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Abdel Wahed Mohammed Ahmed al-Nur, uno dei leader del movimento ribelle del Darfur, lo scorso martedì ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha reso noto che i ribelli faranno muso duro davanti alle pressioni che vengono esercitate a livello internazionale per convincerli a sedersi al tavolo della pace.
Il leader ha inoltre giurato che tutti negoziati verranno boicottati dal movimento ribelle, fino a quando le milizie governative non saranno completamente disarmate e gli attacchi cessati del tutto. "Devono smetterla di uccidere la nostra gente" ha fatto sapere Abdel Wahed Mohammed Ahmed al-Nur che ha, inoltre, affermato di aver ricevuto da parte di diversi funzionari francesi e di alcuni organismi internazionali, il vivo consiglio di prendere parte ai negoziati con il governo sudanese. Tali dichiarazioni sono state rilasciate dal leader ribelle quando quindici associazioni per la tutela dei diritti umani hanno presentato una relazione accusando il governo sudanese di continuare a perpetrare attacchi alla popolazione del Darfur, nonostante il fatto che formalmente questi si sia impegnato a fare pressione per ristabilire la pace nella regione.
Gli esperti stimano che dal 2003 a oggi (dall'anno in cui Nur e i ribelli hanno impugnato le armi contro il governo) i morti siano circa 200mila. Le cifre fornite dal governo di Khartoun sono invece ben diverse: le vittime sarebbero 10mila e sarebbe infondata qualsiasi voce parlasse di genocidio.
Nur è un leader carismatico chiave nel processo dei negoziati, tutte le trattative che sono state da lui rifiutate, come l'Accordo di Pace da firmare a Khartoum nel 2006 ed il progetto di dialogo in Libia nel 2007, sono fallite. La Lega Araba ha chiesto al governo del Qatar di ospitare le trattative di pace tra il governo sudanese ed i ribelli del Darfour, dopo che il procuratore capo della Corte Penale Internazionale aveva richiesto ai giudici di emettere un mandato di arresto nei confronti del presidente sudanese Omar al-Beshir, sospettato di aver commesso crimini di guerra in Darfur nel corso di quest'anno. A tale proposito, diversi analisti internazionali sostengono che la promessa di negoziati ed il cessate il fuoco da parte sudanese sarebbero alcuni elementi di un disegno volto a esercitare pressione diplomatica per convincere alcuni membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (in particolare Francia, Gran Bretagna e gli Stati Uniti) a rimandare le investigazioni della Corte Penale Internazionale.