19/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Durante la Costituente si fa piu' feroce la repressione della giunta

AttivistaSono giorni tristi nell’ex Birmania, dall’89 chiamata, per volere del governo, Myanmar. La repressione dei diritti fondamentali preme ogni ora di più sugli attivisti politici e su quelli umanitari. In occasione della Riunione nazionale per redigere la prima Costituzione del Paese , iniziata il 10 maggio scorso e destinata a durare per settimane o addirittura mesi, il governo ha intensificato i controlli sulle libertà d’azione ed espressione di chi considera “pericoloso per la sicurezza nazionale”. “Mentre si svolgono le riunioni plenaria o dei gruppi – ha ordinato il generale e ministro dell’Informazione birmano Kyaw Hsan - i delegati non possono muoversi da soli o insieme senza permesso e fare critiche agli altri partecipanti”. Eppure doveva essere - come dichiara la giunta - “il primo passo della road map pro democracy”, la “strada verso la democrazia” di un Paese guidato da una giunta tra le più feroci al mondo.

Alle discussioni, iniziate in pompa magna, partecipano 1076 delegati in una base militare fuori Yangon, la capitale. Mancano, però, i principali oppositori politici che hanno deciso di boicottare l’iniziativa: i membri della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) e, soprattutto, la sua presidente Aung San Suu Kyi e un altro leader del partito, U Tin Oo. Da quasi un anno sono agli arresti, dopo che, in una calda giornata di fine maggio, uomini armati dell’esercito e dei servizi segreti assalirono il convoglio che li stava portando nel nord per un comizio. Il quartiere generale dell’Nld ha potuto riaprire solo un mese fa. Ma non ci sono anche i capi delle minoranze etniche (degli Shan per esempio), gli esponenti di nazioni Unite e Comunità Europea e i diplomatici di Stati Uniti, Thailandia e Malesia. Tutti appoggiano la causa di Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza dagli inglesi Aung San e premio Nobel per la pace nel ’91. La donna, nel ’90 aveva vinto libere elezioni ma i generali al potere non le permisero mai di governare. Anzi l’hanno arrestata tre volte in 15 anni.

Nelle prigioni birmane cercano di sopravvivere decine di intellettuali, studenti, giornalisti che hanno provato a contestare le autorità. Altri, sono stati obbligati ad attraversare il confine e a trovare rifugio, in gran parte, a Mae Sot, cittadina tailandese alquanto grigia diventata ricovero e nascondiglio di tantissimi disperati. Tra loro ci sono pure donne e bambini appartenenti ai gruppi etnici, contadini a cui sono state strappate le terre, ex prigionieri politici. Come Ye Maw Htoo, 33 anni, che ha oltrepassato la frontiera due settimane fa. All’Irrawaddy, il quotidiano degli esiliati birmani in Thailandia, racconta: “Sarei stato rispedito in carcere, se mi fossi occupato di politica in questo periodo. La polizia ci sorveglia da vicino adesso che è in corso la Costituente”. Insieme a lui, negli ultimi giorni, sono arrivati a Mae Sot, almeno 14 ex prigionieri politici. Lo denuncia un’associazione locale. Ye era membro dell’Unione studenti della Federazione birmana (Abfsu) bandita dal governo. Dal 1988 a oggi è finito in prigione due volte spendendovi dieci anni della sua vita. “Vorrei continuare a fare politica – dice – ma è difficile in Birmania. Si è continuamente controllati dall’Ufficio del capo dell’intelligence militare (Ocmi). Stessa storia quella di Kyaw Thwin, anche lui rifugiato a Mae Sot. Dagli anni ’70 si batte per la democrazia. Fu messo dietro le sbarre per tre volte e faceva parte del governo eletto nel ’90 guidato da Suu Kyi.

Eppure c’è chi ha avuto il coraggio di protestare, là fuori dai cancelli invalicabili del campo militare in cui è riunita la Costituente, come Nyan Tun Linn, giovane leader dell’Unione studentesca (Absfu). Per aver distribuito un volantino di condanna, è stato condannato, il 18 maggio, a 22 anni di carcere. Così commenta l’accaduto Min Naing, portavoce dell’Absfu: “Ogni persona e ogni associazione, in questo periodo storico, ha il diritto di esprimere le proprie opinioni sul futuro della Birmania. Gli arresti di cinque persone - tra cui Linn – durante la Riunione nazionale dimostrano che il Consiglio per la pace e lo sviluppo (Spdc) – sigla con cui si nomina il governo - non vuole veramente lavorare per la democrazia”.

A nulla poi, sono serviti gli appelli per il rispetto dei diritti umani della comunità internazionale. Rizali Ismail, inviato malesiano Onu per il Myanmar, ha chiesto a Cina e India di far pressione sui leader birmani. Sempre il 18 maggio, il presidente Usa Bush ha prolungato di un anno le sanzioni sul Paese asiatico. Washington vieta gli investimenti in Birmania e ne proibisce le importazioni.

La democrazia resta una chimera. Adesso come nella precedente Costituente, durata dal ’93 al ’96, quando si approvò un principio tutt’altro che “democratico” e ancora valido che attribuisce un ruolo maggiore ai militari nel governo.

Francesca Lancini 
Categoria: Diritti
Luogo: Myanmar