10/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa ogni anno quasi 3.000 minorenni muoiono per colpi di arma da fuoco
Un bambino scherza con un fucileCi volle il film Bowling a Columbine di Michael Moore per far conoscere al mondo le statistiche sul numero di omicidi commessi ogni anno negli Stati Uniti (oltre 11mila), decine di volte superiori a quelle di altri Paesi sviluppati. Pochi però sanno ancora quanto negli Usa le morti violente riguardino i minorenni. Ora un rapporto del Children’s Defense Fund (Cdf), un’organizzazione che si batte per i diritti dei bambini, rivela che nel 2002 – l’anno più recente di cui siano disponibili le statistiche – le persone sotto i 20 anni morte per colpi di arma da fuoco sono 2.867. Otto bambini e ragazzi al giorno, uno ogni tre ore. Per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, si tratta della seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.
 
Senza confronti. Il totale comprende 1.830 omicidi, 828 suicidi e 209 casi non ben identificati. La gran parte delle morti riguarda la fascia di età dai 15 ai 19 anni, con 2.451 casi. I bambini sotto i cinque anni uccisi sono 71. Cifre che rendono il tasso di morti per colpi da arma da fuoco sotto i 15 anni negli Stati Uniti superiore alla somma di quello di altri 25 Paesi industrializzati, si legge nel documento. “Perché la nostra nazione è così silenziosa di fronte alla strage dei suoi bambini? – si chiede la presidentessa del Cdf, Marian Wright Edelman – In questo momento, mentre il presidente e i nostri rappresentanti al Congresso stanno prendendo decisioni riguardanti il bilancio, è più importante che mai che i genitori e i cittadini alzino la loro voce morale in favore di scelte che proteggano i bambini”.
 
John Kerry, candidato democratico alla presidenza alle ultime elezioni, è un convinto cacciatoreLa battaglia contro le armi semi-automatiche. Il Cdf si riferisce in particolare al divieto decennale di vendita delle armi semi-automatiche, che lo scorso settembre – in piena campagna elettorale – l’amministrazione Bush non ha rinnovato, secondo molti per non rimanere invischiata in un problema che negli Stati Uniti rischia più che altro di far perdere i voti delle lobby pro-armi. Il rapporto del Cdf mostra come, mentre la messa al bando delle armi semi-automatiche era in vigore, il numero di morti di giovani per colpi di arma da fuoco sia costantemente calato fino a dimezzarsi: dai 5.793 casi del 1994, record negativo degli ultimi 25 anni, ai 2.867 di tre anni fa. Il totale, dal 1979, è di 95.761 bambini e adolescenti uccisi. Il doppio del numero di soldati americani uccisi nella guerra del Vietnam. “Ma dove sono le manifestazioni di piazza per protestare contro la perdita senza senso di tanti bambini? – si chiede la Edelman – Perché  le lobby delle armi possono bloccare la volontà di due terzi degli americani, che chiedono leggi di buon senso sulla sicurezza delle armi?”.
 
L'attore Charlton Heston è stato per cinque anni presidente della National Rifle Association, la più grande lobby che si batte per la libertà di possedere armiIl punto di vista delle lobby pro-armi. Larry Pratt, direttore del gruppo Gun Owners of America (una delle tante associazioni statunitensi che si battono per la libertà di possedere armi), non è d’accordo con le conclusioni del Cdf. “E’ indegno che il Children’s Defense Fund usi le statistiche che riguardano le baby-gang per gonfiare i suoi dati – spiega –. Se si guarda ai morti per colpi di arma da fuoco sotto i 15 anni, ci si rende conto che quella cifra è inferiore al numero di quelli che muoiono annegati in piscina o perché sono caduti dalla bicicletta”. Pratt, che si è battuto per la rimozione della messa al bando delle armi semi-automatiche, contesta anche il fatto che il numero delle morti sia calato dal 1994 proprio per l’entrata in vigore di quel divieto: “Il tasso di omicidi era in calo già prima di quell’anno – sostiene –. Comunque i casi di morti in cui sono coinvolte queste armi sono meno dell’1 per cento del totale. E a livello pratico, dopo che l’amministrazione Bush ha lasciato cadere il divieto, non è cambiato niente. In vendita ci sono le stesse armi di prima, magari solo con un limitatore di colpi in meno”. L’unico effetto, lo ammette lo stesso Pratt, è che “i prezzi si sono abbassati”.

Alessandro Ursic

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