Djala, con un parlamentare ciascuno.
Intanto il paese è scosso. Quella che sembrava una festa per l'intera nazione, chiamata a segnare il proprio destino, si è invece scontrata con la consapevolezza di un incubo che torna a farsi vivo: la presa del potere con le armi. La società civile, però, si ribella: in migliaia sono scesi in piazza in questi giorni e altre manifestazioni sono programmate nella capitale Bissau, con semplici cittadini uniti nel richiamare i loro rappresentanti politici al rispetto delle ultime elezioni legislative e al mantenimento della pace. Cortei pacifici, come quelli che si erano alternati durante la campagna elettorale.


L'ex primo ministro Carlos Gomes Junior "Sapere del tentato golpe a una settimana dal voto mi ha notevolmente sorpreso - spiega Michele Gramazio, foggiano giunto in Guinea Bissau per seguire un progetto a Bigene (nord della nazione) per conto dell'associazione Solidaunia e corrispondente per il blog Namitipenabula. "La gente era informata e consapevole di prendere parte a un momento fondamentale per la vita del paese, l'atmosfera nei giorni precedenti alle elezioni - prosegue Gramazio - era di attesa ma soprattutto di serenità". La stessa mostrata durante le operazioni di voto. "Ogni singolo villaggio, anche il più isolato e immerso nella foresta, aveva a disposizione i propri ‘seggi', posti nelle scuole o nei mercati". Che fosse una festa alla quale si sentivano tutti invitati lo dimostra anche l'alta partecipazione al voto (straordinaria la partecipazione femminile e giovanile), ben l'82% dei seicentomila aventi diritto al voto, su un milione e mezzo di cittadini. "La gente mostrava orgogliosa il dito sporco di inchiostro, perché si votava con l'impronta digitale direttamente sulla scheda elettorale - rivela Gramazio - e traspariva tutta la volontà di partecipare al processo elettorale".
Un processo che ora tocca al Parlamento mettere in pratica. Uno dei primi problemi che la nuova formazione politica dovrà affrontare, è la questione del narco-traffico. L'ex colonia portoghese è da tempo un importante snodo del traffico di cocaina che dall'America Latina giunge in Europa, facendo scalo nell'Africa occidentale. Una situazione che coinvolge anche i paesi limitrofi ma che in Guinea Bissau raggiunge picchi sconfortanti.

Al quint'ultimo posto per quanto riguarda l'indice di sviluppo umano e tra i paesi con il più alto tasso di corruzione al mondo, il paese spera nei risultati di queste elezioni e nelle presidenziali del prossimo anno per dare una svolta al proprio destino e voltare pagina. Per la prima volta, possibilmente, senza l'uso delle armi.

Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: Guinea Bissau