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Ci volle il film Bowling a Columbine di Michael Moore per far conoscere al mondo le statistiche sul numero di omicidi
commessi ogni anno negli Stati Uniti (oltre 11mila), decine di volte superiori
a quelle di altri Paesi sviluppati. Pochi però sanno ancora quanto negli Usa le
morti violente riguardino i minorenni. Ora un rapporto del Children’s Defense Fund (Cdf), un’organizzazione che si batte per i diritti dei bambini, rivela che nel
2002 – l’anno più recente di cui siano disponibili le statistiche – le persone
sotto i 20 anni morte per colpi di arma da fuoco sono 2.867. Otto bambini e ragazzi
al giorno, uno ogni tre ore. Per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, si tratta della
seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.
La battaglia contro le armi semi-automatiche. Il Cdf si riferisce in particolare al divieto decennale di vendita delle armi
semi-automatiche, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale – l’amministrazione
Bush non ha rinnovato, secondo molti per non rimanere invischiata in un problema
che negli Stati Uniti rischia più che altro di far perdere i voti delle lobby
pro-armi. Il rapporto del Cdf mostra come, mentre la messa al bando delle armi
semi-automatiche era in vigore, il numero di morti di giovani per colpi di arma
da fuoco sia costantemente calato fino a dimezzarsi: dai 5.793 casi del 1994,
record negativo degli ultimi 25 anni, ai 2.867 di tre anni fa. Il totale, dal
1979, è di 95.761 bambini e adolescenti uccisi. Il doppio del numero di soldati
americani uccisi nella guerra del Vietnam. “Ma dove sono le manifestazioni di
piazza per protestare contro la perdita senza senso di tanti bambini? – si chiede
la Edelman – Perché le lobby delle armi possono bloccare la volontà di due terzi
degli americani, che chiedono leggi di buon senso sulla sicurezza delle armi?”.
Il punto di vista delle lobby pro-armi. Larry Pratt, direttore del gruppo Gun Owners of America (una delle tante associazioni statunitensi che si battono per la libertà di possedere
armi), non è d’accordo con le conclusioni del Cdf. “E’ indegno che il Children’s Defense Fund usi le statistiche che riguardano le baby-gang per gonfiare i suoi dati – spiega
–. Se si guarda ai morti per colpi di arma da fuoco sotto i 15 anni, ci si rende
conto che quella cifra è inferiore al numero di quelli che muoiono annegati in
piscina o perché sono caduti dalla bicicletta”. Pratt, che si è battuto per la
rimozione della messa al bando delle armi semi-automatiche, contesta anche il
fatto che il numero delle morti sia calato dal 1994 proprio per l’entrata in vigore
di quel divieto: “Il tasso di omicidi era in calo già prima di quell’anno – sostiene
–. Comunque i casi di morti in cui sono coinvolte queste armi sono meno dell’1
per cento del totale. E a livello pratico, dopo che l’amministrazione Bush ha
lasciato cadere il divieto, non è cambiato niente. In vendita ci sono le stesse
armi di prima, magari solo con un limitatore di colpi in meno”. L’unico effetto,
lo ammette lo stesso Pratt, è che “i prezzi si sono abbassati”.Alessandro Ursic