28/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In questi giorni le voci del dissenso birmano celebrano due anniversari di rilievo

Aung San Suu KyiUn minuto di silenzio in onore di chi è morto per la democrazia. In questi giorni le voci del dissenso birmano celebrano così due anniversari di rilievo: quello delle prime e uniche elezioni libere (27 maggio 1990) e quello dell’assalto, il 30 maggio 2003, al convoglio di Aung San Suu Kyi, loro leader e premio nobel per la pace. In entrambi i casi i militari uccisero e ferirono decine di persone, per difendere una dittatura che in Myanmar (la Birmania di un tempo) dura da mezzo secolo.

Trecento delegati, tra diplomatici e sostenitori della Lega nazionale per la democrazia (Ndl), il partito di Suu Kyi, si sono incontrati a Yangon, la capitale, giovedì 27 maggio. La pioggia cadeva violenta sui soldati schierati davanti al quartier generale dell’Ndl. Gli ufficiali dei servizi segreti scattavano foto a chiunque entrava, mentre i poliziotti e i militari dell’Esercito osservavano impassibili. Nel ’90 il partito di Suu Kyi ottenne l’80 per cento dei voti, ma il risultato elettorale non fu mai accettato dalla giunta. “Siamo stati umiliati davanti a tutto il mondo”, ha detto Aung Shew, presidente dell’Nld. “Chi nega i risultati di quelle elezioni, non vuole le riforme. In nessun altro Paese è mai accaduta una cosa simile”.

Le parole di Aung Shwe cadono come pietre. Quello dell’ex Birmania, è un conflitto sociale tra i più trascurati al mondo. A poco, finora, sembrano essere servite le sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti e le visite dei delegati delle Nazioni Unite. Suu Kyi è di nuovo agli arresti domiciliari, per la terza volta in 15 anni. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty, i prigionieri politici nelle prigioni locali sarebbero circa 1.350. Il presidente dell’Nld non vuole credere alle promesse fatte di recente dal governo. Dal 10 maggio la giunta ha riunito una Convenzione Nazionale per scrivere la Costituzione. “Un primo passo verso la democrazia nella road map che dovrà portare il Paese ad una reale e duratura democrazia’”, dice il primo ministro Khin Nyunt. Tutti gli oppositori politici, insieme ai capi dei principali gruppi etnici, la stanno boicottando, e continuano a chiedere il rilascio dei loro compagni. “La crisi politica, economica e sociale del nostro Paese può essere risolta solo istituendo un parlamento liberamente eletto dal popolo”, spiega Aung Shwe.

E’ difficile poi dire con precisione cosa accadde il 30 maggio di un anno fa. “Gli assalitori – mandati dal governo – colpirono i membri dell’Nld con aste di ferro e bastoni di bambù. Molte donne vennero picchiate. Ad alcune strapparono i vestiti”. Secondo testimoni oculari, i miliziani del Consiglio per l’unione, la pace e lo sviluppo (Spdc) – sigla dietro cui si nasconde il regime militare – uccisero 80 persone e ne ferirono altre centinaia. Molti dei sopravvissuti, tra l’altro, furono arrestati e si trovano tuttora in carcere. Alcuni di loro portano ancora i segni di quelle lesioni. Le bugie del governo non hanno limiti. L’Spdc dichiara: “Il 30 maggio morirono solo quattro persone”. Oppure: “La Costituente rappresenta i birmani anche senza la presenza dell’Nld. Hanno aderito, infatti, il 98.99 per cento degli invitati”.

Contro queste menzogne, continuano a lottare Khin Maung Kyi e Myint Tun, due ex prigionieri politici. Khin è stato in carcere dieci anni, Myint sette. I loro famigliari sono emigrati lontano, nella Baia di San Francisco. Negli ultimi quarant’anni tra i 10 e i 50mila birmani sarebbero arrivati qui, nel Nord della California alla ricerca di un futuro migliore. Il figlio di Khin, Koko, oggi 24enne, seppe dell’arresto del padre dal telegiornale della sera. La polizia lo fermò, mentre stava partecipando a una riunione con Suu Kyi. “A quel tempo avevo nove anni e credevo che i detenuti fossero tutti delle cattive persone”, racconta Koko. “Io e mia sorella abbiamo insistito affinché nostro padre lasciasse la politica per amore della famiglia. Ma lui rifiutò. Disse che non poteva venire meno al dovere di risolvere i problemi del Paese”. Nel ’98 Khin fu condannato a dieci anni di prigione “per aver diffuso informazioni false”. Amnesty l’ha definito un prigioniero di coscienza, come quel migliaio di uomini che si trovano ancora dietro le sbarre. “Alcuni vicini erano dispiaciuti per mio padre”, continua Koko. “Ma altri avevano paura persino di rivolgerci la parola”.

Adesso Koko vive con la zia e studia scienze informatiche al College. Prima che partisse per gli Stati Uniti, suo padre gli diede un biglietto con scritto: “Cerca di sopravvivere. Un giorno rivedrai la tua famiglia e avrai una vita migliore”. “Ora – aggiunge il ragazzo – posso parlare liberamente di mio padre. In Birmania le persone sull’autobus non discutono tra loro e non si guardano negli occhi. Non sorridono le une alle altre”.

Dopo il rilascio in agosto, Mynt Tun, ex leader quarantenne dell’Nld, ha già ripreso a fare politica. Nel ’90 fu eletto, ma non riuscì mai a prendere il suo posto in parlamento. Fu sequestrato dalla polizia nel ’96, mentre si trovava in un bazar. La meditazione lo ha aiutato a superare il trauma della prigionia. “Ho imparato ad oppormi al governo in un modo diverso”, dichiara oggi. Nell’ex Birmania almeno il 90 per cento della popolazione è buddista.

Il recente rapporto di Amnesty sottolinea anche le terribili violazioni dei diritti umani, a cui sono sottoposti i membri delle minoranze etniche, negli Stati Shan, Kayin, Kayah e Mon. Qui l’Esercito continua a confiscare le terre ai contadini e a spedire intere famiglie in campi di lavoro forzato. “Anche la Convenzione Nazionale rischia di trasformarsi nell’ennesima farsa di questo regime”, dichiara un portavoce dell’organizzazione. “Alle personalita’ politiche di primo piano, come Aung San Suu Kyi, è di fatto impedito di prendervi parte e molti dei partecipanti sono soggetti a continue minacce e intimidazioni. Si trovano in costante rischio di venire arrestati nel caso si discostino troppo dalle ‘linee guida’ dettate dai militari”.

Francesca Lancini


 

Categoria: Diritti
Luogo: Myanmar